Condividi l'Articolo sui Social

“Storia di un’anima“, è il libro autobiografico di Santa Teresa di Liseiux, la piccola suora francese che seppe tracciare la teologica ‘della piccola via’ verso la Verità annunciata dalla nascita dell’Enfant Jesus: “O mon Dieu, vous avez dépassé mon attente, et moi je veux chanter vos misericordes”. Teresa fu beatificata il 29 aprile 1923 e canonizzata il 17 maggio 1925 da Papa Pio XI.

Teresa nacque in Normandia ad Alencon il 2 gennaio 1873 e morì a Lisieux il 30 settembre 1897.

Il padre Louis Martin era un orologiaio, la madre Zélie gestiva una piccola impresa di pizzi e merletti, ebbero 9 figli: 4 morirono nei primi anni di vita, le cinque femmine rimaste divennero tutte suore. Térèse Martin fu l’ultima delle sorelle.

All’età di 2 mesi fu affidata alla nutrice Rose Taillé che la allattò e si occupò di lei nella fattoria Semallé per 1 anno. Teresa bambina era una un po’ ‘piagnona’ e un pò ‘crapona’, ma alla fine ‘quelnonsochè’ di allegro che le traballava dentro il cuore riusciva ad asciugarle lacrime e a scacciare i pipistrelli neri dalla sua mente. Con la crescita Teresa divenne più riflessiva e affabile, forse timida e sensibile. L’educazione cattolica impartita rigorosamente dai genitori condizionò la sua formazione dalla tenera età. Papà e mamma dedicavano tanto tempo alle opere caritatevoli e per Teresa, Louis e Zèlie, furono l’esempio concreto della Buona parola di Gesù.

A 4 anni e mezzo Teresa perse la madre e da quel giorno, scrive la santa, la prima parte della sua vita finì. Nel 1877 il padre si trasferì con le figlie a Lisieux in una grande casa circondata da un parco per avvicinarsi ai parenti. La sorella Pauline, in quel periodo triste per Teresa, riuscì a coprire con gesti amorevoli alcune tracce della malinconia negli occhi di Teresa che, nel 1881 a 8 anni e mezzo, entrò nell’Abbazia di Notre-Dame du Pré: la scuola gestita dalle suore benedettine a Lisieux. Lì scoprì la vita comunitaria. Ma Teresa fu pressochè passiva e triste in collegio: si sentiva sollevata quando era ora di tornare a casa, nonostante avesse raggiunto un buon rendimento scolastico. Le insegnanti la descrissero come una bambina obbediente, calma e silenziosa…un po’ malinconica.

Nel grande giardino di casa scovava gli angoli più nascosti per preparare altarini davanti ai quali pregava in silenzio ‘in compagnia di Gesù’.

Nel 1882 Pauline decise di farsi monaca carmelitana. Per Teresa fu come se una spada l’avesse trafitta un’altra volta, ma i discorsi consolatori della sorella la indussero a cercare nel profondo la sua vocazione.

Durante la cena di Pasqua del1883 gli zii ricordarono in preghiera Zélie, a quel punto Teresa si mise a piangere così forte con tremori e convulsioni che la famiglia temette che fosse impazzita. Poi, piano piano Teresa riprese il suo ingresso nel mondo da dove lo aveva lasciato.

L’8 maggio1884 Teresa ricevette la Prima Comunione e Pauline pronunciò i voti perpetui. Teresa prese l’Eucarestia con la convinzione di diventare suora. A Giugno Teresa si cresimò: sacramento d’amore, lo descrisse Teresa anni dopo, che le conferì la forza di soffrire.

Intanto anche altre due sorelle si avviarono verso i monasteri per diventare monache. A quel punto per Teresa ‘le pene dell’anima’ si risvegliarono bruscamente con forti sensi di colpa: Teresa attraversò un periodo segnato dalla depressione. Teresa, ormai 14enne, si affacciava all’adolescenza fragile e sperduta, non voleva abbandonare i nastri tra i boccoli dell’infanzia, sembrava volesse correre all’indietro.

Fu in quel disperato disagio psichico che la notte di Natale di oltre un secolo fa, definita da Teresa ‘la notte della conversione’:

“Ce fut le 25 décembre 1886, che ricevetti la grazia di uscire dall’infanzia, en un mot la grace della mia completa conversione” Manoscritto Teresa di Lisieux.

E all’improvviso Teresa si sentì libera, forte e coraggiosa e acquisì la consapevolezza di sé e della realtà: “depuis cette nuit bénie, non fui sconfitta in nessun combattimento, ma al contrario marciai di vittoria in vittoria e cominciai, pour ainsi dire, una corsa da gigante”.

Nel 1887 Teresa si prese a cuore le sorti dell’anima di Henri Pranzini, pluriomicida, e mentre veniva eseguita la condanna a morte del criminale, egli rifiutò di vedere il sacerdote e rivolse l’ultimo sguardo al crocifisso di Teresa.

Questo episodio mette in luce il fondamento della teologia teresiana: la misericordia divina. Un concetto difficile da capire in un’epoca in cui la ‘gente bene’ non era indulgente con chi sbagliava, soprattutto se poveri diavoli…

Nel 1888, a 15 anni, Teresa osteggiata da molti, anche religiosi, cominciò il postulato tra le carmelitane con il nome di Thérèse de l’Enfant Jésus o Teresa del Bambino Gesù e del Volto Santo.

A 17 anni, l’8 settembre 1890, Teresa pronunciò i voti solenni all’interno del monastero del Carmelo di Lisieux e nel 1894 scrisse le sue prime ‘ricreazioni’, brevi rappresentazioni teatrali messi in scena dalle suore, la sua prima opera fu dedicata a Giovanna d’Arco.

Voleva diventare una santa e ce l’ha fatta, non attraverso grandi gesta, ingegno, scienza o sperimentazioni intellettuali, ma ricercando l’umiltà del cuore con le imperfezioni e le insignificanze della piccolezza degli uomini in cui i limiti possono diventare motivi di gioia e di bene per sé e per gli altri se orientati verso la Parola di Gesù, colui che ha indossato l’abito di pezza degli uomini e fu povero tra i poveri, migrante tra i migranti, ultimo tra gli ultimi.

A Pescate, sulla riva dell’Adda color delle nuvole, la chiesa è dedicata a Teresa del Bambin Gesù, santa patrona del paese. Intensa l’immagine di suor Teresa bambina che pare indichi al pellegrino: ho solo seguito la ‘petite voie’ per arrivare a Gesù Bambino, e finalmente ho trovato la pace…

MARIA FRANCESCA MAGNI

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *