Sala piena e pubblico attentissimo domenica pomeriggio a Primaluna, presso il salone dell’Asilo comunale, per ascoltare una testimonianza molto particolare e intensa su un “grande servitore dello Stato”, il giovane ambasciatore Luca Attanasio, ucciso in Congo probabilmente in una imboscata il 22 febbraio del 2021.
Ha introdotto il Sindaco Mauro Artusi, che ha ricordato come questo personaggio sia ancora oggi un riferimento morale ed un esempio.
La sua storia biografica è stata riassunta dal papà Salvatore Attanasio, che con commozione ha ricordato la sua infanzia.
Nato e cresciuto a Limbiate, in Brianza, Luca aveva fatto il Liceo Scientifico (“se la cavava ma non aveva grandi voti” ha detto il papà) poi si è voluto iscrivere all’Università Bocconi, da dove invece è uscito con il massimo dei voti, 110 e lode.
“Era un giovane in gamba – ha ricordato Salvatore – la sua caratteristica principale era una grande empatia, una simpatia naturale che gli veniva spontanea: in un attimo era capace di diventare amico di tutti quelli che incontrava”.
Laureatosi alla Bocconi Luca però si rese conto ben presto che il lavoro d’ufficio non faceva per lui.
“Lui voleva rendersi utile allo Stato, alla sua Patria, facendo qualcosa di importante”.
Perciò si iscrive a un corso per diplomatici ISPI (Politica Internazionale) impara benissimo il Francese oltre che l’Inglese, e nel dicembre del 2003 viene quindi assunto alla Farnesina, il Ministero degli Esteri Italiano, assegnato alla Direzione Africa.
All’inizio viene quindi mandato a Casablanca in Marocco.
Il giovane “ambasciatore di pace” viene successivamente inviato in paesi abbastanza “scottanti” dal punto di vista politico, in terre tribolate dalla guerra civile.
Come in NIgeria, dove sta dal 2015 al 2017, e poi appunto in Congo dal 2017 al 2021.
“Il Congo – prende la parola la giornalista Giusy Baioni – è un paese enorme, grande otto volte l’Italia. E’ un paese ricco di risorse minerarie, ma di estrema povertà. Molti dei suoi 100 milionii di abitanti circa soffrono la fame, e i bambini, soprattutto nella capitale Kinshasha, vagano tutto il giorno sulla strada.
Luca capisce subito che c’è molto da fare per cercare di superare le iniquità: prende contatto con i Missionari Saveriani e la sua azione è rivolta a cercare di aiutare i bambini, oltre che incoraggiare i circa 300.000 italiani là residenti per lavoro”.
La sua azione però probabilmente disturba qualcuno, forse i capi della guerra che da trent’anni tribolano questa nazione.
Arriviamo quindi ai giorni dell’agguato: la PAM (l’Agenzia Alimentare dell’ONU) organizza per lui un viaggio ai confini col Ruanda, una zona pericolosa dove vi sono bande militari. La sua scorta è inadeguata, un solo carabiniere, Vittorio Jacovazzi, che cercherà eroicamente di difenderlo ma anche lui verrà ucciso insieme con l’autista congolese, mentre costeggiano le pericolose strade intorno al lago Timu e la cittadina di Goma.
E’ una zona dove si stende anche il Parco nazionale di Virunga, dove vivono gli ultimi Gorilla del mondo, ma tra le cui foreste appunto si nascondono terroristi e rivoltosi.
Il convoglio ONU su cui viaggiava Luca viene quindi fermato, e qui inizia il mistero.
Luca, il carabiniere e l’autista vengono portati via: la versione ufficiale dice che c’è stato uno scontro armato con i Rangers che presidiavano il Parco, e che accortisi di ciò che stava succedendo hanno aperto il fuoco contro i rivoltosi. Luca sarebbe rimasto in mezzo alla sparatoria, venendo mortalmente ferito prima di essere riportato purtroppo inutilmente all’Ospedale di Goma.
Il sospetto però è che sia stata invece una esecuzione vera e propria: “Aspettavano proprio lui – aggiunge Giuseppe Augurusa dell’Associazione “Amici di Luca Attanasio” – tanto è vero che precedentemente avevano lasciato passare un altro convoglio senza fare nulla”.
Nei mesi successivi vengono catturati sei terroristi ” ma presi un po’ a caso – sempre secondo Augurusa – il processo è stato molto manchevole e lacunoso, hanno preso delle persone che probabilmente non c’entravano nulla condannandole a morte (pena poi tramutata in ergastolo)”.
Processo frettoloso e molto carente, che non ha individuato le vere motivazioni e i protagonisti dell’attentato, e che per sopraggiunta è stato archiviato un po’ troppo celermente.
E qui entra in gioco il Senatore di Azione Marco Lombardo: “Noi chiediamo che venga istituita una Commissione d’Inchiesta parlamentare sul caso di Luca Attanasio, che si vada alla ricerca della verità, su come e perchè è stato ucciso un uomo dello Stato. Finora questa verità non è emersa , vi sono state solo risposte ambigue e di comodo, e in più il processo è stato velocemente archiviato.
Lo Stato italiano dovrebbe pretendere che, come in altri casi (ad esempio Regeni) venga fatta chiarezza sull’uccisione di un diplomatico italiano all’estero”.
Sono quindi state inviate lettere alla Presidente del Consiglio e al Ministero degli Esteri per riaprire la questione, ma finora senza risposta.
IL papà e la famigli comunque aspettano, fiduciosi che un giorno prima o poi la verità si farà strada.
ENRICO BARONCELLI



