Le basi militari americane collocate in Italia possono essere usate dagli USA per la guerra contro l’Iran?
Sì, con l’autorizzazione del Governo italiano. E gli accordi sono coperti da segreto di Stato. Il 5 marzo 2026 il MinistroGuido Crosettoha riferito in Parlamento che ‘per ora non sono pervenute richieste da parte degli Stati Uniti sull’uso delle basi presenti sul territorio italiano” e, ricorda, che ogni attività avviene nel quadro dei trattati internazionali del 1951 e del 1954. In data 13 marzo 2026 il Consiglio Supremo di Difesa riunito dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, pur ribadendo che l’Italia non partecipa al conflitto USA-Israele contro l’Iran e non prenderà parte alle operazioni militari, ha concesso l’uso delle basi per proteggere ‘uomini e infrastrutture’ richiamando l’art. 11 della Costituzione: l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa.
La Presidente del ConsiglioGiorgia Meloniin Parlamento, dopo l’incontro, ha spiegato che l’Italia è pronta ad aiutare i Paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo soltanto con strumenti difensivi: sistemi per la difesa aerea, capacità antimissile e contromisure contro i droni.
Una delle questioni più controverse non specificate, almeno negli enunciati, riguarda l’uso delle basi americane sul suolo italiano con scali logistici per operazioni militari, come l’installazione satellitare Mobile User Objective System MUOS in Sicilia nella base diSigonella: poligono di manovra di pattugliatori marittimi, cargo, convertiplani e droni, a lungo raggio d’azione e quota di tangenza ideale per operazioni di sorveglianza…
Il Consiglio di Difesa italiano ha sottolineato che la guerra in Medio Oriente, scatenata dall’aggressione USA-Israele contro l’Iran, ha indotto l’Italia alla massima allerta, garantendo l’uso delle basi americane solo per attività di supporto tecnico-logistico e addestramento, non operazioni di attacco diretto. Quale significato può essere dato a queste parole?
Eventuali ulteriori richieste USAdovranno essere discusse in Parlamento.
Le norme a cui fanno riferimento i politici sull’uso delle basi statunitensi in Italia sono accordi internazionali bilaterali e multilaterali.
La Convenzione di Londra del19 giugno 1951conosciuta come NATO SOFA o Status of Forces Agreement, definisce lo status giuridico delle forze armate dei Paesi NATO quando sono allocate sul territorio di un altro Stato membro. Si applica ai membri delle forze armate e al personale civile al loro seguito, stabilisce le procedure penali e amministrative applicabili al personale militare e non presente sul territorio dello Stato che ospita le basi, oltre a regolamentare l’ingresso, l’uscita, e l’uso delle infrastrutture nelle basi. L’Italia ha ratificato la Convenzione con la legge 30 novembre 1955 n. 1335.
Nel 1954 l’Italia sottoscrisse un accordo bilaterale con gli USA, i salvatori e vincitori della guerra del 1940-1945, riconosciuto come il fondamento giuridico che regola l’uso specifico delle basi da parte degli americani. Tali accordi consentono illibero uso americanoper rifornimento e attività logistiche. In cosa consisteranno le attività logistiche?
Mentre per le operazioni di guerra attive, tra le quali si dovrebbero annoverare: il transito nella penisola di armi, rifornimenti, soldati, decolli di velivoli…le norme prevedono il nulla osta del Governo italiano, come è stato diligentemente concesso.
Allora l’autorizzazione all’uso delle basi può essere inteso come un avallo italiano all’attacco militare intrapreso da USA e Israele contro l’Iran in via precauzionale a fronte di un ipotetico rischio nucleare?
Sì, secondo l’interpretazione del Consiglio di Difesa italiano: per ragioni di sicurezza nazionale l’Iran non può avere l’uranio.
In ogni caso gli americani sarebbero tenuti a usare e chiedere le basi solo in cooperazione con la NATO o impegni interalleati.
Le basi americane in Italia non sono soggette a canoni d’affitto né a limiti temporali e, se concesse per impieghi bellici privi di mandati internazionali d’azione difensiva sono in netta contraddizione con l’art. 11 della Costituzione e confliggono con l’art. 5 del Patto Atlantico che prevede la clausola della difesa collettiva quando un Paese Nato viene attaccato, non quando attacca.
E’ doveroso il richiamo dell’art. 4 dello stesso Patto che prevede la consultazione tra gli alleati quando l’integrità territoriale o la sicurezza sono minacciate.
In questo caso siamo stati attaccati?
MARIA FRANCESCA MAGNI
