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Six-Seven’ sembra un vocalizzo più che un vocabolo, eppure questo termine senza senso viene usato da milioni di giovani sui social, nelle scuole, nello sport, in famiglia, sulle strade del mondo, ma nessuno è in grado di spiegare cosa significhi.

Il fenomeno rappresenta bene il deterioramento mentale di nostri ragazzi dovuto al consumo quotidiano di contenuti banali e surreali distribuiti in Via della Mensa delle Scatole Vuote.

Secondo l’Oxford Dictionary, six-seven è la parola dell’anno 2025, specificando che la caratteristica più distintiva di 6-7 è che è impossibile definirla, pur essendo onnipresente e priva di senso.

Un anno di carestia umana e intellettuale: i leader dei popoli non sono in grado di essere leader, eppure i popoli li eleggono, un paradosso che a pensarci non trova giustificazioni credibili perché si basa su una logica che non ha un capo e né una coda…sans sens, che vuol dire niente, e per chi frequenta i social significa un ‘bel niente’.

Le persone non hanno più desiderio né voglia di fare un ragionamento, di pensare, di sperare, di seguire una morale, di impegnarsi per qualcuno o per qualcosa se non per lavare i calzini sporchi al dio denaro, quindi essere disposti a fare qualunque cosa per i soldi.

Di conseguenza relazioni reali, sentimenti, emozioni, umanità, riguardo, discrezione, rispetto, pudore, e intelligenza si appendono al pino di Natale come palline colorate tanto per far vedere che ci sono: belle e lustre, ma che non valgono più per il prossimo Natale…così se ne compreranno di nuove per mostrare alla povera gente che tutto è cambiato, e la finta storia della bontà si ripeterà ancora…nei secoli a venire.

Six-seven, il meme che ha ottenuto anche una pagina Wikipedia, recentemente è stato oggetto di studio e di osservazione.

I numeri sei e sette in inglese vengono scarabocchiati dagli studenti sui banchi, sulle mani, ‘six-seven’: gridato per disturbare la lezione o per ottenere una reazione dai compagni di classe…

Addirittura la serie animata di South Park ha dedicato la trama di un episodio a una setta di ragazzini che venerano il ‘6-7’; online calciatori, giocatori di pallacanestro, e altri sportivi famosi lo citano per esultare. I videogiochi Clash Royale e OverWatch 2 hanno introdotto un gesto associato a six-seven nel gioco, e varie imprese hanno inserito riferimenti al ‘67’ nella loro strategia di comunicazione.

Washington Post e New York Times hanno promosso un’inchiesta tra i giovanissimi per comprendere questo tormentone, ma la risposta ha confermato che ‘six-seven’ vuol dire nulla.

Il giornalista Jeff Ihaza fa risalire l’origine del fenomeno alla pubblicazione della canzone ‘Doot doot’ del rapper Skrilla di Philadelphia circolata velocemente su TikTok e Instagram che nel ritornello cantilena i numeri 6 e 7 senza un senso preciso…da lì six-seven è stato completamente decontestualizzato. A volte 6-7 pronunciato viene sostenuto con le mani che si muovono come una bilancia.

Sarà una battuta condivisa che fa ridere perché confonde gli adulti? Contribuirà a creare un senso di complicità tra chi la capisce? O è una cosa da tonti, o falsi tonti che inducono gli altri ad esserlo, sul filo del: mal comune mezzo gaudio?

Di sicuro six-seven provoca sconcerto sociale e divide spudoratamente i bambini dai loro genitori e dai loro insegnanti: adulti impossibilitati a interagire perché il ‘67’ crea un mondo a sé tra i giovani, apparentemente senza un perché. La comunità, che a dirla tutta vuole essere lasciata in pace dai mocciosi che non si accontentano della felpa, della paghetta, della racchetta nuova…è responsabile del non senso dilagante? Cosa pretendono questi ragazzi? Gli impegni per mamma e papà sono tantissimi, e, lo ripeto, i genitori oggi fanno fatica a educare i figli, hanno bisogno di aiuto.

C’è da augurarsi che nasca un altro San Giovanni Bosco. I nostri amati giovani sono in serio pericolo: costituiscono la manovalanza degli imperatori contemporanei che con mossa subdola arroccano il re sacrificando tutte le pedine diffondendo all’unisono una ‘lunga sonora beata risata’.

Non senso: il linguaggio della cultura spicciola, volgare, costituita da slang sfacciati che ci rende sempre più ignoranti e dipendenti, ma felici…forse.

MARIA FRANCESCA MAGNI

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