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Paolo D’Anna all’Unitre Valsassina con: Io sono Babushka di Oxana Palatskaya

Lo scrittore Paolo D’Anna il 21 gennaio 2026 all’Unitre Valsassina presso la sede del Soccorso Centro Valsassina di Introbio in località Sceregalli, come un sapiente menestrello ha musicato in parole la storia di Oxana Palatskaya e della sua nonna, custodita come un gioiello nel libro: ‘Io sono Babushka’. Presente l’autrice che, con delicato sollievo, ha svelato i segreti del tempo nella campagna Russa post-bellica.

…un filo di seta, un filo di spago, a volte un filo spinato, lega le situazioni umane ai tempi.

E in quelle estati tra i boschi di betulla bianchi e i mirtilli neri una bambina russa giocava nella steppa ghiacciata dal vento del Nord, e si divertiva a casa della nonna con le unghie rosse…Quella sua nonna, forte come la resistenza, faceva impallidire l’acciaio sovietico.

Tra i fili di sole e i fili d’erba, Oxana vede scivolare nel gelo treni fantasma tra l’Ucraina e la Siberia che le incutono inquietudine, allora la bambina canta, ascolta canzonette di nascosto per far tacere la fame vera e la fame di vita…

La bambina è invasa dagli odori del bortsch bollente e delle marmellate della nonna che le creano memoria e la spingono a correre di nuovo fuori, nella campagna russa: placida, con il filo del giorno che si slaccia all’orizzonte piatto. E poi la notte piena di segreti gironzola buia negli occhi grandi di Oxana che vede tutto, come i gatti russi acciambellati attorno ai comignoli che fumano.

La ragazzina vuole solo giocare, libera di guardare gli stormi delle oche volare…ma le regole le impongono di nascondersi e di guardare il cielo di traverso perché è proibito interpretare e sognare.

Negli anni novanta del secolo scorso, nella Russia post-sovietica Oxana si interroga e interroga la nonna che le cuce addosso la saggezza necessaria per asciugarsi le lacrime e che l’abbraccia forte forte fino a farle male toccandole con mano il cuore.

La bambina russa è coinvolta dal turbine dei sentimenti che prova di fronte al presente che saltella gioioso nella sua mente, ma osserva silenziosa il passato ostinato che non vuole condividere col nuovo che arriva la panchina che guarda i ciuffi di paglia che dondolano sul filo del fiume…

Emozione e fantasia, desiderio di sorvolare la casa della nonna e il villaggio, di andare via…e poi di tornare, al sicuro, coi fiocchi di neve tra i capelli.

Su quel convoglio di andata e ritorno Oxana diventa grande, si fa coraggio, e scrive questo intenso racconto dell’anima che fa piangere, a volte sorridere. Nel lungo viaggio della crescita la bambina russa intreccia i fili invisibili di tre estati nella vecchia, fredda, eppure affascinante isba russa di Babushka, la sua nonna, e decide di raccontarne la storia .

Oxana Palatskaya è nata in un sobborgo di Sanpietroburgo, ha viaggiato molto e ha scritto 19 libri facendo parlare la sensibilità che la caratterizza.

“Le lacrime della mia nonna, dopo aver letto il mio libro, sono state il complimento più bello” dichiara Oxana nel dialogo gentile con lo scrittore Paolo D’Anna.

“…il tempo è poco ed è sempre meno…non abbiamo mai tempo…” sollecita D’Anna

“già, mi sono accorta quando me ne sono andata dalla Russia di non avere tempo per chiamare la mia nonna…poi ho capito che il tempo non è domani, è adesso. E’ necessario seguire il battito del cuore ora, quando l’avverti, dopo ormai è già tardi per vivere un ricordo non più ripetibile…”

“qual è il personaggio che ha rubato la scena nel libro?” interpella D’Anna

“la mia bisnonna, lavorò fino a sfinirsi nelle fabbriche di Stalin prima della seconda guerra mondiale negli anni ‘30-’40, poi un giorno decise di tornare dalla sua bambina, la mia Babushka, che senza pensare al tempo che le ha divise, d’impeto, le corse incontro e le disse: mamma…”

“cosa ti manca di quel periodo della tua infanzia: odori, sapori?”

“le banane verdi. Alle 8 di sera le famiglie facevano la fila per ricevere un casco di banane verdi, è strano a dirsi, ma era un bel momento di incontro e di condivisione con la gente del villaggio, si rideva persino, ci scambiavamo le idee…”.

“c’è una dignità antica nelle persone del libro” precisa D’Anna

“sì, una dignità ancestrale che va oltre alla data circoscritto in un numero, e che appartiene a ogni essere umano parte della storia dell’uomo sia nelle remote campagne russe che nelle scintillanti città dei continenti. Nel libro descrivo la mia disperazione davanti al secchio del pappone per i maiali che si rovescia…poi io e la nonna, quasi senza respirare, ci accasciamo sul fieno e cominciamo a riprendere fiato…andare avanti nonostante le avversità, rintracciare la forza di reagire e frugare negli angoli del nostro vissuto per trovare un motivo per ripartire, questo per me è dignità. Ho dovuto lasciare la danza classica perché non ci vedevo: sono cadute tutte le mie certezze, in un attimo ho visto la mia vita in frantumi, poi tra gli affetti più cari ho scoperto il mio mondo in un’altra realtà”

“la vera rivoluzione non ha bisogno di bandiere e proclami, è così?” domanda D’Anna

“la vera rivoluzione sono le donne che lottano per la loro famiglia nel quotidiano con l’intento di camminare insieme ai tedofori, tenendo alta la fiaccola della fiducia e della speranza”

“quale messaggio ti arriva dal di dentro in questo momento e che vuoi regalarci?” chiede D’Anna

“Immaginate un campo d’inverno. Fa tanto freddo. Non ci sono colori, solo il bianco niveo e il nero dei camini. Ma…tutti sappiamo che sotto la neve ci sono migliaia di fiori che aspettano la primavera per vedere il sole. Il ciclo della vita è lento, ma trova sempre il tempo giusto per dare voce alla bellezza”.

MARIA FRANCESCA MAGNI

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