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Il Bitter milanese, l’inconfondibilmente rosso, un successo dell’imprenditore Gaspare Campari

L’Elisir dei sogni” La saga dei Campari, è il libro della scrittrice Silvia Cinelli edito da Rizzoli, pubblicato da Mondadori Libri S.p.A., realizzazione editoriale: Studio editoriale Littera.

La penna dell’autrice ha sfiorato appena le vite dei protagonisti, dando risalto al laboratorio di Gaspare Campari, l’imprenditore patriarca che cercava di ‘mescere fiori, spezie e bucce d’agrumi nel suo laboratorio da liquorista sotto il Coperto dei Figini”.

Correva l’anno 1862, a Milano si respirava aria di intraprendenza e inventiva, Gaspare Campari è arrivato da poco in città, è un artigiano liquorista, originario di Cassolnovo, è partito da Novara con moglie e 5 figli dopo aver lasciato il suo Caffè dell’Amicizia che da un po’ gli stava stretto, con il desiderio di creare qualcosa di unico in quella grande città in fermento che apriva le porte alle idee più innovative e si proiettava con fiducia nel progresso.

12 dicembre 1882, Milano guardava al futuro: “è la sera che il futuro arriva in piazza Duomo. Sotto i Portici Settentrionali, al posto delle vecchie lampade a gas, l’amministrazione comunale ha fatto installare sessanta lampadine Edison, alimentate dalla centrale di Santa Radegonda, una delle prime centrali elettriche in Europa…all’improvviso, come in una silenziosa esplosione, l’impulso elettrico raggiunge le lampadine e tante piccole stelle si mettono a brillare di luce propria…”. Un futuro luminoso come agognato dalla famiglia Campari, presente alla cerimonia.

Letizia, la moglie dalla chioma rossa, si è dedicata anima e corpo per dar voce al successo dell’azienda familiare. Dopo la morte di Gaspare, Letizia ha guidato il passaggio dell’impresa nelle mani dei due figli, contravvenendo ai piani del capostipite: Davide e Guido, diversi per passioni e obiettivi, amori travagliati e solitudini inquietanti…che si trovano l’uno di fronte all’altro per spartirsi l’eredità paterna, si soppesano e si scontrano fino a non parlarsi più.

Davide vorrebbe imparare il mestiere di liquorista, ma suo padre gli impone di stare in sala con la madre…: “non c’è bisogno di altri liquoristi in famiglia. Ci siamo già io e tuo fratello: Giuseppe in laboratorio, tu e Guido alla vendita, tra la gente”…ma Giuseppe ha ben altro nella testa, gli piace studiare, si è iscritto alla facoltà di Lettere e Giurisprudenza, ma in famiglia fanno finta che sia solo un passatempo, un vezzo per così dire.

Davide, manda giù la saliva e rimane come pietrificato davanti a quel padre che non l’ha scelto…

Passano gli anni, e alla fine, dopo travagliate vicissitudini, rimarrà solo Davide, l’escluso da suo padre, il primo ottobre 1904 all’inaugurazione della fabbrica Campari, gli altri se ne sono andati tutti. Mentre un pezzo di cuore trionfa d’amaro quel giorno, un pensiero di gomma cancella tutti quei se…se…se, è “inutile chiedersi cosa poteva andare diversamente, il risultato delle sue scelte è di fronte a lui, solido e immutabile, perciò nessun ripensamento, adesso, nessuna incertezza: un taglio netto e via. Si comincia”.

Come si definisce un ricordo quando è legato a un passato felice ma ti rende triste? Bello o brutto? Felice o triste? Sì, forse è meglio non pensare, è più facile andare avanti.

E lontano è il tempo in cui Gaspare passava i giorni e le notti nel laboratorio a provare e a riprovare ricette tra provette e miscugli, dedicando decenni alla ricerca e allo studio per trovare il perfetto equilibrio dell’elisir dei sogni. E finalmente ci riesce a creare il famoso Bitter Campari, inconfondibilmente rosso e dal sapore dolceamaro, che è diventato un’icona di Milano. Da allora l’ascesa dei Campari è inarrestabile. Nel 1867 nella nuova Galleria Vittorio Emanuele II apre il Caffè Campari dove si ritrovano signore raffinate, ricchi borghesi, politici, scrittori, musicisti, compresi i giornalisti del Corriere della Sera…che, alla morte di Gaspare titolano il 16 dicembre 1882: “Un self-made man…Gaspare Campari era un uomo che aveva fatta la sua fortuna da sé…”.

“per tutti gli anni che ha lavorato sotto padrone, al Bass e al Cambio di Torino, ha creduto sinceramente di aver dato il massimo, di aver fatto del suo meglio, ma quando poi si è messo in proprio ha scoperto di avere una riserva supplementare di energie, e che il suo meglio poteva ancora essere superato”.

MARIA FRANCESCA MAGNI

n.d.r.: Ricordiamo che ANTONIO MIGLIAVACCA, il fondatore della Villa Migliavacca a Introbio, oggi sede comunale, era rappresentante in Lombardia proprio per la vendita della Campari (oltre che di liquori vari) ed è con questa che ha fatto la sua fortuna, che gli ha permesso di costruire la Villa a Introbio, affidandone la costruzione nel 1912 all’architetto Bottoli e all’ingegner Arrigo Rossi.

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