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Marialuisa Invernizzi, studiosa ed esperta di storia locale, il 3 dicembre 2025 ha parlato con passione del Ponte della Vittoria di Cremeno all’Unitre Valsassina nella sala consiliare di Villa Migliavacca di Introbio. La presentazione è partita dalla visione lungimirante dell’ing. Giorgio Combi, Sindaco di Cremeno agli inizi del secolo scorso che, con i fondi pubblici destinati a implementare le vie di comunicazione dalle ferrovie sino ai borghi più isolati, pensò di realizzare il ponte per congiungere due anfratti angusti che non permettevano lo scorrimento di carretti e bestiame se non attraverso stradette tortuose e pressochè impraticabili.

…scorre il Lupo sotto il ponte, ravana coi sassi, si allunga sui radiciotti dei faggi che troppo hanno osato sbordando la riva, e poi con la bava di bolle l’acqua fremente si immerge e sparisce nella placidità del Pioverna laggiù, nella piana…e finalmente si dà pace.

Ma a monte un arco lo sovrasta: è il Ponte della Vittoria di Cremeno.

…il torrente è tormentato, i suoi massi sotto quel ponte hanno raccolto la filastrocca triste di chi non ha capito ed è fuggito nel vuoto fino in fondo alla gola… Forse, nel turbine sconvolgente dell’acqua la coda di una piccola trota ha accarezzato la sofferenza di quel disperato…

Avveniristico il progetto del ponte della Vittoria di Cremeno, di grande manifattura e utilità per i commerci del ferro e per l’industria casearia valsassinese che nel 1908 contava 40 casere. Il ponte rappresentò una via di comunicazione necessaria a velocizzare i tempi di percorrenza da Lecco verso l’Altopiano, i Paesi della Valle, la Valtellina e il Nord Europa. Da considerare che nel 1863 arrivarono i binari a Castello, successivamente spostati alla Piccola in centro Lecco, e contestualmente cominciarono a prosperare le fabbrichette del ferro lungo i torrenti lecchesi e le aziende produttrici di formaggio in Valsassina. Quindi erano necessarie strade sicure e comode per mettere in contatto le realtà economiche che si andavano evolvendo.

Le antiche guide turistiche di Fermo Magni indicano che per arrivare ai Colli di Balisio da Lecco, ca 14 km, occorrevano due ore e mezzo di barroccio…da Premana a Lecco 8 ore di cavallo, come indicato nell’omonimo museo etnografico.

Ma…nel corso degli anni il ‘ponte ardito’ è stato teatro di numerose tragedie umane annebbiate dal dolore del mal di vivere…

IlPonte della Vittoria venne costruito negli anni venti del secolo scorso , tra il 1921 e il 1925: per l’esattezza i lavori terminarono nel 1923 e il ponte fu inaugurato nel 1925.

Il ponte sostituì una traballante passerella di assi di legno tenute insieme da due corde metalliche parallele a loro volta ancorate a due funi posizionate più in alto. Il ponte collegava i pascoli di Maggio ai prati di Cremeno. Chissà che capogiri! Chissà quante pecore sono cadute spaventate! Tanti i ragli laceranti il silenzio si sono uditi…

Il nome dato al Ponte simboleggia la Vittoria della Prima guerra mondiale del ‘15/’18. L’ing. Combi fu un sopravvissuto di quella guerra straziante, una guerra senza scudi, il combattimento avveniva corpo a corpo nella fanghiglia di neve con gli scarponi buchi e i piedi congelati. Giorgio Combi vide talmente tanta disperazione che volle titolare il ponte col nome di Vittoria.

Forse un monito, per ricordare ai giovani di studiare la storia per non dimenticare quanto sia facile creare il male che distrugge vite e case.

Il ponte fu realizzato dall’impresa Luigi Terzi di Milano che vinse 2 gare d’appalto, poiche’ la guerra interruppe il primo progetto. L’ing. Arturo Danusso all’epoca studiava il calcestruzzo, un materiale particolarmente resistente adatto per la realizzazione delle costruzioni, era una novità francese, e il Politecnico di Torino divenne un laboratorio di sperimentazione edilizia di questa nuova tecnica poi applicata concretamente in Sicilia dopo il terremoto, utilizzata per la ricostruzione della Torre di San Marco a Venezia e per la parte strutturale del Pirellone di Milano… Ebbene, Danusso fu il progettista del Ponte di Cremeno.

Il ponte è alto 96 metri, lungo 75 metri, largo 5 metri, ad arcata unica di circa 200 metri. La struttura è in cemento armato e forma una parabola di 53,5 metri di corda che sostiene la carreggiata a due corsie che vantano entrambe di marciapiede. Il parapetto è in cemento decorativo e in ferro battuto lavorato probabilmente dai fabbri della Valsassina, l’architetto Antonio Cavallazzi di Milano fu incaricato della parte architettonica del ponte con il compito di renderlo celebrativo.

Paride Cattaneo della Torre già nel cinquecento menzionò il ponte parlando del torrente: “…sopra del quale vi è fabbricato un alto ponte, che fa comune una ripa con l’altra”.

Al centro, il ponte ospita due lapidi: una riporta il Bollettino della Vittoria del Generale Armando Diaz del 4 novembre 1918; l’altra riporta i nomi dei caduti della prima e della seconda guerra mondiale, oltre ai nomi dei fautori dell’opera ‘futuristica’: Invernizzi Giovanni, Locatelli Pietro, Manzoni Battista, Merlo Gandino Felice; Delibera consigliare 24 marzo 1925: Sindaco ing. G. Combi, e i nomi di: Invernizzi Antonio, Locatelli Giorgio, Manzoni Giovanni, Pellegatta Ezio, Sormani Angelo.

Veramente suggestiva la terrazza con belvedere sulle Grigne, Bobbio, Foppa, e la vallata verso Mezzacca che vede la Cascina dell’Agriturismo di Marialuisa.

Nel 1984 venne allargato il piano stradale del ponte a 6 metri.

L’inaugurazione del manufatto rivoluzionò il sistema viabilistico della Valsassina: la corriera della SAL Servizio Automobilistico di Lecco presente sul territorio dal 1907, doveva fermarsi alla Fola, o Ponte Folla nel fondovalle che corrisponde all’inizio della salita di Balisio, da lì i passeggeri dovevano scendere e raggiungere a piedi i Comuni dell’Altopiano valsassinese: Cremeno-Maggio, Cassina, Moggio, Barzio.

Narra la leggenda che sul sentiero da percorrere in questa scoscesa denominato ‘sentiero della Valle dell’Inferno’ nelle notti senza luna galoppasse un cavallo di fuoco cavalcato da uno spaventoso figuro…

La corriera poi raggiungeva Introbio e tutti i Paesi della Valle fino a Premana, sostituendo il collegamento di diligenze sul tracciato Lecco-Introbio organizzato dalla Società degli Alberghi di Lecco, che aveva sede presso lo storico hotel Croce di Malta, ormai chiuso da moltissimi anni.

“Il Piave mormorava…l’esercito marciava…ma in una notte trista, si parlò di un fosco evento, e il Piave udiva l’ira e lo sgomento…profughi ovunque, dai lontani monti venivan a gremir tutti i suoi ponti…s’udiva allor…sommesso e triste il mormorio de l’onde, come un singhiozzo, in quell’autunno nero…” La leggenda del Piave è riportata sui muri del ponte della Vittoria di Cremeno: l’acqua che scivola, che corre inarrestabile, e il fiume ‘rosso del sangue’, commilitone dei soldati, piange.

MARIA FRANCESCA MAGNI

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