Succede in specie nelle comunita’ formate da piccoli borghi di perdere Il ricordo di persone meritevoli che costituiscono un vanto per quanto realizzato senza clamore nella loro vita.
Una certa fortuna ha permesso di notare su un catalogo di una libreria di Villafranca di Verona un libretto sconosciuto in memoria della breve vita di un missionario valsassinese.
Memoria del Sac. Candido Uberti missionario apostolico nel Bengal Centrale
Milano Tipografia di S. Giuseppe. Via San Calogero N.9. 1884
In-8° (cm. 22 x 14), p. 45. Brossura editoriale a stampa, in antiporta ritratto del P. Candido Uberti.
L’autore rimasto anonimo, potrebbe risultare il Reverendissimo Direttore dell’Istituto delle Missioni Estere Mons. Marinoni che ha seguito la formazione dell’Uberti fino alla destinazione nel Bengal Centrale, attuale Bangladesh.
“Sui monti lombardi, nel piu’ remoto paesino dell’alta Valsassina verso la valle Varone, detto Somadino, nella parrocchia di Casargo, nel marzo dell’anno 1857, sbocciava come un fiore solitario, non visto da occhio umano, ma olezzante al cospetto di Colui che per se’ stesso lo creo’, il fanciulletto, di casato Uberti, che sortiva al battesimo il nome di Candido,, quasi da presagio delle sue future doti del suo bell’animo”.
Obbediente e dolcissimo, semplice e di mente perspicace, Candido nel febbraio 1870 veniva accolto nell’istituto Villoresi di Monza dove inizia Il cammino sacerdotale.
Nel 1874 viene ammesso al Seminario teologico di Milano, e dopo il terzo anno di Teologia, domandò e ottenne un posto all’Istituto di Perfezionamento annesso al Seminario.
Dopo i tradizionali santi esercizi spirituali presso i Padri Oblati di Rho, nel 1880 saliva ai sacri ordini del Diaconato e del Presbiterato, col pensiero di celebrare la prima messa al paesello nativo.
La vocazione alle missioni si riscontra in Candido tempo prima, dopo il terzo anno di Teologia, quando sul finire del maggio 1878 accostandosi ad un compagno di maggiore confiidenza durante una passeggiata quel compagno gli disse:
“Candido ancora pochi giorni, e ci lasceremo..forse per sempre!
Io saro’ mandato chi sa? su qualche bricco di monte…e tu?
Uberti non rispose, balbetto’ qualche sillaba, poi disse: che vuoi che ti dica? E’ troppo presto per dare una risposta decisa.
Non t’ispira la poesia d’un villaggio,.come Premana, Casargo, la’ sui monti
No, no. O almeno, che so io? una cella?
Nemmeno.
Oh! allora l’Africa, l’Asia…”
Il suo desiderio si realizza la sera del 26 ottobre 1880 inizia il viaggio al Bengal, dopo i caldi saluti del padre spirituale Mons. Marinoni.
Si integra perfettamente con la popolazione locale, impara subito il bengalese alla perfezione, e malgrado lo sforzo fisico, riesce sempre a portare aiuto e conforto.
Per tutto il 1883 continuo’ i suoi lavori apostolici. Invitato poi a Milano era pronto,. benche’ con dolore, a ritornare in patria.
Ma a Pacura dove si trovava scoppio’ il colera.
Candido Uberti muore di morbo asiatico il 3 aprile del 1884 all’eta’di anni 27 dopo soli tre anni di vita apostolica, contratto nell’esercizio del sacro ministero, rapito all’amore degli addolorati confratelli, alle speranze piu” liete della missione.
Il suo ricordo svanisce presto, nel libro di Pasetti- Uberti Cenni Biografici del venerando Servo di Dio Marco Aurelio Grattarola di Margno-, stampato a.Lecco nel 1911, viene inserito nell elenco dei sacerdoti che Casargo diede alla Chiesa: “Uberti Candido, morto missionario nel Bengala’.
Allegate seguenti immagini
Ritratto del P. Candido Uberti.
Frontespizio del libro (ad ora unico esemplare conosciuto)
Panorama di Casargo inserito nella Guida
della Valsassina di Fermo Magni, 1904.
Giancarlo Valera


