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La marcia su Roma a cura di Enrico Baroncelli all’Unitre Valsassina il 22 ottobre 2025 a Villa Migliavacca di Introbio

Che cosa è il fascismo? Perchè si è sviluppato e sparso come il nero di una seppia tra i chicchi di riso?

Il fascismo è un tubo vuoto in cui si butta dentro di tutto e di più” la risposta lapidaria di Luigi Pirandello.

Tutti i governi autoritari sono fascisti? Sì, magari con sfaccettature diverse. Li accomuna la violenza, l’esibizione della forza, la relatività e l’incoerenza: lo squadrista fascista è contrario alla politica parlamentare ed è poco incline a discorrere pacatamente di cose di credo opposte.

Il fascismo è nato in totale assenza di un’ideologia, ma la mitologia del fascismo inventata da D’Annunzio ha occupato con enfasi il vuoto dell’idea fascista.

Me ne frego”, “la violenza è una dura necessità alla quale ci sottoponiamo”, slogan fascisti dell’epoca scritti sui muri delle città.

Al Congresso a Verona nel 1944 del Partito Fascista Repubblicano (Repubblica di Salò) costituito dalla moltitudine della gioventù italiana, il duce proclamò con fierezza il programma fascista con queste parole: siamo più a sinistra dei comunisti di estrema sinistra e poi la sua voce marcata nel tono nei punti più incisivi, e trasmessa via radio, raggiunse tutte le famiglie d’Italia.
Un documentario della Rai immortala i fatti recuperando foto, video e discorsi.

…Non c’è più bisogno della lotta di classe perché operai e imprenditori devono dialogare all’interno delle fabbriche senza scioperi e sindacati promuovendo il corporativismo. Partendo dal presupposto della razza: le persone devono essere cernite in razze, anche per la loro classe sociale; espropriazione della ricchezza; obbligo di lavorare la terra e di costruire case coloniche; abolizione del Senato; 8 ore di lavoro; sabato fascista; età elettorale a 18 anni; incentivare il nazionalismo e lo spirito ardito nella popolazione; abolizione delle mense vescovili; scuola fino alla quinta elementare per formare una fede fascista forte nei futuri cittadini.

Il prof. Baroncelli mostra la pagella della sua mamma di quinta elementare che riporta la materia: ‘cultura fascista’ con tanto di voto, oltre a ortografia, geografia, canto, storia romana, no storia greca perché troppo democratica…lavori donneschi.

…Pioveva il 28 ottobre 1922 a Milano. L’autunno si squagliava in mille rivoli resi lucidi dai lampioni. Non voleva venire giorno. All’alba, squadristi fascisti armati erano appollaiati sui tetti in Via Lovanio dove aveva sede la redazione del Popolo d’Italia e in Via San Marco attorno alla Casa del Fascio.

Le guardie del Re d’Italia avevano circondato i fascisti che, per contro, costruirono barricate con sacchi di sabbia e bobine di carta. Alcuni studiosi sostengono fossero presenti diversi gerarchi, compreso Mussolini che partì col treno da Milano la notte del 29 alla volta di Roma per cambiare un’Italia arrabbiata e affamata uscita malamente dalla Grande guerra, peraltro un’inutile grande guerra che sterminò oltre 600 mila vite di giovani che nelle trincee, coi piedi congelati, cantavano alla Patria, alla mamma, a Dio…

Il no alla guerra , ancora all’inizio del 1915, fu sostenuto dal Parlamento e da molti intellettuali liberali, socialisti, cattolici, compreso il Papa che si autodefinì ‘ostacolo inutile dei belligeranti’. La Prima guerra mondiale fu voluta essenzialmente dall’ambizione dei Savoia, monarchi di un piccolo regno, furbescamente incrementata da astuti faccendieri emergenti in cerca di ricchezze e prestigio, che mirarono a inculcare nel sogno della povera gente il regno di Fantasia che tradotto significa: pane, amore e fantasia della famosa pellicola, senza ghelli e senza futuro, ma uniti nella menzogna. Si poteva sicuramente risolvere in altro modo la questione dei territori, ma gli interventisti sventolarono la bandiera della guerra. D’Annunzio azzardò l’occupazione di Fiume…

E così Mussolini, socialista massimalista per eccellenza, dopo la guerra, rozzo e senza regno, credette che mostrare la forza fisica al popolino potesse bastare per ottenerne il plauso e appropriarsi dell’Italia. E ahimè, per 20 anni ci azzeccò, con il supporto della borghesia impaurita dalla rivoluzione russa del 1917.

