Le pedalate democratiche sulle Alpi e in Palestina.Erano i tempi in cui la bicicletta si definiva “macchina” (o “bicicletto” al maschile fino a fine ‘800). Il ciclista era il “velocipedista” e le donne in bicicletta ” signore biciclettiste” a cui spesso veniva consigliato un abbigliamento e un portamento consono.
Nascevano i primi “globe trotter” ciclisti che pedalavano per tutta l’Europa e “sconfiggevano” i passi alpini.
Uno di questi coraggiosi, rimasto anonimo, nei primi anni del Novecento affronta la traversata ciclistica sulla strada napoleonica del Sempione-Domodossola-Briga, 60 Km in 10 ore, con bici a mano nelle gallerie.
Il passaggio doganale in bicicletta era una operazione molto complessa e si svolgeva in 15/30 minuti, e c’era un dazio molto oneroso, si pagava fino a 0 ,70 lire al chilo.
Le strade sul versante svizzero non erano perfette: “gli ultimi 3 km sopra Brig sono in cattivissima manutenzione, molto fangoso e polverosissimi”
Nel.1904 la rivista del “Touring Club Italiano” formulò questo ingenuo è divertente assunto: “Nel volgere di pochi anni tutti gli organi della bicicletta si sono radicalmente modificati e perfezionati, in modo che si puo’ dire che la moderna bicicletta e’ una macchina quasi perfetta. Solo un organo non ha subito modificazione alcuna, il pedale”
Cycling over the Alps by G..Butler Morris, illustrated with photogtaphs by the Author.
Publisher: Wide World Magazine (1898-1965).
In-8° (22 x16 cms), 11 pages, illustrated.
1922.
Un viaggio fantastico in bicicletta sopra le Alpi in solitaria, iniziato nel 1912 a seguire per alcuni anni, sempre con partenza nel mese di giugno fino al finire di settembre, toccando Francia, Svizzera, Italia, Austria, e percorrendo i laghi prealpini: lago Maggiore, lago di Lugano e lago di Como, e gli svizzeri Lago di Ginevra e Lago di Lucerna attraversando vari passi alpini, il passo del Sempione, il Furka, il Grimsei, fino a valicare i passi dello Spluga, del Bernina, dello Stelvio.
La foto di copertina ritrae l’autore al Passo dello Spluga insieme alle due guardie di frontiera e alla sua bicicletta, e ancora a pagina 6 una illustrazione raffigura la impervia e difficile strada dello Spluga, conosciuta come Via Mala mentre si inabissa in una galleria.
La discesa dal passo Spluga a Chiavenna ricorda l’autore “è stata molto problematica, e ha impegnato molto tempo per via della pendenza che mi ha costretto a fare tratti a piedi anche per paura di finire in qualche precipizio”.
A pag. 8 illustrazione della sommita’ del passo dello Stelvio con in primo piano l’Hotel Ferdinand Shohe.
“Il piu’ impegnativo da affrontare con tratti di estrema difficolta’ quasi insuperabili coi suoi 48 tornanti da Prato dello Stelvio a salire che rendono iconico questo passo alpino”
E finalmente il passaggio dai laghi “coi loro imsuperabilii panorami, la brezza mite, le ville di pregio e.gli alberghi da sogno”.
Un elogio sentito al Lago di Como: “incantevole delizia per gli occhi”.
E l’arrivo a Grenoble con queste incentivanti parole: “They were all good ones!”
Un tour per i tempi che rimane certamente scolpito nella mente dei cultori della bicicletta.
La storia della bicicletta in Palestina e’ un racconto di resilienza dove pedalare assume spesso un valore politico e sociale significativo.
A Gaza nonostante la estrema difficolta’ e la distruzione delle infrastrutture, squadre di para-ciclisti (come i SunBirds) utilizzano la bicicletta per portare aiuti umanitari e messaggi di speranza superando ostacoli fisici e politici.
Pedalare in bicicletta in Palestina rappresenta una forma di riappropriazione dello spazio e di resistenza non-violenta.
Malah Hasan e’ la cofondatrice di Cycling Palestine: “viaggiamo da un villaggio all’altro per riconnettere i palestinesi alla loro terra”
Questo club e’ aperto alle donne; una donna che gira in bici per la West Bank e’ piu’ che accettata. Si organizzano spesso viaggi di oltre 40 km come quello da Gerico a Tubas.
Il ciclismo nei territori occupati “e’ uno strumento per il cambiamento, rispetta l’ambiente ed e’il miglior modo per rompere il ghiaccio. Ogni volta che siamo in viaggio, qualcuno vuole parlarci, scoprire chi siamo”.
Per seguire questi esempi, molte pedalate pro-Palestina vengono organizzate in varie citta’ del mondo e vogliono rappresentare un viaggio ecologico di solidarieta’ e vicinanza a Gaza.
Allegate seguenti immagini fotografiche:
L’autore al passo dello Spluga.
Passaggio impegnativo sopra Campodolcino in Val San Giacomo.
La sommita’.dello Stelvio con in primo piano lo storico Hotel FerdinandShohe.
Giancarlo Valera


