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Tutti i nodi vengono al pettine, lo Shin Bet israeliano contro Netanyahu e il suo Governo

Lo Shin Bet, dall’ebraico Servizio di Sicurezza Generale, è il servizio segreto israeliano, fondato nel 1948 per la sicurezza nazionale, il controspionaggio, l’antiterrorismo in Israele e in Palestina, la protezione degli aeroporti e delle infrastrutture, subordinato alle direttive del Primo Ministro.

31 ex capi del dipartimento dello Shin Bet e 5 ex capi dell’organizzazione, il 13 febbraio 2026 mediante lettera pubblica, hanno condannato il documento di Netanyahu sul 7 ottobre 2023 consegnato la settimana scorsa al revisore del conti dello Stato di Israele, denunciando il silenzio sull’argomento dell’attuale direttore David Zini.

Si legge nella lettera: “il documento del premier e le teorie del complotto sul massacro fanno parte dei tentativi del primo ministro, con l’aiuto dei suoi portavoce, di prendere le distanze da ogni responsabilità sul 7 ottobre e sono progettati per condizionare il pubblico, principalmente la sua ‘base’, sul fatto che non c’è bisogno di una commissione d’inchiesta statale”.

Netanyahu si difende incolpando lo Shin Bet di rivolta antidemocratica e, senza un riferimento preciso, sta promuovendo la pena di morte per tutti coloro che sono e saranno dichiarati terroristi. La tensione è altissima e, come dice un vecchio proverbio popolare: il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi.

Cosa successe davvero il 7 ottobre: chi veramente architettò l’attacco? Quale misterioso potere nasconde il 7 ottobre? Ci sono state infiltrazioni straniere per dar man forte alle mire di Netanyauh? Quali furono i veri scopi della guerra di Gaza?

A questo punto mi domando: quando nelle nostre città ci sono tafferugli tra manifestanti e polizia, chi li mette gli uni contro gli altri? Considerando che né la polizia, né i manifestanti vogliono farsi del male, anzi, sia dall’una che dall’altra parte c’è la consapevolezza che ognuno si trova dove è prescritto dall’ordine delle cose: la polizia deve controllare doverosamente che tutto si svolga secondo la legge e i cittadini hanno il diritto di condividere il dissenso politico in piazza pacificamente…Quindi chi o cosa fa scoppiare la violenza tra polizia e manifestanti? Chi vuole dimostrare che i cattivi sono i contestatori che sfilano nelle strade?

Ho visto il tg che ha ripreso in ospedale il ragazzo poliziotto picchiato in un uno degli ultimi cortei contro la decisione del Governo di chiudere il centro sociale di Torino. Il quartiere peraltro, dove è collocato il centro giovanile torinese, ha dato piena solidarietà a questi ragazzi. Perchè nessuno dell’amministrazione dello Stato ha parlato con questi ragazzi e ha tentato di capire le loro ragioni?

Nel mentre, composto, educato, il giovane poliziotto ha risposto al saluto dell’illustre interlocutore con la sobrietà di un vero servitore dello Stato, a differenza del gas di parole sui malvagi contestatori contro i tutori dell’ordine sparso nell’aria.

Già in precedenza, nella primavera del 2025, a seguito dei bombardamenti sanguinari degli ospedali palestinesi considerati dall’Idf ‘centri di comando di Hamas’ come l’ospedale Al Ahli gestito dalla chiesa anglicana, a gran voce la Camera dei Vescovi della chiesa d’Inghilterra ha dichiarato: “Israele deve ancora fornire prove chiare e convincenti per avvalorare la sua affermazione, in questo contesto, chiediamo un’indagine indipendente, approfondita e trasparente su questo attacco e sul presunto uso improprio dell’ospedale. Il tempo limitato concesso al personale e ai pazienti per evacuare l’ospedale è stato un ulteriore attacco ai diritti umani fondamentali e alla dignità umana di base”.

Il Guardian ha riferito che il generale dell’Idf Yehuda Vach coinvolto negli attacchi su Gaza più spietati, è stato accusato da alcune delle sue truppe di ‘disprezzo per la vita umana’ e in un video pubblicato su canale 14 israeliano viene mostrato l’addestramento dei soldati dell’unità operativa 504, nota per la sua crudeltà e l’uso della tortura, col motto: chiunque incontriate là è un nemico, identificate chiunque, eliminatelo.

Nel frattempo sono state raccolte testimonianze, foto, filmati che attestano le atrocità perpetrate da Netanyahu e dal suo Governo, attenzione però, questa amministrazione non deve in nessun caso essere confusa con il popolo israeliano: studioso, serio, operoso, pacifico, che da millenni ha dato un grande contributo al mondo per sviluppare la giustizia e lo Stato di diritto.

Ha fatto notizia qualche mese fa un’altra lettera aperta scritta dal colonnello Rami Matan, ex vice comandante dell’Idf, firmata da 1000 riservisti e ufficiali in pensione dell’aeronautica israeliana e da 250 ex agenti del Mossad, che ha criticato duramente gli attacchi di Gaza ordinati dal governo di Netanyauh. La lettera denuncia che la guerra di terra a Gaza è motivata da interessi personali del primo ministro che mette a rischio la vita dei soldati e all’epoca quella degli ostaggi per il proprio tornaconto politico.

Morena Pedriali Errani, scrittrice sinta e circense, attivista per le minoranze rom, ha scritto il libro: “Il cielo sopra Gaza non ha colori”, edito da Giulio Perrone editore.

Due gemelle palestinesi, Nur cieca dalla nascita e Layla che la guida, fuggono a Nord della striscia di Gaza a seguito del 7 ottobre 2023, orfane sia di padre, morto nell’offensiva israeliana del 2014, che di madre morta subito dopo i fatti del 7 ottobre. Layla, confidando che la sorella non vede le atrocità che vede lei, inventa un gioco fantasioso: le bombe diventano fuochi d’artificio, le lenzuola che ricoprono i morti abiti da sposa, le urla dei feriti grida di festa…Poi l’ospedale che le accoglie, proprio Al Ahli, viene bombardato e Layla perde Nur, perché i soldati dell’Idf la strappano dalle sue braccia e la portano via. Da quel momento Layla va di vicolo in vicolo, di tenda in tenda, disperatamente alla ricerca della sorella e chiede a tutti se l’hanno vista, non ha foto da mostrare, solo la sua faccia: è identica a me, solo che gli occhi sono bianchi, prega e singhiozza Layla davanti all’impotenza della gente muta di Gaza, davanti alle case distrutte, sotto al cielo gremito di bombe che come gomme gigantesche ne hanno cancellato il colore…

“…camminiamo da ore, tu sembri danzare sui tizzoni, io trascino goffa un piede dietro l’altro tra pezzi di metallo, resti di macchine, teste decapitate di bambole sparse. Non so dove andare, seguo il flusso di facce che, come noi, stringono taniche e bottiglie semibruciate, spostano gli occhi come felci al vento, cercando un’oasi che qui non esiste…

Si sta facendo buio, l’acqua è finita ieri mattina ma tu non devi saperlo, ti dico che oltre le case c’è il mare e che noi ci stiamo per andare, mi chiedi che colore ha. “Lo stesso del cielo” dico e penso: “Non ce l’ha”. Un giorno ce ne andremo, giusto per vedere se il resto del mondo esiste e se esistono i suoi occhi, tu scuoti la testa: “Dobbiamo rimanere qua”.

MARIA FRANCESCA MAGNI

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