“Ho ascoltato il discorso di Trump alle Nazioni Unite.
Ad un certo punto sembrava irreale, qualcosa che non avrei nemmeno pensato potesse mai succedere.
Ho visto gli sguardi di chi ascoltava.
Fra l’altro ad un certo punto il gobbo di Trump non ha più funzionato. E’ andato a braccio.
A quel punto ha messo in imbarazzo gli Stati Uniti, la storia, la civiltà, il progresso, il mondo intero.
Di fronte ai leader mondiali, ha poi letto un discorso insensato, in cui ha affermato di aver incassato la cifra impossibile di 17 trilioni di dollari e di aver posto fine all’inflazione.
Si è lamentato di non aver ricevuto il premio Nobel per la pace, pochi istanti prima di vantarsi di aver ucciso persone su imbarcazioni in acque internazionali senza un giusto processo.
C’era un silenzio di tomba.
E poi: “Penso a Londra, dove c’è un sindaco terribile… Ora vogliono passare alla legge della Sharia.” Questo è completamente falso. Il sindaco di Londra Sadiq Khan è politicamente moderato e non ha mai chiesto l’introduzione della Sharia. Questa è propaganda islamofoba e bigottismo.
Sono bugie. Bugie che un bambino può verificare.
Poi dopo che si è lamentato del suo gobbo rotto, dei pavimenti in marmo, di essere rimasto bloccato su una scala mobile ha detto una serie di cose che si possono riassumere brevemente così:
1. Tutti i vostri paesi fanno cagare.
2. Nessuno di voi sa cosa sta facendo.
3. Gli Stati Uniti sono migliori in tutto.
4. Ho ragione su tutto.
5. Dovreste ascoltarmi e fare quello che dico.
6. Datemi tanti premi.
“I’m really good at this stuff. Your countries are going to hell.”
“Sono davvero bravo in queste cose. I vostri Paesi andranno all’inferno”.
Uno dei momenti più imbarazzanti e umilianti della storia americana.
E come se non bastasse si è presentato lì, all’ONU, mentre New York è allagata, il Texas è in fiamme e la California brucia, e ha definito il cambiamento climatico una bufala.
Questa non è solo ignoranza.
È malafede su scala planetaria.
La storia non chiederà cosa ha detto.
Chiederà perché nessuno gli ha spento il microfono.”
(Bruno Pagnanelli)
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