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Loro saltellano, il Paese affonda. E non è un facile slogan con cui ribattere al ridicolo spettacolo con cui Giorgia Meloni – che essendo la (pardon, il…) Presidente del Consiglio, dovrebbe aver altro da fare – ha fuso il comizio di piazza, la chiacchiera da bar e il coro da stadio. È purtroppo la descrizione di un fatto, peraltro ben sintetizzato da Pier Luigi Bersani quando ha spiegato che, per crescita, fino al 2022 l’Italia era sopra la media dell’Eurozona mentre adesso – dopo tre anni di “cura Meloni” – siamo scivolati al diciottesimo posto e nel 2026 saremo ultimi. Semplice, no? Sono numeri che dovrebbero fermare i salti e zittire gli strilli, e invece a destra meno ragioni hanno e più rumore fanno.

Non è decisamente il nostro modo di fare politica, e alla manovra del Governo Meloni, che una volta di più ignora il sostegno agli investimenti e non affronta né i nodi della crescita né la lotta alle disuguaglianze, abbiamo risposto presentando, per la prima volta come opposizioni unite, un “pacchetto” di sedici emendamenti chiari e definiti. Come ha spiegato il nostro Responsabile nazionale Economia Antonio Misiani, sono tutti focalizzati su questioni decisive: dare più forza al Servizio Sanitario, scongiurare l’aumento della pressione fiscale dovuta all’inflazione, introdurre (finalmente!) il salario minimo, prorogare Opzione Donna, scongiurare i tagli alla Scuola, intervenire sul fisco (in particolare sull’IRPEF) garantendone equità e progressività. Ora a chiarezza le destre rispondano con chiarezza, non a chiacchiere ma nel merito.

Anche perché qui si parla di uguaglianza e lavoro! Solo per fare un esempio: sapete che da un paio di giorni le donne italiane lavorano gratis? Sì, il divario retributivo tra donne e uomini in Italia è tra i più elevati d’Europa (un incredibile 30% di differenza su base annua) e tradotto significa quasi 8mila euro che “lei” prende in meno rispetto a “lui”. È il doppio della media europea, come se da qui a fine anno le donne lavorassero gratis, a marcare una differenza che poi dal reddito si allarga alla carriera, alla pensione, e più in generale agli spazi di libertà e di autonomia. Il fatto è che servirebbero investimenti per colmare questo ampio fossato, ma la manovra del Governo di destra e Lega non ci getta dentro nemmeno una manciata di terra, quasi che le donne non abbiano nella società altro compito che il prendersi cura. Eppure la parità è un tema concreto, non un’astrazione, ma è certo che se poi il Governo non fa nulla, allora il divario economico, sociale e – più ancora! – culturale rimane intatto. 

E in Lombardia? Non va certo meglio: i lombardi pagano oggi più tasse, e negli ultimi dieci anni l’aumento è stato costante tanto che senza il PNRR (ma ci si ricorda che Giorgia Meloni non lo voleva? Che la sua destra votò contro?) la recessione sarebbe già conclamata. E intanto Meloni e Salvini, Fontana e soci, che fanno? Svuotano la sanità pubblica in favore di quella privata, assistono senza fare una piega alla perdita di potere d’acquisto, alle confezioni di prodotti che sembra mantengano invariato il prezzo ma intanto diminuiscono le capacità dei loro contenitori (così paghi come prima ma compri meno di prima) e come dicevano i leghisti tanti anni fa “Lumbard, tas!”, paga e taci. Ora anche in Regione arriverà la legge bilancio, seguiamo il nostro Gruppo e sosteniamone il lavoro perché i chiari di luna non promettono nulla di buono neanche dall’Aula del Pirellone.

SILVIA ROGGIANI SEGRETARIA PD LOMBARDIA

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