Il rapporto del 1903 del Maresciallo dei Carabinieri che acciuffò Benito Mussolini sul confine svizzero per condotta belligerante riporta scritto: “personaggio ambizioso e pericoloso…va tenuto d’occhio…”.

La marcia su Roma nella sostanza fu una marcia armata di schioppi da caccia malmessi organizzata dal Partito Nazionale Fascista. “Non mi sembrava una marcia militare, bensì una marcia di cacciatori” disse lo scrittore Alberto Moravia.

La marcia fu una sorta di pressione politica violenta che indusse il Re a non firmare lo stato d’assedio proposto dal Governo Facta. Il 28 ottobre 1922 migliaia di fascisti con fucili e coltelli si diressero verso Roma con l’intento di spaventare, e forse anche occupare, le Istituzioni italiane. Il Re Vittorio Emanuele III tergiversò, temeva una guerra civile. Infine il 30 ottobre 2022 il sovrano d’Italia inviò un telegramma a Mussolini e lo incaricò di formare in pratica il governo fascista.

Il 31 ottobre un lungo corteo nero entrò nei vicoli romani col braccio alzato per festeggiare la vittoria: con una frappa carnevalesca il Parlamento italiano divenne Camera dei fasci e delle corporazioni e la dittatura fascista imperò.

Alla marcia parteciparono baldi giovinotti in camicia nera, il fez, e i pantaloni alla zuava, raccolti da Mussolini dopo la Grande guerra, scontenti, poveri, senza lavoro e prospettive, disorientati. Una massa politica enorme con tanti anni davanti che contava numerosi ex soldati…inoltre circolavano molte armi non riconsegnate all’esercito. Un’opportunità unica per l’ambizioso Mussolini, non poteva lasciarsela scappare per accedere al potere…

Ancora oggi qualche nostalgico rivendica la marcia su Roma come la ‘rivoluzione fascista’: gioventù magnifica, affamata e assetata, Roma o morte è il loro grido.

La marcia fu paventata e vociferata ai primi di agosto del 1922 e ciò allertò i giornali liberali.

“Ora noi non vogliamo ammettere neppure per un momento che le voci correnti possano corrispondere a reali propositi e che propositi di tal genere possano trovare il consenso di coloro che hanno la responsabilità del movimento fascista. Oggi, i fascisti hanno ragione di credersi sorretti dalla pubblica opinione; hanno probabilmente ragione di credere che la loro rappresentanza parlamentare è assai inferiore al consenso che essi riscuotono nel Paese. Appunto per ciò essi non hanno nessun interesse ad imporre agli altri le loro opinioni coll’ordine secco e perentorio, colla facile arma della dittatura. Attraverso alla discussione ed alle vie legali essi possono ottenere tutto.” Corriera della Sera, direttore Luigi Albertini.

Margherita Grassini, sposata con Cesare Sarfatti un militante socialista di cui ne assunse il cognome, ebrea, di famiglia altolocata, critica d’arte, fu una fervente sostenitrice del fascismo.

Nel 1912 Margherita incontrò Mussolini, dirigente del Partito socialista italiano e in procinto di diventare direttore dell’Avanti, e ne divenne l’amante. Nel 1918 la donna entrò a far parte della redazione de Il Popolo d’Italia, il giornale fondato dal futuro dittatore Benito Mussolini.

Le anime del socialismo in quegli anni turbolenti erano in subbuglio: da una parte Mussolini socialista che mirava a ribaltare le classi sociali e puntava a una rivoluzione proletaria, dall’altra Filippo Turati che apparteneva a un socialismo moderato, in minoranza. Mussolini fu espulso dal Partito socialista perché interventista ed estremista…

A quel punto Benito Mussolini tenne la prima riunione del movimento fascista dietro la biblioteca ambrosiana di piazza San Sepolcro alla presenza di 100 militanti, che con gli anni sono diventati milioni.

Il progetto della Sarfatti era quello di creare e promuovere l’arte fascista.

Adorava Mussolini, lo finanziava, ne lodava il pensiero fascista nei salotti buoni con Marinetti, Toscanini, Dino Grandi…, e lo spronò a marciare su Roma.

Ma nel 1932 Mussolini non la volle più. La umiliò con disprezzo, come del resto umiliò sua moglie e tutte le sue amanti.

Margherita, perseguitata dalle leggi razziali volute del suo amato, volò negli USA dove venne accolta ufficialmente alla Casa Bianca come la moglie di un Capo di Stato.

…il procedere di non ritorno portò all’estinzione dello Stato liberale.

MARIA FRANCESCA MAGNI

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