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Il grande giornalista e scrittore, nonchè partigiano piemontese, Giorgio Bocca, negli ultimi anni della sua vita si rammaricava di essersi precedentemente entusiasmato per la novità politica rappresentata dalla Lega e dalla “scesa in campo” di Umberto Bossi.
In realtà non era stato il solo: io stesso vedevo favorevolmente agli inizi la storia politica della Lega, che doveva rappresentare le istanze del Nord (non solo in antitesi con la “Questione Meridionale” di Salveminiana memoria, preesistente da più di un secolo) ma come terreno di confronto e di sviluppo.
Ottimisticamente speravo ad esempio che i Sindaci della Lega sarebbero stati, proprio perchè più legati al loro territorio, molto rispettosi dell’ambiente naturale e anche dei monumenti storici, delle tradizioni, della cultura locale insomma, di cui all’epoca mi stavo occupando.

Purtroppo mi sono accorto presto del mio madornale errore: come nemmeno le cavallette avrebbero saputo fare, certi Sindaci leghisti hanno vandalizzato non solo l’ambiente naturale (pensiamo a quello che è successo ad esempio ai Piani di Bobbio) ma non hanno dimostrato alcun rispetto per la storia e i monumenti preservatici dai nostri padri.
A Introbio è stato distrutto il “Palazzo del Pretorio” , antica sede comunale risalente al Medio Evo, distrutti i muri di un forno fusorio costruito nel 1652 dal Conte della Valsassina Don Giulio Monti, e un albergo ottocentesco molto caratteristico costruito a fine Ottocento anche sui resti di una tomba gallica .
A Cassina e a Cremeno è stato completamente raso al suolo da sindaci leghisti il centro storico, compresi alcuni portoni di pregio risalenti al Cinquecento, a Premana, quando è stata costruita l’area industriale a Giabbio, non c’è stato nessun rispetto per reperti di archeologia industriale sul fiume Varrone che avrebbero potuto costituire un magnifico museo a cielo aperto (la più importante di queste officine cinquecentesche è diventata una cabina dell’Enel !) .
Potrei andare avanti a lungo, ma è meglio che mi fermi.
Torniamo quindi alla Lega: in realtà, quando è stata fondata da Umberto Bossi e Roberto Maroni, questa sembrava essere una “costola della Sinistra“: e a sinistra raccoglieva molte simpatie, soprattutto tra gli operai e i lavoratori, dopo lo scioglimento del PCI. Molti dirigenti sindacali della CGIL erano persino imbarazzati, di come molti loro aderenti politicamente si fossero iscritti o votassero per la Lega.
Bossi aveva veramente costituito un nuovo Partito popolare di massa, operaio, e lo rappresentava anche fisicamente quando si presentava in canottiera e insultava “il mafioso di Arcore” “Berluskaz” .

La conseguenza politica era che la Lega era spesso alleata alla Sinistra anche nelle amministrazioni locali (come ad esempio a Ballabio) negli anni ’90.
Poi la svolta, quando Bossi accelerò sul tema della “Secessiun” : il PDS (Partito Democratico della Sinistra) non poteva accettare che si mettesse veramente in discussione l’Unità d’Italia, nata nel 1861.
La strana alleanza quindi si ruppe definitivamente: entrò in campo allora Berlusconi, il quale aveva capito che erano solo chiacchere da osteria (“chiacchere e distintivo” come dicono gli amici meridionali).
Berlusconi quindi allungò la mano , e secondo qualche maligno anche il suo ampio portafoglio, ripagando molti dei debiti che la Lega aveva.
La Lega diventò allora la sua più stretta alleata, unendosi anche agli ex missini di Alleanza Nazionale, guidati da Gianfranco Fini.

Il Senatore lecchese Roberto Castelli venne così inviato per cinque anni, dal 2001 al 2006, in un Ministero strategico per Berlusconi (sempre impegnato in numerose cause legali) quello della Giustizia.
La promessa era quella di accelerare il processo di autonomia delle Regioni, alle quali era stata data piena competenza in tema di Sanità pubblica (che infatti oggi è molto diversificata da una Regione all’altra, non un grande risultato) mentre il tentativo di regionalizzare anche le Scuole , con l’obiettivo di lasciare al Sud i professori meridionali e impedire il loro trasferimento nelle scuole del Nord, è stato respinto.
Dopo cinque anni di Governo Berlusconi, l’unico risultato portato a casa dalla Lega è stato un decreto – legge sull’autonomia, prontamente stracciato come prevedibile dal successivo Governo Prodi nel 2006.

Poi , nel 2013, il cambio di linea: Umberto Bossi, già malato, è travolto dagli scandali che coinvolgevano i suoi figli (gestione allegra dei soldi pubblici e delle finanze della Lega), Matteo Salvini prende il comando, Maroni si defila ma poi ritorna pentito, e la Lega diventa nazionalista . A Pontida nel 2019 vengono presentati i nuovi Sindaci della Sicilia e della Calabria, il Presidente della Regione Sardegna e quella delle Marche.
La Lega del 33% però vira decisamente a destra: si allea con i nazionalismi più oltranzisti di Marina Le Pen in Francia, Orban in Ungheria, strizza l’occhio addirittura a Putin.
Accentua il suo carattere anti europeo e anti -immigratorio, non più contro i Meridionali (“Forza Vesuvio !” gridava Salvini all’inizio) ma contro gli extracomunitari, che però i padroncini del Nord assumevano in massa per tenere bassi i costi dei salari, e diventa la Lega che vediamo oggi, che in realtà lascia abbastanza perplessi non solo gli osservatori, ma anche molti dei suoi soci fondatori come appunto Roberto Castelli, che se ne sono andati.
Vedremo se ci sarà una ulteriore evoluzione, come a dire il vero speriamo: questa linea politica, che vuole fare concorrenza a destra al Partito della Meloni, ha a mio parere ben poco senso.
Peccato anzi, perchè è stata una occasione sprecata, come quella che Umberto Bossi invece era riuscito a costruire: partito di massa, radicato tra i lavoratori e forse anche progressivo. Sarà ancora così un giorno ?

ENRICO BARONCELLI

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