Condividi l'Articolo sui Social

Il pacchetto di misure approvato dal Consiglio Ue preoccupa il responsabile della Pastorale diocesana, Don Alberto Vitali, che denuncia «la tristezza di un’Unione che tradisce i suoi valori». E aggiunge: «Oggi più che mai è il momento di investire la credibilità di cui gode la Chiesa ambrosiana, anche su questi temi».

L’Europa chiude le porte ai migranti, un po’ di più. È questa l’impressione di fronte alle misure approvate dal Consiglio dell’Unione Europea lunedì 8 dicembre. Tra le ipotesi: possibilità di detenzione più lunga e maggiori poteri di perquisizione per le autorità, centri di rimpatrio in Paesi terzi, un “Solidarity Pool” per i ricollocamenti dai Paesi di prima linea. Il pacchetto dovrà ora passare al vaglio del Parlamento Europeo, ma è già bastato a sollevare molte perplessità. Ne abbiamo parlato con don Alberto Vitali, responsabile della Pastorale dei migranti della Diocesi di Milano.

Quale volto di Europa esce da queste misure?
È un’Europa che non ha alcuna prospettiva di futuro. La prima sensazione che mi dà questo pacchetto legislativo – prima ancora della preoccupazione per i migranti – è la tristezza di fronte alla meschinità di un continente che tradisce la grande civiltà e la cultura che ha alle spalle. Papa Leone, ancora pochi giorni fa, ha ribadito la necessità di tornare alle radici dell’Europa. Ecco: da cristiani dovremmo davvero fermarci e rifocalizzarci sui valori fondativi del nostro continente. Non credo siano valori generici come l’onestà o la trasparenza. I valori fondanti dell’Europa cristiana sono quelli che Gesù mette al centro delle beatitudini: l’amore, la solidarietà e anche l’accoglienza dello straniero, che è uno dei cinque criteri sui quali saremo giudicati nel giorno del giudizio universale. Eppure, proprio questa Europa, che tanto ama vantarsi delle proprie radici cristiane, oggi mostra di non avere prospettive e l’unica cosa su cui gli Stati membri riescono a trovare un accordo riguarda come vessare gli ultimi, i poveri. Esattamente ciò che facevano i romani del tempo con i cristiani.

Quali conseguenze potrebbero avere queste misure sulla vita di un migrante?
Premetto che bisogna vedere come procederà l’iter legislativo, perché in passato sono state annunciate molte “grida manzoniane”, che per fortuna non sempre si concretizzano. Credo però che, ancora prima delle conseguenze giuridiche per i migranti, dovremmo preoccuparci degli effetti sul clima generale, sull’aria che si respira. La cattiveria e la demagogia che trasudano da queste misure alimenteranno la paura, e sarà proprio questa la conseguenza più incisiva sulla vita delle persone migranti. Perché la paura ti segue di giorno e di notte: può rovinarti la vita molto più della mancanza di un permesso di soggiorno o delle lunghe code in questura.

Servono 500 volontari per la “conta in strada” degli homeless
Si cercano persone disponibili a partecipare alla Rilevazione nazionale che la Federazione italiana degli organismi per le persone senza dimora e l’Istat condurranno nelle notti del 26, 28 e 29 gennaio 2026. All’iniziativa collabora Caritas Ambrosiana.

La Rilevazione delle persone senza dimora si svolgerà nei 14 Comuni italiani che sono centro di aree metropolitane nelle notti del 26, 28 e 29 gennaio 2026 (vedi qui la locandina). Si articolerà in due azioni: una “Conta visiva notturna” degli homeless presenti nelle strade, in dormitori e strutture di accoglienza; successivamente, interviste di approfondimento a un campione delle persone individuate nella prima serata.

In ogni città l’iniziativa (che conta sul supporto di diversi organismi di terzo settore, tra cui Caritas Italiana e le Caritas diocesane delle aree metropolitane interessate) potrà contare sul coordinamento esercitato da rilevatori e operatori professionali, figure individuate a Milano anche con il concorso di Caritas Ambrosiana e cooperativa Farsi Prossimo.

(da “Chiesa di Milano”)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *