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Un salto nel passato nei tumultuosi anni ’70, quello compiuto ieri in un incontro dell’Unitre Valsassina con Federico Bario, pittore e scrittore lecchese, che di recente ha dato alle stampe il suo nuovo libro “Come batteva il tamburo”.
Sono riemersi quindi i ricordi di vecchi ideologismi, di lotte e manifestazioni che hanno caratterizzato i nostri anni giovanili, di differenziazioni politiche già all’epoca abbastanza anacronistiche e oggi sostanzialmente dimenticate, come quelle tra i “Trotzkisti” e gli “Stalinisti“, passando per i Marxisti-Leninisti, Anarchici e Alternativi.
In mezzo loro, i cosiddetti “Indiani Metropolitani”, di cui Bario era un rappresentante, che chiedevano più libertà individuali, più confronto e discussione, e cominciavano a mettere in piedi i primi centri sociali (Bario ha ricordato per esempio l’occupazione, sia pure per pochi giorni, della ex caserma Sirtori di Lecco).
Un periodo quindi di scontri ideologici (e spesso non solo ideologici, ma a base di “Hazon 36/Fascista dove sei” ! ) tra gruppi non sempre affini, e soprattutto con i neofascisti: un altro evento fu la devastazione della sede del MSI a Lecco, avvenuta durante una manifestazione, e soprattutto una sparatoria , nel locale inquadrato nella copertina del libro, la vineria Valsecchi (che oggi non c’è più) dove un deputato del PCI, Guido Alborghetti, e Lionello Colombo vennero feriti da colpi di pistola sparati da neofascisti.

Anni turbolenti quindi, ma come diceva Mario Capanna “anni formidabili”, che esprimevano da una parte una volontà di cambiamento politico, soprattutto da parte delle organizzazioni cosiddette extraparlamentari (Avanguardia Operaia, Manifesto ecc.) e soprattutto cambiamenti e libertà individuali.
E’ questo aspetto che è stato soprattutto rimarcato , nel dibattito successivo alla presentazione di Bario: il cambiamento epocale soprattutto nel ruolo delle donne, prima degli anni Settanta ben poco libere e sottomesse alla volontà del padre/marito. Una serie di diritti civili, portati avanti soprattutto dai Radicali e da esponenti come Marco Pannella ed Emma Bonino, che hanno portato al referendum sul Divorzio (1974) , sull’Aborto, e successivamente al riconoscimento delle coppie gay e delle unioni civili.

Nel mezzo però anche l’ombra tragica della droga, e qui il dibattito si è diviso. “NO ALLA DROGA ARMA DELLA BORGHESIA”, era il titolo di un giornale di estrema Sinistra dell’epoca, ricordato dal sottoscritto, che stigmatizzava come la diffusione della droga tra giovani fosse anche uno strumento politico per depotenziare la loro volontà di cambiamento, per istupidirli e renderli politicamente inoffensivi.
Non molto d’accordo su questo aspetto Bario, che invece ha sottolineato come l’uso della droga fosse trasversale alle classi sociali, agli abbienti e ai meno abbienti, ai giovani e ai meno giovani.
Le conseguenze tragiche però si vedevano, soprattutto nella città di Milano, dove spesso si trovavano dei veri e propri “zombies” umani, che arrancavano nelle metropolitane (“hai 100 lire ?” chiedevano ai passanti) si facevano spesso investire dai tram, non accorgendosi del loro passaggio, e molti morivano in desolate e squallide case ringhiera.
Insomma un periodo vitale ma nello stesso tempo tragico, conclusosi infine con l’amara esperienza del terrorismo, che non ha più lasciato margini per esperienze diverse e discussioni: una semplificazione, quella terrorista, che ha solo dimostrato la pochezza politica e intellettuale di chi se ne è lasciato irretire, come è emerso da alcuni interventi di ieri.
Un periodo ormai consegnato alla Storia , su cui è comunque utile una riflessione, e che l’opera di Bario ci aiuta a ricordare.

ENRICO BARONCELLI

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