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Un bambino di secoli fa che torna a raccontarci la sua storia. E con lui, un intero passato riemerge dalla terra di Tresivio, in Valtellina.

Durante lo scavo archeologico che @UniBg conduce in regime di concessione ministeriale in Valtellina, è stato ritrovato lo scheletro di un bambino vissuto circa 1.000 anni fa. Un ritrovamento eccezionale, che sarà studiato grazie al lavoro congiunto di diverse istituzioni.

🔬 In prima linea anche l’Università degli Studi di Bergamo, che con gli scavi archeologici condotti dal docente di archeologia medievale prof. Federico Zoni in collaborazione con il prof. Riccardo Rao, storico medievista, punta alla ricostruzione del contesto storico-sociale del ritrovamento. Un lavoro multidisciplinare che unisce archeologia, storia, antropologia e scienze forensi.

🧠 insieme al team di #UniBg lavorerà anche il team guidato da Cristina Cattaneo (Università di Milano) che studierà le ossa per ricostruire l’identità, le condizioni di vita e — forse — la causa della morte.

🔥 Le fondamenta del sito sono riemerse quasi per caso, dopo un incendio che ha riportato alla luce un antico muro e diverse stratificazioni. «Sapevamo che c’era qualcosa — ma non immaginavamo una tale ricchezza— spiega Federico Zoni, archeologo UniBg che sta coordinando l’intervento nell’ambito del progetto europeo Interreg «ArcheoAlps. Archeologia alpina. Luoghi, presenze, strategie.», mirato al rafforzamento del ruolo della cultura e del turismo sostenibile. ».

📜 Monete, dadi, ceramiche, un coltello con impugnatura in osso: i reperti raccontano oltre 1.000 anni di storia, dal tardo antico al medioevo, e rivelano i legami tra Tresivio e l’Italia padana.

📆 Il 18 agosto riparte la nuova campagna di scavi, coordinata da UniBg nell’ambito del progetto Archeo.Alps: cultura, ricerca e turismo sostenibile per dare nuova vita alla memoria del territorio.

📍 Capire chi eravamo per comprendere chi siamo.

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