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Ismaele è un personaggio della Bibbia e del Corano, è il primo figlio di Abramo e di Agar la sua schiava egiziana. Ismaele in ebraico significa ‘Dio ascolta’, in arabo significa ‘Uomo retto’, sia per gli ebrei che per gli arabi Ismaele viene riconosciuto come un profeta di Dio, in particolare gli arabi lo considerano il loro padre spirituale.

Ismaele, secondo la Genesi, nacque circa nel XVIII secolo a.C.

La gelosia di Sara, l’anziana sposa di Abramo, nei confronti di Agar la giovane schiava, induce Abramo ad allontanare Agar e suo figlio Ismaele. Agar e Ismaele vagano nel deserto del Negev dove si trova il Monte Sinai, allora deserto di Paran.

“Scaccia questa schiava e suo figlio, perché il figlio di questa schiava non deve essere erede con mio figlio Isacco” disse Sara a suo marito Abramo.

“Ascolta la parola di Sara…” Dio disse ad Abramo “attraverso Isacco da te prenderà nome una stirpe. Ma io farò diventare una grande nazione anche il figlio della schiava, perché è tua prole”. Allora Abramo prese del pane e dell’acqua che consegnò ad Agar e la mandò via…

Immaginiamoci la disperazione di una donna sola con un bambino piccolo in mezzo al nulla.

La donna si perse sotto il sole infuocato e depose suo figlio sotto un cespuglio, poi pianse fino ad esaurire le lacrime…A quel punto un angelo di Dio chiamò Agar “Non temere, perché Dio ha udito la voce del fanciullo. Alzati, prendilo, e tienilo per mano”. Poi Dio le aprì gli occhi ed essa vide un pozzo d’acqua…e Dio fu con il fanciullo, che crebbe e abitò nel deserto di Paran e divenne un tiratore d’arco. (Genesi)

I figli di Ismaele secondo la Bibbia furono quelli che oggi chiamiamo ‘arabi’, o una parte di arabi.

Ismaele viene citato anche nel Nuovo Testamento, San Paolo lo cita come ‘figlio della schiava, figura della legge’ e lo contrappone a Isacco: ‘figlio della donna libera, figura della grazia e della salvezza per mezzo della fede’.

Isacco e Ismaele, malgrado la loro triste sorte, accompagnarono il padre Abramo nel sonno eterno e lo seppellirono insieme.

L’islamismo è scettico nell’individuazione del figlio di Abramo posto a sacrificio per ordine di Dio: Isacco o Ismaele? Pur rimanendo un nodo religioso cruciale, la narrazione biblica e islamica sulla storia dei due fratelli combacia.

Secondo la tradizione araba Ismaele sposò la figlia del capo della tribù dei Jurhum, i primi signori della Mecca. Abramo avrebbe più volte fatto visita a Ismaele alla Mecca e lo avrebbe aiutato a ricostruire la Ka’ba, distrutta a seguito del Diluvio Universale e a ricollocare la ‘Pietra nera’, l’ultimo lacerto della Casa Antica fatta calare da Dio in terra all’inizio dei tempi come Suo santuario.

Ismaele, riconosciuto come l’antenato del popolo arabo, quando morì fu inumato e accostato alla Ka’ba accanto a sua madre. Per questo motivo i musulmani, in segno di rispetto per il loro profeta, non possono calpestare detta area ritenuta sacra.

Il quotidiano Times of Israel ha più volte riportato la notizia che Itamar Ben Gvir, Ministro della Sicurezza del governo di Netanyahu, ha guidato una spedizione di gruppo per ‘pregare’ proprio sul Monte del Tempio, in modo sfacciato e irrispettoso del divieto islamico, in nome di Dio. Sicuramente non il Dio di Abramo.

Cosa rimane della preghiera se le togliessimo gli occhi bassi e il sussurro di parole buone? Niente, solo foffa spirituale. Quale liquame colerebbe sulle pagine delle sacre scritture racchiuse nel Tempio se non si riconoscessero i cuori fratelli? Quello dell’odio verso il fratello: spregiudicato, amorale, freddo come un pugnale di ghiaccio che dissolve la verecundia.

…e pensare che Gesù, per noi il Figlio di Dio, o Profeta come interpretano gli ebrei, con la sue parole: siete tutti fratelli…ha illuminato il mondo incatenato alle trame diaboliche della malvagità.

I nomi dei 12 figli di Ismaele divennero eponimi delle potenti tribù arabe.

Per la Bibbia, per il Corano, per noi occidentali e per il medio oriente, nonché per il mondo intero, per secoli gli arabi vennero definiti ismaeliti: discendenti di sangue da un unico progenitore, tanto quanto le 12 tribù di Israele dei 12 figli di Giacobbe.

MARIA FRANCESCA MAGNI

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