Ottimo dibattito molto interessante ieri sera a Introbio, nell’incontro organizzato dalDecanatovalsassinese, con il prof.Andrea Rovagnati, ricercatore di Diritto costituzionale e pubblico dell’Università di Milano, schierato per il SI al Referendum, e l’avvocatoDario Colasanti, giudice del Tribunale di Lecco, che ha spiegato le ragioni del NO.
Finalmente un dibattito serio, molto tecnico (forse fin troppo per chi sia a digiuno di studi giurisprudenziali) ma soprattutto lontano dal “politichese” e dalle risse abbastanza scomposte che ormai siamo abituati a vedere in televisione sui talk show.
A introdurre la discussione, davanti a una sala veramente gremita, con persone arrivate da tutta la Valsassina, da Premana a Ballabio, e anche dalla Brianza oggionese, il padrone di casa, il ParrocoDon William,che ha ricordato il dovere per un buon cristiano di votare e di informarsi su quello che succede nella società in cui vive, citando la “dottrina sociale della Chiesa”.
A moderare il dibattito e a introdurre i relatori il noto ottimo giornalista leccheseGigi Riva,tra i fondatori del MovimentoComunione e Liberazioneinsieme aRoberto Formigoni,ormai qualche lustro fa.
Riva ha ricordato che si tratta di unReferendum confermativo, cioè che confermi le disposizioni del Parlamento sullaRiforma della Magistratura: per questo non c’è bisogno del “quorum” , a differenza di molti altri referendum precedenti che erano abrogativi. L’obiettivo è quello di separare la carriera dei Magistrati giudicanti da quello dei Pubblici Ministeri inquirenti, che non devono avere nessun contatto nè “solidarietà” come colleghi per poter avere un processo il più equo possibile.
A gettare acqua sul fuoco sull’idea di una possibile “politicizzazione” della Magistratura, e di un suo controllo da parte dei politici di Governo, il prof.Rovagnati, che è partito dalla base, cioè dalla teoria Illuminista diMontesquieunel Settecento, secondo cui i tre Poteri, cioèLegislativo(Parlamento)Esecutivo(Governo) eGiudiziario(Magistratura) devono essere ben divisi e rispettati per il buon funzionamento di una Democrazia.
Se c’è sovrapposizione siamo in presenza di una democrazia imperfetta, se non di una vera e propria dittatura (cosa che appunto studiano gli studenti in Diritto già in Prima Superiore).
“La nostraCostituzioneè bella e moderna ” ha detto Rovagnati, “ma oggi possiamo aggiornarla, per quanto riguarda i processi civili e penali, nel rispetto di alcuni cardini fondamentali già oggi garantiti, e cioè:
1) Soggezione dei Giudici alle Leggi esistenti
2) NO poteri speciali e straordinari ai Giudici
3) Inamovibilità dei Magistrati, a meno che non ci sia i loro consenso.
IlConsiglio Superiore della Magistratura, che la legge propone di sdoppiare (uno per i Magistrati giudicanti, con una parte eletta a sorteggio, e uno per i PM) oggi deve avere una nuova sensibilità etico-politica.
Non è d’accordo con questa impostazione l’altro relatore,Dario Colasanti,il quale sottolinea come la Riforma, nel caso andasse in porto, non accelererebbe per nulla i processi nè garantirebbe un loro migliore svolgimento.
“LeProcureitaliane oggi sono oberate di lavoro, abbiamo pochissimo personale (in confronto soprattutto alla media europea) dobbiamo risolvere velocemente tantissime cause (a volte avendo poco tempo per pensarci) e nulla viene fatto per migliorare la qualità e l’efficienza del nostro lavoro.
Si vuole solo mettere un muro tra i magistrati, inquirenti e giudicanti, nella convinzione abbastanza offensiva che i giudici non facciano bene i loro lavoro per motivii ideologici o personali.
In realtà iGiudicida sempre cercano di essere il più autonomi e indipendenti possibile, anche se naturalmente siamo persone e a volte possiamo anche sbagliare”.
Anche il discorso delle cosiddette “correnti” all’interno della Magistratura è male impostato: “il 95% dei giudici è iscritta all’Associazione Nazionale Magistrati. In essa ci sono si delle “correnti”, ma non legate a qualche partito, ma in realtà tra chi pensa che le leggi vadano interpretate con rigidità oppure con un po’ più di elasticità. Queste sono le nostre “correnti” !”.
Che i due rami della Magistratura siano poi già oggi ben diversificati, lo dimostra che “il 40% dei casi si risolve conassoluzioni:non c’è alcun sentimento di casta, o di complicità, tra “colleghi” magistrati e inquirenti, questa cosa non esiste !”
Anche l’ipotesi delsorteggioè assurda:” io sono abituato a lavorare in un piccolo Tribunale come Lecco, che ha una quindicina di dipendenti. Se venissi sorteggiato a Roma, come farei a lavorare bene in una realtà che non conosco e per la quale non sono affatto preparato ?”
Sarebbe meglio pensare a migliorare piuttosto laqualità e l’efficienzadel servizio dato dalle Procure, piuttosto che a cercare di dividere i Magistrati, raddoppiando tra l’altro i costi di gestione (due CSM e nuove sedi per lo sdoppiamento) che non velocizzerebbero per niente i processi in corso.
La discussione poi è andata avanti con alcune domande del pubblico (un cittadino che ha dovuto aspettare 13 anni per una sentenza che lo scagionasse dal suo “fallimento”) a cui i relatori hanno ben volentieri risposto.
Ci saranno ancoraaltri incontri a Lecco sull’argomento,visto che ormai la data del referendum (Domenica 22 e Lunedi 23 marzo) si avvicina .
ENRICO BARONCELLI


