In piedi, Signori, davanti a una Donna
Per tutte le violenze consumate su di Lei,
per tutte le umiliazioni che ha subito,
per il suo corpo che avete sfruttato,
per la sua intelligenza che avete calpestato,
per l’ignoranza in cui l’avete lasciata,
per la libertà che le avete negato,
per la bocca che le avete tappato,
per le ali che le avete tagliato,
per tutto questo:
in piedi, Signori, davanti a una Donna.
E se non bastasse questo, Inginocchiatevi ogni volta che vi
guarda l’anima,
perché Lei la sa vedere,
perché Lei sa farla cantare.
In piedi, Signori, ogni volta che vi accarezza una
mano,
ogni volta che vi asciuga le lacrime come foste i suoi
figli,
e quando vi aspetta, anche se Lei vorrebbe correre.
In piedi, sempre in piedi, miei Signori…………davanti a una Donna…………
Adattamento magistrale, disperatamente realistico nella sua movimentazione di parole delicate, di William Jean Bertozzo del Don Chisciotte di Cervantes. Il brano è un monologo messo in scena da Il Teatro Ipazia per la stessa regia di Bertozzo, filosofo gentile e professore universitario a Verona.
Il prof. Bertozzo, docente di Pedagogia Generale e Sociale, nasce a San Paulo in Brasile nel 1961, e muore nel 2024 a Verona. Numerosi i suoi studi sullo svantaggio sociale e le sue ricerche sulla disabilità attraverso l’applicazione delle tecnologie informatiche.
Il 25 novembre è la Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 17 dicembre 1999 con la Risoluzione n. 54/134 al fine di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla costante violenza contro le donne. Nonostante i proclami di carta e i propositi roboanti sul rispetto per le donne, l’educazione non c’è.
Ogni giorno si assiste alla mattanza delle donne che muoiono dannate sotto l’ascia di un uomo.
Gli occhi della mia donna, My mistress’eyes
are nothing like the sun
è il titolo del sonetto 130 di William Shakespeare pubblicato nel 1609. Il magnifico poeta capovolge le qualità convenzionalmente attribuite alla donna amata: il puro angelo dei sogni con gli occhi di perla e i piedi di fata, scollegato dalla realtà.
La donna di Shakespeare è una donna in carne e ossa, che suda, che pensa, che sbadiglia quando vuole…Il poeta smonta uno per uno i topoi della descrizione classica della donna amata, comprese le caratteristiche fisiche, la sua donna non è una divinità irraggiungibile, non sa di profumo sublime, ma nonostante la sua donna non possieda nemmeno una delle qualità decantate dall’alta cultura con figurazioni eteree e irreali, Shakespeare ama moltissimo la sua donna reale, la sua mistress’s.
Questa audacia rende l’uomo irrequieto, lo spiazza. Ecco che allora si torna ai ripari: è meglio propinare nei secoli dei secoli il prototipo della donna ubbidiente, silente, dolcemente ricoperta di ninnoli, e, nell’immaginazione generale, possibilmente con il corpo da sirena, e la mente? Ma…è bene indirizzarla a mandare avanti le famiglie, costi quel che costi: è il vero motivo per cui la donna esiste…
“Se una famiglia esiste è perché la donna ha testa” diceva la mia nonna che ha ricevuto l’insegnamento a sua volta dalla sua nonna…e così a perdersi nel tempo.
“Cosa vuol dire nonna?” chiesi, “che la donna deve sempre guardare oltre e saper tacere”.
“E l’uomo?”
“Be, per lui è tutto diverso. Lui è l’uomo”.
Gli occhi della mia donna non sono come
il sole;
il corallo è di certo più rosso delle sue labbra;
se la neve è bianca, il suo seno è certo bruno;
se i capelli sono crini, crini neri crescono
sul suo capo;
e in certi olezzi vi è maggior delizia…
amo la sua voce che però è
meno gradevole del suono della musica;
Ammesso di non aver mai visto una dea,
la mia donna nel camminar calpesta il suolo…
eppure, per me è talmente bella
quanto ogni altra donna falsamente decantata… William Shakespeare
MARIA FRANCESCA MAGNI
