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Le ricorrenze rappresentano spesso degli ottimi motivi per riproporre temi di notevole interesse storico, artistico e culturale.

All’ottavo centenario della morte di Francesco d’Assisi, avvenuta il 3 ottobre 1226, si collega la conferenza, intitolata “Frati “ad arte”, Artisti, cultura e maestranze tra Monte Barro e territorio lecchese”, proposta dall’Associazione Giuseppe Bovara di Lecco e svoltasi in data 11 marzo presso l’Officina Badoni.

Hanno animato l’intervento i seguenti relatori: la professoressa Giovanna Virgilio, autrice del testo “La chiesa di Santa Maria sul Monte Barro. Una presenza francescana in Alta Brianza” e Giancarlo Colombo, frate custode dell’Archivio storico della Provincia dei frati minori della Lombardia.

In apertura Giovanna Virgilio ha indicato tra gli altri, come fonti di ricerca, gli studi di Giuseppe Panzeri e di Gianfranco Bonifaci rivolgendo il proprio ringraziamento sia a quanti le hanno permesso di consultare gli archivi sia al sovvenzionatore della pubblicazione.

La studiosa ha preliminarmente ceduto la parola a frate Giancarlo cui è stato richiesto un inquadramento dell’operato degli Archivi. Il religioso ha ripercorso affettuosamente le tappe della vita di San Francesco e quelle dell’Ordine al quale il Santo aveva dato origine, sottolineandone la rapida crescita. Infatti, già nel 1221 il numero dei frati “era passato da 12 a 3000”. Ha ricordato i conflitti sorti all’interno dell’Ordine che portarono alla spaccatura tra gli Osservanti, più legati alla Regola francescana, e i Conventuali, che richiedevano un’interpretazione meno rigida della stessa.

Gli Osservanti si diffondono in Lombardia e in Piemonte. Francesco Tornielli, nato nel 1497 in Lomellina, entrò a ventun anni a far parte della famiglia dei Frati Minori Osservanti, ma poi fu attratto da uno stile di vita più rigoroso qual era quello della stretta osservanza cui avevano dato vita i confratelli Pietro da Varese, Agostino da Milano, Angelo da Vigevano e Benedetto da Manera, insediatisi nel convento di Monte Barro (Galbiate) e in quello di San Giacomo di Lecco. Tornielli, che venne riconosciuto come animatore degli aderenti alla stretta osservanza milanese, accordatosi con altri promotori presenti nella penisola, si recò a Roma per definire l’azione comune dei Riformati e ottenere il beneplacito del papa. Clemente VII, con la Bolla In suprema militantis, (1532) riconobbe le istanze dei Riformati. Di ritorno da Roma, a Tornielli fu assegnato il convento, denominato S. Maria di Monte Barro, dove lo stesso dimorò assieme agli altri Riformati.

Gerardo Subaglio, che ha contribuito alla narrazione della storia dei Minori Osservanti, con un focus particolare sulle trasformazioni e la diffusione della Riforma, fonte preziosa per i riferimenti geografici che rimandano alla Diocesi di Como e all’area del Monte Barro, ci offre di Tornielli il profilo di un’anima limpida e rispettosa dei valori cristiani prescelti.

La presenza dei francescani a Lecco è attestata verso la metà del XV secolo, come certifica un atto rogato nel 1440. Accanto alla Chiesa di San Giacomo sorgeva un ospedale attivo nel 1397. Non è azzardato ipotizzare che i francescani siano stati chiamati a Lecco per svolgere attività di assistenza ai malati in questo luogo.

Nel 1898 nasce la provincia di Lombardia dei Frati Minori.

Frate Giancarlo, dopo aver lamentato la flessione in termini di quantità degli appartenenti all’ Ordine religioso, che raggiunge attualmente il numero complessivo di 400 presenze in tutto il Nord Italia, spiega il compito degli Archivi che è quello di conservare i documenti prodotti dai conventi. Detti documenti, che comprendono altresì quelli delle Missioni, sono utili anche per ricostruire alberi genealogici. Il documento più antico è rappresentato dalla Bolla di Sisto IV che concede agli Osservanti di Como, Bergamo e Brescia di staccarsi da Milano.

Giovanna Virgilio riporta l’attenzione sulla splendida Chiesa di Santa Maria sul Monte Barro e sugli affreschi precisando che il suo studio ha tenuto in considerazione anche i complessi dello scomparso San Giacomo degli Zoccolanti di Lecco, di Santa Maria degli Angeli a Erba, di Santa Maria della Misericordia a Missaglia, e di Santa Maria di Sabbioncello a Merate

La chiesa di Santa Maria inizialmente era dedicata a San Vittore: le origini quasi leggendarie la fanno risalire al periodo di Ambrogio. Alla fine del ‘400 viene gestita da una confraternita dedicata alla Madonna. I frati, che abitavano a Lecco, sono accolti nel convento a fianco.

Verso gli anni ’80 del 1500 i Padri Riformati edificano sul lato sinistro due cappelle: una dedicata a S. Antonio da Padova, un’altra a S. Francesco.

L’ampliamento del presbiterio risale al 1600.

Il sito del Monte Barro è molto importante perché da esso si irradia in tutta la Lombardia il movimento dei Frati Francescani. Padre Arrigoni di Galbiate diffonde all’estero la Riforma cui avevano aderito i primi Osservanti presenti nel convento i quali, già in precedenza, conducevano una vita penitenziale. La Chiesa di Santa Maria, testimonianza eccezionale del prestigioso convento sorto sul finire del XV secolo, si inserisce all’interno di una fitta rete di insediamenti dell’ordine francescano in parte scomparsi, distribuiti nell’area compresa tra Lecco, Erba e il Meratese.

Un aspetto importante è rappresentato dalla decorazione pittorica all’interno della Chiesa. È da considerare la decorazione tardo cinquecentesca per la cappella dedicata a S. Francesco. La decorazione risulta assai ammalorata, gli affreschi compromessi.

Nella cappella dedicata a S. Francesco sono rappresentati diversi Santi.

Le rappresentazioni tardo cinquecentesche dei protomartiri cristiani (trucidati nel 1220 nel tentativo di convertire i musulmani) sono state realizzate oltre che per la Chiesa del Monte Barro, anche per la Chiesa di San Giacomo di Castello e per la Chiesa di Sabbioncello di Merate ad opera della bottega dei fratelli Galimberti, detti Chiozotti di Germanedo.

Oltre alle pitture, sono presenti anche sculture, tra cui la statuetta del tabernacolo piramidale con San Vittore e la statua della Madonna con Bambino. La relatrice nomina alcuni scultori tra cui Andrea Albiolo da Bellagio.

A conclusione dell’incontro, viene rimarcata l’importanza dell’area lecchese, luogo di diffusione della presenza francescana con tutto il suo portato di spiritualità e di arte, luogo nient’affatto decentrato in quanto cerniera tra il territorio comasco e quello milanese.

TERESA CASSANI

La Chiesa di Santa Maria degli Angeli sul Monte Barro

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