Dal 10 novembre al 21 novembre 2025 a Belém, nel Parà brasiliano, è in atto la trentesima Conferenza delle Parti COP30 delle Nazioni Unite con 50mila delegati per impedire la fine della cooperazione globale sul clima, sempre più irrequieto, sempre più catastrofico…e disseminatore di morte.
Dieci anni fa a Parigi il mondo si impegnava a contenere il riscaldamento climatico entro 1,5 gradi: obiettivo mancato dicono i dati del report Global Carbon Project che per giunta prevede un record di emissioni CO2 da combustibili fossili proprio quest’anno pari a 38,1 miliardi di tonnellate.
Non c’è accordo sulla riduzione dei gas serra e sul finanziamento per i Paesi più poveri. Solo 113 nazioni su 200 presenti hanno annunciato i loro obiettivi climatici nazionali NDC, l’assenza della voce di tutti sul tema lascia trasparire indifferenza, incuranza, delusione.
“Alla COP30 vogliamo mandare un segnale chiaro e unitario: la transizione verde globale non si ferma…” a dirlo è Gelsomina Vigliotti la Vicepresidente della BEI, la Banca europea per gli investimenti “…è il momento di passare all’attuazione, rafforzando la resilienza e l’adattamento ai cambiamenti climatici, in particolare nei Paesi più vulnerabili..per questo la Bei, come membro della famiglia delle Banche multilaterali di sviluppo, lavorerà con la Commissione europea e i partner internazionali per sostenere i nuovi obiettivi di finanziamento climatico e promuovere una transizione pulita, equa e inclusiva. Investire nella produzione di energia rinnovabile oggi è la scelta più intelligente”.
Il rapporto italiano ‘Le aziende italiane e la tutela del capitale naturale per contrastare il cambiamento climatico’ promosso da Global Compact Network Italia in collaborazione con The European House-Ambrosetti, l’Università Cà Foscari Venezia e Edison Spa, specifica che il 78% delle aziende italiane è consapevole che proteggere la natura rafforza la resilienza della propria attività economica, ma solo il 42% delle imprese monitora gli impatti della produzione su biodiversità ed ecosistemi. In pratica la problematica non rientra nelle priorità delle strategie di business, se non dettate dalla necessità di gestire i rischi.
…fuori dai palazzi, lontani dalla retorica, nello specchio d’acqua che riflette le luci della città, una flottiglia di 200 barche composta da piroghe e piccole lance con in testa l’Imperatriz dei capi indigeni, coloro che vengono cancellati con una X dagli affari dei potenti e dei potentucci, ha sfilato per denunciare lo sfruttamento dei fiumi amazzonici e l’impatto dell’agricoltura intensiva che devasta, non rispetta e distrugge la foresta.
Il Vertice dei Popoli Indigeni si sta svolgendo in parallelo alla COP30.
“Mostrare la forza dei popoli, e proporre alternative sostenibili come l’agroecologia” ha dichiarato Pedro Charbel di Alleanza Basta Soia.
Danze rituali, canti antichi in lingua nativa, dicono no ai progetti per trasformare il Brasile in una grande tenuta per coltivare la soia e chiedono: per volere di quale padrone? Al soldo di chi ci fate questo?
520 milioni di bambini abitano a meno di 5 km da installazioni di combustibili fossili che distruggono ecosistemi insostituibili e compromettono diritti umani, e 2 miliardi di persone, un quarto della popolazione mondiale, sono esposte a gravi rischi ambientali e sanitari, è ciò che emerge dal rapporto di Amnesty International.
Il Presidente americano Trump ritiene che non esiste il problema climatico, peraltro una visione sostenuta da diversi leader politici, e per la prima volta nella storia delle Conferenze sul clima, gli USA non hanno inviato una delegazione ufficiale alla COP30.
Sminuire, è una sofisticata arte comunicativa che annienta persone e idee.
400 organizzazioni scientifiche tra cui: Climate Action Network International, Client Earth e Global Disinformation Index, WWF, fanno appello contro la disinformazione climatica che ha diffuso notizie false, contenuti manipolati per minare la fiducia pubblica, per ostacolare l’adozione di politiche efficaci e per rallentare la transizione energetica. La disinformazione avviene tramite la creazione di “una percezione artificiale di divisione e apatia” attraverso lo screditamento delle soluzioni basate sulle energie rinnovabili.
Il progetto della Petrobras che intende estrarre petrolio al largo della foce del Rio delle Amazzoni viene criticato da Raoni Metuktire, l’anziano leader indigeno di 93 anni: “questi progetti distruggono fiumi e terre e continuano ad avanzare…voi, non indigeni, forse avreste dovuto ascoltare e pensare ai vostri figli, pensare ai vostri nipoti, affinché la foresta potesse vivere e contribuire alla vita delle nuove generazioni”.
…e sono in tanti gli indigeni, uniti negli intenti, che gridano sotto le mura della roccaforte degli uomini del denaro: la nostra terra non è in vendita, giù le mani!
MARIA FRANCESCA MAGNI
