Dopo aver fatto il bullo e il cattivo tempo a Davos, davanti a decine di banchieri e miliardari “globalisti”, The Donald è salito di corsa sull’Air Force One per rifugiarsi fra gli stucchi dorati stile Casamonica della Stanza Ovale, in quel di Washington. E ha protetto nelle sue capacissime tasche di bancarottiere impenitente qualche centinaio di milioni. Così il tycoon ha abbandonato le striminzite nevi elvetiche proprio nel giorno in cui entra in vigore l’uscita ufficiale degli Usa dall’Organizzazione mondiale della sanità. Il fatto, di per sé gravissimo perché indebolisce in modo forse irreversibile la struttura che si occupa di tutelare la sanità in tutto il pianeta, è aggravato ulteriormente dalla circostanza che l’inquilino della Casa bianca pare proprio non abbia intenzione di saldare il debito di circa 278 milioni di dollari; la quota dovuta all’OMS per il biennio 2024 – 2025. La quota che ciascun Paese membro deve versare viene calcolata, come da regolamento, in base al prodotto interno lordo.
L’abbandono della struttura internazionale guidata da Tedros Adhanom Ghebreyesus era stata formalizzata lo scorso anno ed è entrata in vigore ieri, come da regolamento, dopo 12 mesi dalla notifica formale. In realtà il biondocrinito presidente usa ha messo a segno un vero e proprio atto di insolvenza troncando da subito i rapporti con l’Agenzia sanitaria rifiutando di versare i contributi previsti. Insomma, ancora una volta, il 47esimo presidente degli Stati Uniti d’America nato nel Queens ma con sangue tedesco e scozzese nelle vene, ha dimostrato supremo sprezzo della correttezza.
Ma quando si tratta di soldi, si sa, non bisogna andare troppo per il sottile. Della spregiudicatezza negli affari (e in politica), l’uomo più potente del mondo e recidivo protagonista di due o tre episodi di bancarotta,ha sempre fattotesoro.E non si è smentito neppure a Davos togliendo il disturbo con un cospicuo bottino multimilionario. Non prima però, come ogni buon evasore avrebbe fatto, di essersi procurato un alibi criticando le scelte dell’OMS durante la pandemia e sostenendo, durante il suo primo mandato presidenziale, che l’agenzia era ormai nelle rapinose (senti chi parla!) mani di Pechino. Voci ben informate provenienti dal dipartimento di Stato Usa avevano a suo tempo spiegano che “non esiste alcuna possibilità che i contributi dovuti vengano versati” anche perché secondo la Casa Bianca il fallimento della politica sanitaria dell’OMS contro la pandemia “il prezzo che gli Stati uniti hanno sopportato è stato eccessivamente alto”. Secondo il periodico americanoStat News la maggior parte degli addetti alla sanità in America “temono che questa decisione comporti rischi enormi” a livello planetario. Anche perché OMS è già stata costretta a ridurre il budget, tagliare gli organici, congelare le assunzioni di personale amministrativo e sanitario in misura del 22 per cento entro la prima metà del 2026.
Intanto a Davos, sotto gli occhiali azzurrini di Macron e lo sguardo gelido da banchiere di Christine Lagarde, sta andando in scena il dramma della morte dell’ultimo tentativo di costruire un ordine planetario privo di conseguenze belliche. Gli sproloqui, eruttati in terra Svizzera dal massimo esponente di Washington, sostenuti dalla dotazione lessicale di un alunno di prima media, secondo alcuni osservatori hanno chiarito soprattutto un elemento: gli Stati Uniti stanno distruggendo un patrimonio di accordi, alleanze e legami strategici ed economici consolidatosi nel corso di molti decenni fra le due sponde dell’Oceano Atlantico.
Da questo punto di vista anche la Nato non sembra messa molto bene. Il blitz militare ordinato dall’inquilino della Casa Bianca contro l’Argentina e il rapimento (perché di questo si tratta) del presidente Maduro; le farneticazioni neoimperialiste trumpiane indirizzate alla Groenlandia e, qualche tempo fa, al Canada, spiegano gli esperti di questioni geopolitiche, hanno assunto l’aspetto di una manifestazione compulsiva prodotta da un personaggio in preda a una forma patologica di narcisismo muscolare. Sostenere, come ha fatto recentemente Trump, che la Danimarca pretende di tenersi la più grande isola del mondo “solo perché cinque secoli fa una barca vichinga è arrivata lì” è anche, ma non soltanto, una palese dimostrazione di ignoranza storica visto che i drakkar norreni hanno toccato la terra verde non 5 ma 10 secoli fa. Soprattutto, le “sparate” trumpiane indicano anche una volontà prevaricatrice totalmente incontrollabile espressa dal capo della Casa Bianca e una visione spudoratamente mercantilistica della politica che farebbe invidia a qualunque Mercante di Venezia. Ma Shylock si limitava all’usura. Trump, invece, compie rapimenti a mano armata, letteralmente e metaforicamente. A dimostrazione che i nomi spesso ci ingannano: Trump, infatti, si potrebbe tradurre anche come “bravo ragazzo” o “persona onesta”. Davvero nomina sunt consequentia rerum?Non sono pochi a temere una seconda, devastante Capitol Hill.
ELIO SPADA
