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Sciopero generale CGIL – Venerdì 12 dicembre 2025
A Lecco corteo e presidio in Piazza Diaz
La CGIL di Lecco aderisce allo sciopero generale di 8 ore proclamato per venerdì 12 dicembre 2025,
per l’intera giornata di lavoro, contro una Legge di Bilancio ingiusta, che non affronta le reali
emergenze del Paese e continua a penalizzare lavoratori, lavoratrici, pensionati e giovani.
A Lecco la mobilitazione sarà articolata in un corteo con partenza alle ore 9.30 da Largo Caleotto
(Centro Commerciale Meridiane) e arrivo in Piazza Diaz, davanti al Municipio, dove si terrà il presidio
conclusivo. Oltre all’intervento iniziale del Segretario Generale della Cgil di Lecco Diego Riva, le
conclusioni saranno affidate a Ivano Comotti della Segreteria CGIL Lombardia.

“Scioperiamo per salari più alti, pensioni giuste e servizi pubblici degni di un Paese civile – dichiara
Diego Riva, Segretario Generale CGIL Lecco – perché questa manovra colpisce chi ha già pagato
abbastanza. Negli ultimi tre anni lavoratori e pensionati hanno versato 25 miliardi di tasse in più per
effetto del drenaggio fiscale: un peso che riguarda solo i redditi fissi, non i profitti, le rendite o chi
beneficia di Flat Tax. Chiediamo che venga restituito ciò che è stato tolto e che il fiscal drag venga
finalmente neutralizzato per il futuro».

Riva sottolinea che il Governo sceglie ancora una volta di non investire nella spesa sociale, lasciando
scoperti i principali pilastri del welfare.
«Sanità, istruzione, casa, non autosufficienza, trasporto pubblico e sicurezza sul lavoro sono sempre
più trascurati. Con questa manovra la spesa sanitaria scenderà sotto il 6% del PIL: significa tagli,
rinunce alle cure e una spesa privata che supera i 43 miliardi di euro l’anno. È un modello che
aumenta le disuguaglianze e scarica tutto sulle famiglie. Non lo accettiamo».
La CGIL critica duramente anche l’intervento previdenziale. «Sul fronte delle pensioni – continua
Riva – questa Legge di Bilancio peggiora la Fornero. Si innalza ulteriormente l’età pensionabile, si
azzera ogni forma di flessibilità in uscita e si mettono in difficoltà soprattutto le lavoratrici e i
lavoratori che hanno svolto lavori faticosi o discontinui. Chiediamo il blocco dell’aumento
automatico dell’età pensionabile, il ripristino di una flessibilità reale e una pensione contributiva di
garanzia per giovani e precari».

“Il Paese perde giovani e competenze, servono politiche industriali vere”.
Riva richiama anche la condizione economica complessiva del Paese. «L’Italia cresce dello “zero
virgola”, la deindustrializzazione prosegue e l’unica occupazione che aumenta è quella degli over 50.

I giovani fuggono dal paese perché trovano solo precarietà, bassi salari e mancanza di
prospettive. Serve una strategia industriale che guardi alla transizione digitale e ambientale, difenda
l’occupazione e crei nuovo lavoro di qualità. Non c’è nulla di tutto ciò nella manovra».
Lo sciopero ha lo scopo di ottenere misure immediate e strutturali:
 Rinnovo di tutti i contratti nazionali, pubblici e privati, e una vera detassazione degli aumenti;
 Rafforzamento della quattordicesima per pensionati e pensionate;
 Piano straordinario di assunzioni e stabilizzazioni nei servizi pubblici;
 Rilancio del settore pubblico: sanità, scuola, ricerca, trasporti, assistenza agli anziani, diritto
alla casa, diritto allo studio;
 Contrasto alla precarietà e al lavoro povero, con una revisione degli appalti e norme più forti
su salute e sicurezza;
 Investimenti nel Mezzogiorno e rimozione dei divari territoriali;
 Politiche per colmare i divari di genere in termini occupazionali e salariali;
 Un intervento strutturale contro evasione fiscale, grandi ricchezze, extra-profitti, per
finanziare le priorità sociali del Paese;
 Stop alla corsa al riarmo, che rischia di assorbire risorse per centinaia di miliardi nei prossimi
anni.

Riva aggiunge: «Non accettiamo un Paese che taglia su sanità e scuola mentre aumenta le spese
militari. Bisogna prendere i soldi dove sono, non nelle tasche di chi lavora o è in pensione. Chiediamo
che la ricchezza prodotta venga redistribuita con giustizia»

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