Molte volte, dietrocerte infrastrutture turistiche quanto meno opinabiliche vengono realizzate in montagna, viene posto un “pensiero” che poi regolarmente si manifesta in forma parecchiodogmaticaquando si cerca di osservare la criticità delle opere: «la montagna è di tutti!». Per cui, via con le ciclovie larghe come strade che raggiungono luoghi alpestri incontaminati e spesso spianano sentieri storici o, viceversa, guai a invocare la chiusura di certi percorsi stradali o alpestri perché troppo affollati e per ciò degradati – e degradanti i luoghi che attraversano. «La montagna è di tutti!» ripetono i promotori di quelle opere, «tutti hanno il diritto di poterci andare e di godere delle sue bellezze!»Affermazioni che in realtà nascono ben altri fini – o ben altri affarismi, per meglio dire – le cui parole a loro volta “spianano” le montagne, la loro cultura, l’anima peculiare, in maniera oltre modo pericolosa perché basate sul principio del “si può fare tutto”. L’esperienza montana non conta più, nemmeno la fatica che dava valore alla meta raggiunta e tanto meno la relazione con i luoghi: bisogna arrivarci, punto. E farlo il più agevolmente possibile perché più persone possibili possano farlo.Allora spianiamole tutte queste montagne maledettamente ripide, accidentate, aspre!Chi siamo noi per poter dire che lassù ci si può arrivare solo se ben allenati dopo qualche ora di cammino o soltanto con un’adeguata tecnica ciclistica oppure alpinistica, oltre che con la dovuta consapevolezza del luogo e del contesto? «La montagna è di tutti, tutti ci devono poter salire!»

Questi pensieri, purtroppo spesso articolatiproprio dalle amministrazioni comunali di montagna in una deriva culturale inquietante e irritante, rappresentano una delle più gravi mancanze di rispetto nei confronti dei territori montani anche in forza del suo carattere istituzionale. Dimenticano totalmente di considerare il senso del contesto, come se la montagna fosse un ambito uguale agli altri, soprattutto a quelli cittadini, alterano il valore stesso della presenza umana sui monti basata da sempre e inevitabilmente sul dialogo con i luoghi e le condizioni ambientali, tralasciano – con molto ipocrisia – di proferire quelle affermazioni nella loro forma completa:la montagna è di tuttiquelli che la rispettano. E lo fanno perché, per realizzare certi progetti, sanno benissimo cheil rispetto per la montagna è un ostacolo e non deve essere contemplato, anzi: lo si deve alimentare, spingendo anche i fruitori di quei progetti a dimenticarlo.

Ma a qualsiasi diritto corrisponde undovere:ha il diritto di salire sulle montagne chiunque manifesti il dovere di rispettarle.Altrimenti non può salire, fine della storia. Il mondo è grande, di altri posti belli nei quali divertirsi ce ne sono a iosa. E quando certe amministrazioni pubbliche proferiscono le succitate affermazioni pur di giustificare e realizzare i loro progetti,dimostrano di avere annullato il diritto di amministrare le loro montagne. D’altro canto il voto elettorale è un dovere che garantisce il diritto di scegliere chi si ritiene possa fare del bene ai propri territori. Se questa corrispondenza si rompe, viene rotta ogni altra cosa conseguente. Punto.

LUCA ROTA
http://lucarota.com

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