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All’Unitre Valsassina in Comunità Montana il 1 ottobre 2025. Elio Spada, con la profondità di sempre, ha presentato la poesia di Maria Luigia Longo: spazio – tempo – vuoto sono i contenitori del respiro poetico di Gigia, il vuoto è contenuto nello spazio e il tempo scandisce il ritmo sempre uguale che rassicura e offre una garanzia di senso. Un po’ come sgranare le Avemarie di un rosario, i grani scorrono tra le dita in infinite concatenazioni di istanti sospesi nell’in-coscienza.

“In libreria, un amico dopo la presentazione. – Ma perché non hai scritto un romanzo? Cioè perché non hai scritto una storia e basta. – A parte che un romanzo non ha una sola storia e basta; però avevo bisogno di microstorie. – Cioè? – …io vengo dalla poesia, dall’aforistica. Dal bianco di pagina. Dal non detto…..ho bisogno di storie e di persone dentro le storie. Non solo di me…le micronarrazioni sono una carrellata di relazioni tra me e il mondo, così come lo so sostenere, così come non mi fa male…” Micronarrazioni, Maria Luigia Longo.

Col fischietto del ricordo, le voci di dentro alterate s’acquietano ascoltando il rumore del bello che è stato…in questo modo il tempo si muove nel vuoto e nello stesso istante il vuoto riempie lo spazio di casa del prima e del dopo.

“Ho vissuto

in un posto

dove il vento

accarezza le

spighe secche e dorate…

…spesso

ancor’oggi

la tenerezza

ha il suono

dello scricchiolio

degli steli mossi.

Ed è in quegl’echi sfumati

che le voci di dentro

s’acquietano un poco. Paesaggi di tempo, Maria Luigia Longo

Maria Luigia Longo è nata a Stigliano, in provincia di Matera (Basilicata) nel 1975, ma vive a Lecco e lavora come insegnante di Lettere presso il Liceo Artistico Medardo Rosso.

Pluripremiata per le sue poesie e i suoi racconti, la prof poetessa ha iniziato la sua arte poetica con la pubblicazione di ‘Stati d’animo quello che resta’ nel 1994, e nel 2010 ha reso omaggio al poeta Andrea Zanzotto con una poesia impreziosita dall’acquerello di Giovanni De Lazzari.

La poetessa Longo descrive nella sua tesi di laurea in Lettere Moderne la lirica di Zanzotto, uno dei maestri più significativi e ispiratori della sua musa come: “Alto, altro linguaggio la poesia di Andrea Zanzotto…un mormorio contraddittorio appena al di sopra del nulla, ma prepotente come la sillabazione di un tutto”.

La poetessa nel ‘discorrere tra noi’: “certi percorsi sono circolari e alla fine si torna sempre un po’ al punto di partenza, come i sassi lanciati ad arte sulla superficie del mare: si propagano”. Le sue parole descrivono i cerchi delle relazioni umane fatti di persone, voci, sguardi, forti abbracci…in positivi aneliti: “schiudi gli occhi/ a un nuovo giorno/ e un canto nuovo/ha inizio…il solfeggio silente/dello spirito/serpeggia su/sentieri/dove sovente/s’inerpica/e da solo/sta./In attesa./ E giace.”.

Mattina, M.L.Longo.

Delicatamente la prof Longo prende per mano le persone e le conduce ad ammirare il bello, il pulito, il semplicemente vero.

“Rughe perenni/i calanchi/raccolgono l’intervallo di tempo/fra il dire e il fare/e tu/in quello spazio immoto ancora/muovi./Lo scempio di altri paesaggi/qui/non fa eco,/non stride, non urla/tutto tace/e s’accartoccia a cielo aperto./L’unica cosa che rimane/è lo sterco del pensiero che/s’immalinconisce.” Ora seconda. Dialogo col paesaggio, M.L.Longo.

E’ una sera come tante, Gigia è solita guardare dalla finestra. Si tranquillizza nel vedere le luci degli appartamenti del condominio di fronte accendersi e spegnersi alla stessa ora, ma questa volta qualcosa si è rotto nel sistema binario di accensione e spegnimento delle luci: una luce non si è spenta, è successo qualcosa…L’imprevisto rompe quell’universo binario.

“La sera non è sera se non sono accese tutte le luci delle case di fronte. Il condominio di mattoni rossi con i balconi in cemento grigio è il più alto di tutti; l’ultimo a spegnersi. Si accende prima la finestra centrale dell’ultimo piano, poi quella di destra del secondo, poi rincasa la ragazza dell’appartamento centrale del primo e accende. Infine, l’uomo dell’appartamento di sinistra del secondo piano: accende dopo un attimo. Terzo, secondo, primo, secondo. Alle dieci formano un rombo illuminato. Si spengono in ordine sparso. A volte fanno le ore piccole. Quando si spengono tutte le luci vado a letto anch’io. Ieri per tutta la notte è rimasta accesa la finestra del primo piano: qualcosa è accaduto.” Di là, M.L.Longo.

La prosa si fa poesia in un miscuglio di istanti di luce – buio – quiete, ma qualcosa in quel ciclo quotidiano allarma: è l’inaspettato che fa traballare le certezze, anche le più piccole. E non si dorme, e si sta male…

“…che poi ci sono entrata anch’io

nella cruna del mondo che sento

sempre troppo

vuoto

con il filo dei lacerti di parole

di quelle giornate troppo sole

nell’unico modo che so sostenere:

guardo di sguincio la vita

a lato

che a questa distanza

pare il senso del giorno

che ha solo il presente

né un prima né un poi

e vive di ora” M.L. Longo

Echi di pensieri comuni, parole, passi, emozioni, una donna che gira in cerca perenne della luce.

MARIA FRANCESCA MAGNI

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