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Anche se politicamente, come tutti sanno, siamo distanti, credo però che questa volta entrambi i consiglieri regionali Mauro Piazza e Giacomo Zamperini abbiano colto nel segno , a proposito della Sagra.
Il rinnovo della convenzione – scaduta alla fine dell’anno scorso quella con Pucci Ceresa – deve essere l’occasione di un rinnovo generalizzato della Sagra stessa, una manifestazione importante sia per la Valsassina che per tutta la Lombardia.
Giusto, molto giusto, anche perchè così non si poteva più andare avanti.
Non solo per la ormai noiosa ripetitività della Sagra, sempre più ridotta a sbiadita fotocopia di se stessa, ma perchè ormai da tempo era decaduta quella definizione che era stata tanto cara ai fondatori Renato Corbetta e Giulio Selva: e cioè “vetrina della Valsassina“.

Come si poteva ancora definire “vetrina” quando ormai gli stands valsassinesi erano una netta minoranza (forse il 20 o addirittura il 10%) soverchiati da salamini calabresi, formaggini e pani pugliesi, vini di Montevecchia, materassi e articoli di abbigliamento provenienti da tutta Italia (spesso prodotti in Cina) e che puoi trovare in qualsiasi mercato rionale cittadino ?
Era perciò decisamente caduto lo scopo originario di questa Sagra, negli anni ’60, e cioè quello di rilanciare l’economia locale e dare impulso alle attività artigianali valsassinesi.
Senza di ciò, anche la Sagra era il solito grande mercatone inutile.

Intendiamoci: Pucci Ceresa (che non è valsassinese, è stato candidato Sindaco a Oggiono nel 2019 e segretario provinciale della Lega) ha gestito, insieme al suo collaboratore Riccardo Benedetti, senz’altro bene e in maniera manageriale questo evento ferragostano.
Ma, anno dopo anno, la Sagra ha perso la sua anima: un conto se gli stands diciamo “esteri” sono un “tappabuchi” per coprire vuoti interni. Un conto invece se diventano preponderanti, e la presenza valsassinese si affievolisce sempre di più, fino a diventare quasi irrilevante.

Di questo aspetto i due organizzatori si sono preoccupati a mio parere troppo poco.
Perciò la prima cosa da fare, per chi voglia gestire la nuova Sagra, è quella di garantire che la presenza di espositori valsassinesi sia di almeno il 50% (se non del 75% , ancora meglio) a tutti i costi .
Poi verrà tutto il resto: spettacoli serali, Lotteria di beneficienza e quant’altro.
Ma quest’aspetto è fondamentale, naturalmente garantendo la fattibilità economico e il pareggio di bilancio: altrimenti, se non ci sono gli artigiani valsassinesi, è una manifestazione inutile !

ENRICO BARONCELLI

1 commento su “Una riflessione sulla Sagra”
  1. Forse il contributo dei Privati dovrebbe essere incentivato mediante la loro partecipazione alla fase progettuale dell’evento.
    Un concorso?

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