Come i miei alunni di Quinta superiore al Parini di Lecco ormai sapevano, negli ultimi anni in cui sono stato Commissario o Presidente agli Esami di Maturità, prima di andare in pensione, una domanda su El Alamein era inevitabile, dato che a quella grande battaglia aveva partecipato anche mio materno zio Marcello Finelli, catturato poi dagli Inglesi ( e gli è andata bene !).
“Mancò la Fortuna , non il Valore” è un gentile eufemismo, che gli Inglesi appunto stamparono su una lapide che ancora oggi ricorda la battaglia: bene ha fatto il Ministro della Difesa Guido Crosetto a commemorarla, come ha ricordato anche il Sindaco di Casargo Antonio Pasquini.
Si potrebbe però dire, più prosaicamente, che se certamente non mancò il valore mancò però la benzina, soprattutto per gli esausti e ormai pochi carri armati che Rommel poteva mettere in campo.
Ma andiamo con ordine: la battaglia di El Alamein, uno sperduto villaggetto nel centro del deserto egiziano, a pochi chilometri da Alessandria, si svolse in due fasi. La prima agli inizi di Luglio 1942, quando vi giunse un po’ stremata l’armata italo tedesca, guidata da Rommel , e dal Generale Gariboldi (che nessuno ricorda) per quanto riguarda gli Italiani, subordinati alla Africa Korps. In questa prima fase, Rommel sostanzialmente esaurì quell’incredibile controffensiva che lo aveva portato da Tobruk, in Libia, fino al centro dell’Egitto.
Mentre ad Alessandria, come ha ricordato una volta il giornalista Paolo Mieli, una numerosa comunità ebraica guardava alla battaglia con il fiato sospeso (a El Alamein era già arrivata un battaglione delle SS pronta entrare in azione per deportare in Germania gli Ebrei egiziani) Rommel venne fermato sul fronte dall’8ª Armata britannica al comando di Claude Auchinleck, poi sostituito da Montgomery per la sua condotta troppo prudente.
Rommel però aveva commesso un grosso errore strategico, di cui i generali italiani lo avevano inutilmente avvisato: per velocizzare la sua avanzata, nella convinzione che sarebbe stata vittoriosa, abbandonò l’ipotesi di conquistare Malta, che per mesi era stata duramente bombardata anche dagli aerei italiani, e che era diventata la sede della “Mediterranean Fleet“, la flotta inglese del Mediterraneo.
Malta così divenne una spina nel fianco, che impedì regolari rifornimenti di mezzi, benzina, viveri e soldati, dai porti italiani alla Libia (molti i convogli italiani affondati).
Un errore pagato a carissimo prezzo: truppe italiane e truppe inglesi rimasero ferme le une davanti agli altri per quasi tre mesi: la battaglia riprese tra il 23 ottobre e il 4 novembre, dopo che le truppe inglesi si erano molto rafforzate e meglio armate, a differenza di quelle italo tedesche sempre più stanche e demoralizzate.
Come noto la battaglia fu terribile: 17.000 morti da parte italiana, 13.500 britannici e 9.000 Tedeschi.
L'”Ariete” e la Folgore si batterono con grande coraggio, ma i loro armamenti erano troppo inferiori rispetto a quelli inglesi: la battaglia era segnata, e la guerra d’Africa si concluse in Tunisia nel Febbraio del 1943 con la resa definitiva di Rommel e la cattura di quasi tutto ciò che restava dell’Africa Korps (tra i cui soldati c’era anche Horst Tappert, il futuro “Commissario Derrick ” di una nota serie televisiva degli anni Settanta).
Dire che mancò la “Fortuna” era quindi un gentile eufemismo da parte degli Inglesi: quello che mancò fu invece la programmazione, l’organizzazione, la logistica, tutto ciò che la retorica fascista si era dimenticata, pensando che le guerre si vincessero solo con le belle parole e gli inutili proclami di Mussolini (il quale mentre i ragazzi italiani morivano sul fronte si stava comprando la terza villa a Riccione, pensando alle sue vacanze !).
Comunque è giusto tributare sempre Onore ai caduti di El Alamein anche se, non certo per colpa loro, caduti dalla parte sbagliata della Storia !
ENRICO BARONCELLI


