Condividi l'Articolo sui Social

Una interessante conferenza sull’Istria e l’esodo forzato degli Italiani nel 1947 si è tenuta mercoledi scorso da parte dell’Unversità delle Tre Età a Introbio. Ha introdotto Enrico Baroncelli, ricordando la lunga storia dell’Istria e il suo legame profondo con l’Italia.
Dai tempi dell’Impero Romano, quando l’Istria faceva parte della “Provincia” Italia, nella divisione amministrativa organizzata dall’Imperatore Augusto, alla sua partecipazione, fin dal più lontano Medio Evo, alla Repubblica Serenissima di Venezia, l’Istria ha sempre avuto innegabilmente un forte legame con il Veneto e quindi l’Italia.

Perciò quando nel 1919, con il Trattato di Versailles successivo alla I Guerra Mondiale, l’Istria venne inglobata nello Stato monarchico Italiano, si può dire che il Risorgimento fosse veramente arrivato alla sua conclusione e che l’Italia avesse perfettamente ristabilito i suoi confini storici e geografici.
A differenza della provincia di Bolzano – o meglio Sud Tiroler – che non era mai stata italiana (Mussolini dovette invitare molte famiglie a trasferirsi là per “italianizzare” la provincia) e a differenza della stessa Trieste, che non apparteneva a Venezia ma anzi , per decisione dell’Imperatore Asburgico Carlo VI, fin dall’inizio del Settecento era diventato il porto sul Mediterraneo dell’Impero Austro-Ungarico, e che da questa posizione privilegiata (esentasse) aveva tratto grandissimi benefici economici, l’Istria invece era sempre stata intimamente legata da secoli a Venezia e quindi all’Italia.
Come ha ricordato anche l’esule istriano Enzo Patuzzi, il dramma è cominciato dopo l’armistizio dell’8 Settembre 1943.
Friuli Venezia Giulia, Istria e Dalmazia sono state subito occupate dalle truppe tedesche, e inglobate come “Regione Adriatica” direttamente nel Terzo Reich tedesco: quindi erano fuori anche dalla competenza della Repubblica di Salò, direttamente amministrata da un Governatore (Gauleiter) scelto da Hitler.
Al cedimento finale del fronte nazi-fascista sul fiume Po, nell’aprile del 1945, Baroncelli ha ricordato la cosiddetta “corsa per Trieste“: chi fosse arrivato prima, gli Americani oppure l’esercito jugoslavo di Tito, avrebbe occupato la città.

Purtroppo per i Triestini arrivarono prima gli Jugoslavi: Trieste rimase in mano loro fino al 1954 (e il ritorno in Italia ufficialmente ratificato solo col Trattato di Osimo nel 1975).
Subito si scatenarono quindi violenze e repressioni: le foibe non furono solo quelle vicino al capoluogo, ma un po’ in tutta l’Istria, data la sua conformazione geografica (molti corpi gettati nel vuoto delle fosse probabilmente non sono mai stati recuperati).
La repressione antiitaliana fu giustificata da Tito con gli episodi di violenza di cui si era macchiato l’esercito italiano durante la guerra dichiarata da Mussolini contro la Jugoslavia dal 1941 al 1943.
Nell’Agosto del 1947, ha ricordato Patuzzi, mentre si celebrava una specie di festa d’addio della comunità italiana, ormai rassegnata alla partenza, sulle spiagge di Pola, una bomba provocò una grande strage (circa 100 morti e 200 feriti) che segnò una svolta cruciale.
Gli Italiani decisero di abbandonare definitivamente la loro regione, e una nave, la “Toscana“, li portò via mare in Italia facendo la spola con la costa veneta.
Fu un dramma collettivo, nel silenzio o addirittura nell’ostilità dell’opinione pubblica italiana: ci furono anche atti vergognosi di intolleranza al loro arrivo a Bologna.

A Lecco invece, al contrario, l’amministrazione comunale di allora mise a disposizione degli esuli delle palazzine fatte costruire appositamente sul lungo lago vicino alla Caserma dei Vigili del Fuoco.
Patuzzi, che nel 1947 aveva 10 anni, però non ha risentimenti o collera per queste vicende: “ogni uomo agisce per il bene o per il male, secondo la sua coscienza” anche se si è sentito offeso dal fatto che il Presidente Giuseppe Saragat, nel 1969 , abbia concesso a Tito, massacratore degli Italiani, una medaglia “al gran merito” della Repubblica Italiana.

Dopo l’intervento di Patuzzi si è sviluppato un ampio dibattito, soprattutto sulle cause “politiche” e sui motivi “ideologici” di questi tragici avvenimenti, e sulla figura abbastanza ambigua di Tito, che nel 1948 ha anche operato una drastica rottura con l’Unione Sovietica e con la Terza Internazionale Comunista.
La biografia personale di Patuzzi, e le sue osservazioni da testimone in prima persona, si inseriscono dunque in conclusione in una vicenda storica tragica e dai contorni ancora oggi tutt’altro che ben definiti.

ENRICO BARONCELLI

2 commenti a “Il dramma dell’Istria nel ricordo di un testimone ancora vivente”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *