L’uomo modellato da un Titano, Frankenstein il mostro costruito, E.T. il bambino extraterrestre,
ora l’Intelligenza Artificiale
…Ere…in cui la paura dell’intelligenza invadeva la terra. Tempi in cui i popoli erano stretti dalla morsa del terrore di perdere il Certo per l’Incerto che, volenti o nolenti, avanzava a gambe levate.
Il nuovo ha da sempre spaventato l’uomo, inferiore per spirito al bene, ma grande paladino di ignoranza e cupidigia.
…quando le colonne bianche della Grecia antica reggevano ancora la volta del cielo, un titano di nome Prometeo sfidò Zeus, il dio degli dei greci, per aver donato ai suoi ‘esseri’ plasmati col fango raccolto nella valle di Tempe sulle sponde del fiume Pinios l’intelligenza e la memoria. Racconta la mitologia che Prometeo amò fin da subito le sue creature forgiate con l’acqua e la terra, arrivando persino a rubare il fuoco del dio celato in una ferula per consegnarlo ad esse affinché progredissero in pace e armonia. La punizione di Zeus fu spietata: gli uomini non dovevano diventare potenti col ragionamento e capaci nell’operosità, ma dovevano limitarsi a servire alla sua mensa come obbedienti statuine di roccia decomposta e cibarsi degli avanzi. Allora il dio incatenò Prometeo a una rupe ai confini del mondo e inviò Aithon, un’aquila spaventosa, perché squarciasse il petto di Prometeo e ne divorasse il fegato…
Le creature di argilla di Prometeo rappresentano l’origine della condizione esistenziale umana.
Prometeo viene ricordato come l’amico dell’uomo e del progresso.
…nell’anno senza estate, il 1816, il progresso tecnologico avanzava irrequieto in ogni campo. Mary Shelley scrittrice britannica fu invitata, insieme al marito e ad altri illustri ospiti, dalla sorella Claire amante del poeta Lord George Byron a Ginevra in Villa Diodati, occupando il tempo a leggere storie di fantasmi. A un certo punto Byron propose agli ospiti di comporre ciascuno un proprio racconto macabro.
Intervenne il medico Polidori sulla possibilità di assemblare una creatura coi resti di altre creature ed infonderle la vita. Mary, terrorizzata dalla dissertazione del dottore, cominciò a rimurginare e a pensare di descrivere quella scossa di terrore provata attraverso una narrazione da incubo.
“Frankenstein” è il romanzo che Mary pubblicò nel 1818 a soli 21 anni, la critica assai negativa lo catalogò come un’orribile storia movimentata.
In realtà il libro ottenne un ampio apprezzamento intellettuale collettivo e divenne un mito letterario. L’autrice fondò la trama nelle radici più profonde della paura umana verso il non conosciuto e tentò di superare questa paura e lo spavento per la conoscenza che apriva a un orizzonte nuovo, mai ipotizzato . “Frankenstein” introduceva i primi principi di bioetica nella manipolazione della materia con esperimenti illeciti ed eticamente discutibili.
…credo che la scena cinematografica del volo in bicicletta di Elliott con E.T. in controluna con le dita che si sfiorano nell’omonimo film del 1982 sia il riflesso più magico e preveggente dell’evoluzione della vita nello spazio, sconosciuta all’uomo, e del fenomeno migratorio del XXI secolo che incute paura: il nuovo arriva e scombina ciò che è dato per scontato, e ciò fa paura.
“E.T. l’extraterrestre” è uscito dalla penna della scrittrice americana Melissa Mathison che racconta la storia di un bambino californiano che non ha paura del bambino venuto dal Cielo…i due bimbi diventano amici guardandosi e non temendosi, ma Elliott è consapevole che se gli adulti vedessero E.T. gli farebbero del male perché loro, i grandi, hanno sempre paura: dei procioni, del vento, dei giornali, della storia, dei migranti, persino delle fragole…figuriamoci di un omino grinzoso vagabondo creato chissà dove che spera di tornare a casa…così Elliott nasconde E.T. e nelle notti piene di stelle i due amici sognano insieme…
…oggi gli ominidi con gli occhi di metallo si sono evoluti al punto tale che sostituiscono l’uomo in molti ambiti: simulano processi cognitivi umani come l’apprendimento, il ragionamento, la risoluzione di problemi attraverso modelli algoritmici complessi che elaborano enormi quantitativi di dati. L’IA, spesso associata alla testa di un robot, può addirittura fare previsioni ed essere creativa.
L’IA in sostanza è un sistema informatico o di automazione che copia l’intelligenza naturale umana. Ma fino dove può arrivare? La costruzione dell’IA non ha limiti?
Marvin Minsky e Dean Edmonds, studenti dell’Università di Harvard nel 1950, crearono la prima rete neurale artificiale conosciuta come Snarc Stochastic neural analog reinforcement calculator. Da allora la corsa dell’IA non si è più fermata.
Stephen Hawking nel 2014 ha messo in evidenza i pericoli dell’IA, come l’incontrollabilità dei dati, considerandola una minaccia per la sopravvivenza dell’umanità.
La filosofia scientifica e l’applicazione industriale invece considerano l’Intelligenza Artificiale come la continuità di un progresso inarrestabile che accresce il benessere della comunità umana.
E’ sempre vero?
Uno studio recente della Cornell University di New York rileva dati preoccupanti: al ritmo di crescita attuale dell’IA entro il 2030 i datacenter consumeranno ogni anno l’acqua necessaria per la sopravvivenza di 10milioni di persone e genereranno emissioni di CO2 pari a quella di 10milioni di automobili, ossia fino a 44 milioni di tonnellate all’anno.
Soprattutto nell’ultimo decennio l’IA ha rivoluzionato integralmente la vita quotidiana in tutti gli angoli del mondo e la gente tende a considerare l’IA l’esclusivo motore di progresso tecnologico trascurando l’impatto ambientale.
L’acqua serve per il raffreddamento dei server che, se sono collocati nelle grandi aree urbane o in zone aride, l’IA ‘beve’ più acqua. Quindi sono determinanti gli studi sulla localizzazione dei datacenter.
Le grandi aziende tecnologiche hanno cominciato ad elaborare strategie di IA sostenibile, come il passaggio alle energie rinnovabili per alimentare i datacenter con sistemi di raffreddamento meno idrovori.
Tuttavia sono necessarie politiche che incentivino l’innovazione tecnologica sostenibile, definiscano standard minimi sui consumi di energia e idrici, prevedano la monitoraggio dell’emissione dell’anidride carbonica, contengano la crescita incontrollata dell’IA…
Non bisogna avere paura del nuovo, però è fondamentale saperlo sapientemente gestire…con intelligenza.
MARIA FRANCESCA MAGNI
