Il delirio della disumanità ha sostituito il diritto internazionale: è guerra
Il diritto internazionale e gli accordi di pace faticosamente suggellati dai nostri Padri sono finiti in polvere da sparo…e la disumanità definita ‘meravigliosa’ nella sua ‘fantastica’ versione giustificativa è riuscita a trascinare in guerra con un astuto colpo mancino, l’aggressione inaspettata all’Iran, anche l’Europa.
In ogni caso è doveroso sperare fino all’ultima possibilità di conciliazione che la ragione prevalga.
…”della grande fabbrica non resta più niente, e Villa Badoni è ormai irriconoscibile”. Gli scrittori lecchesi Lorenzo Bonini e Paolo Valsecchi hanno scritto il libro ‘Una casa di ferro e di vento’ edito dalla Casa Editrice Nord s.u.r.l. Gruppo editoriale Mauri Spagnol, ambientato negli anni del ventennio fascista, che riguarda la storia dell’imprenditore Giuseppe Riccardo Badoni, noto in città come GRB, patriarca nella sua villa e nelle sue fabbriche del ferro a ridosso della stazione di Lecco, adorato e temuto dalle sue 11 figlie, che non ha mai accettato la morte dell’unico figlio maschio Antonio designato alla guida dell’azienda, perito a inizio della guerra che doveva risolversi con due cannonate dove ‘il sole non tramonta mai.’
“…un distillato di umanità, di idee, di visioni, ma anche un buco nero di libertà e aspirazioni. Anni di luce, e anni di oscurità”.
A pagina 78 si legge: “…dopo il discorso di Palazzo Venezia (del Duce) e l’entrata in guerra dell’Italia, il padre lo ha chiamato nel suo studio. Gli ha mostrato due veline. La prima, datata 1916 e compilata a mano in inchiostro nero, recava il timbro del Comitato di Mobilitazione Industriale…a lato, in inchiostro rosso, era stato aggiunto che GRB era autorizzato a rimanere fuori dal reclutamento per motivi di servizio. Insomma, durante la Grande Guerra, la fabbrica doveva continuare a produrre…
Una seconda velina, era più leggera, e dattiloscritta. Il simbolo era quello del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, la data il 3 febbraio 1922. La comunicazione era succinta…si diceva che nel bollettino ufficiale del 28 gennaio veniva concessa a GRB la medaglia di bronzo al valor militare. I motivi? Pur non avendo obblighi militari, spinto da sentimenti di amor di Patria, volontariamente dirigeva i lavori riguardanti una importantissima stazione teleferica, oggetto di continui bombardamenti nemici. Rimasta questa distrutta, dava mano a un ciclopico lavoro installando la stazione stessa in una caverna nel brevissimo tempo di 25 giorni…”.
E poi: “la storia si ripete Antonio”.
Antonio poteva restare a dirigere l’azienda di famiglia, scelse invece di servire la Marina, per rendere fiero suo padre e…sicuramente se stesso.
E, a proposito di convocazione degli industriali, il Ministro della Difesa Guido Crosetto, il 7 marzo 2026 ha convocato in videoconferenza gli industriali italiani, 130 persone, compreso il Capo di Stato Maggiore della Difesa Luciano Portolano e il Direttore nazionale degli Armamenti Giacinto Ottaviani e ha esordito dicendo: “è di fondamentale importanza che il sistema Paese operi in stretta sinergia e con rapidità di fronte a una situazione internazionale che potrebbe degenerare”, il ministro ha invitato tutti gli imprenditori a “segnalare tutte le proprie disponibilità operative, i programmi in fase di finalizzazione e ogni iniziativa che possa contribuire, in tempi brevissimi, a rafforzare ulteriormente la difesa, specie quella area dell’Italia e anche quella dei Paesi alleati e dei Paesi amici…in un momento così drammatico, è fondamentale ridurre al minimo gli impedimenti e le procedure burocratiche…”.
Il discorso apre a un possibile e imminente scenario di guerra, non voluta, ma che l’Italia e l’Europa saranno costrette a parteciparvi per ordine velato del Presidente del superlativo: nella magnifica luce del meraviglioso nuovo mondo, alberi stupendi frutteranno denari splendenti solo per gli uomini, che noi, riterremo fantastici. E manderemo all’inferno tutti gli altri. Una guerra avvalorata e condivisa dal Presidente che santifica l’odio in Terra Santa.
Entrambi i Presidenti sostengono di agire in nome di Dio.
Il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha rimarcato il rischio che la guerra può avere nelle piazze italiane e in tutto il mondo. In Italia secondo il titolare del Viminale c’è allerta per 28mila obiettivi sensibili ed è necessario “prestare attenzione alle evoluzioni della discussione pubblica legata alle vicende internazionali perché con il passare dei giorni questi conflitti e le ragioni che ci sono dietro si trasformano in contrapposizioni radicali che si trasferiscono sulla piazza”.
La relazione annuale dell’Intelligence evidenzia che “il tema centrale è l’opposizione alla guerra e agli investimenti bellici nella evoluzione dello scenario contestativo ed eversivo interno…l’attenzione è alta, in particolare, sulle reazioni dell’eterogenea galassia antagonista all’attacco all’Iran per cogliere eventuali tentativi di saldature tra ambienti diversi con l’obiettivo di ricompattare il fronte del dissenso”.
Tutto si sta ripetendo secondo l’originario copione.
Perchè in prima linea sul fronte di guerra non ci vanno i Presidenti benpasciuti a provare l’orrore che dilania l’anima nell’ammazzare la gente e a vedere i corpi umani disintegrarsi sopra a una mina?
Credo che solo i leader di buon animo e di buon senso, dotati di intelligente comunicazione e della diligenza del buon padre di famiglia, possono fermare tutta questa violenza delirante, anche se sono pochissimi al momento, perché i molti hanno altro a cui pensare:
“Combattenti di terra, di mare e dell’aria!
Camicie nere della rivoluzione e delle legioni!
Uomini e donne d’Italia, dell’Impero e del regno d’Albania! Ascoltate!
L’ora segnata dal destino batte nel cielo della nostra Patria. L’ora delle decisioni irrevocabili…
Scendiamo in campo contro le democrazie plutocratiche e reazionarie dell’Occidente, che, in ogni tempo, hanno ostacolato la marcia, e spesso insidiato l’esistenza medesima del popolo italiano…
Italiani!
In una memorabile adunata, quella di Berlino, io dissi che, secondo le leggi della morale fascista, quando si ha un amico si marcia con lui fino in fondo…
L’Italia, proletaria e fascista, è per la terza volta in piedi, forte, fiera e compatta come non mai. La parola d’ordine è una sola, categorica e impegnativa per tutti. Essa già trasvola ed accende i cuori dalle Alpi all’Oceano Indiano: vincere! E vinceremo!…” discorso di Mussolini del 10 giugno 1940 dal balcone di Palazzo Venezia a Roma.
MARIA FRANCESCA MAGNI
