Body = corpo, shaming = far vergognare
“Guarda quella cicciabomba!” una vocetta che ride passa le fessure tra le scatole dei biscotti nei supermercati “le trasborda il grasso dalla cintola”. Sul lungolago: “hai visto che anoressica? Ha le ossa delle spalle che spuntano dalla pelle, e vuole stare in canottiera per giunta!”. Sono parecchie le derisioni in pubblico e in privato: che naso, hai la testa come una palla da bowling, i tuoi piedi sono come le pinne di una foca, le tue mani sono due pagnotte, che brutti capelli…e via di questo passo. Parole che tagliano vite e speranze, annientano la gioia e invadono l’intimità della sacralità del corpo fino a distruggerla.
In nome di cosa? Della verità, giustificano chi le pronuncia, dei modelli sociali di cui è necessario essere facsimili. Perchè? Chi lo stabilisce? Eppure non c’è ragazzina o ragazzino che non venga preso di mira a scuola se non rispetta le bozze d’uomo disegnate ad arte dalla civiltà moderna.
Il primo giorno di scuola, in una scuola del circondario di Lecco, si è avvicinata una mamma di un bambino che deve affrontare quest’anno la prima media, piangeva. Mi ha sussurrato tra i singhiozzi: “ho visto che mio figlio si è avvicinato a…stanno parlando…forse c’è una speranza. Per tutti i 5 anni delle elementari mio figlio ha vissuto un calvario, deriso continuamente…si è sentito sbagliato, stupido, inutile. Odia la scuola…non voleva venire stamattina, gli ho promesso che quest’anno sarà diverso. Lo spero tanto”.
Dalle strade, dalla televisione, sui social e…in casa arrivano parole taglienti che feriscono e che provengono anche dai genitori nei confronti dei loro figli. Vergogna!
Una vergognosa realtà riportata dalla cronaca di questi giorni riguarda un papà italiano che alla propria figlia ha detto: “mi fai schifo…e poi l’ha picchiata”. Come mai in questo caso chi conta non ha invocato la ‘pseudogenitorialità?’. Questi atti di inciviltà possono uccidere un adolescente, maschio o femmina, soprattutto se proviene dal proprio papà o dalla propria mamma, per non parlare dei parenti…
Denigrare e ridicolizzare una persona per il suo aspetto fisico è una violenza gravissima che compromette la crescita e l’evoluzione positiva dell’essere umano.
Per sensibilizzare i cittadini italiani sulla gravità del dileggio del corpo, il Senato ha approvato il Disegno di Legge che riconosce il 16 maggio di ogni anno a partire dal 2026 quale Giornata nazionale contro la denigrazione dell’aspetto fisico delle persone, il cosiddetto body shaming. Il colore simbolo della Giornata sarà il fucsia.
Un fisico non può essere certificato ‘non conforme’ come si fa coi prodotti che non passano il collaudo…per chi ha fede il collaudo è un atto di Dio, non dell’uomo, per chi è in buona fede ogni ‘certificazione di conformità’ del corpo è un’abominevole scelta culturale.
Ma in che mondo siamo finiti?
Pete Hegseth, capo del Dipartimento alla Guerra (fino a poco tempo fa Difesa) ai Vertici Militari USA in Virginia, convocati da ogni angolo del Paese nella base dei Marines a Quantico: siate guerrieri; prepariamoci alla guerra: la pace si ottiene attraverso la guerra, senza però esporre dati, tattiche, o strategie militari; è necessario distruggere il politicamente corretto e la politica woke; occorre liberarci dalla cultura delle pari opportunità. In pratica una vetrina di potere superiore, un raduno di forza che ha coinvolto migliaia di soldati in alta uniforme con le stellette, puntuali alla chiamata, tutti in perfetto silenzio.
Per finire, i generali sono stati accusati di essere obesi: “è una brutta immagine vedere generali e ammiragli grassi nelle stanze del Pentagono”.
Forse Hegseth non si è accorto che in sala era presente anche il Presidente Donald Trump.
A che punto siamo arrivati…
MARIA FRANCESCA MAGNI
