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Molta nostalgia e saletta piena di gente, al piano terra di Villa Manzoni di Barzio, per ricordare insieme ad Angelo Scandella la “Passione di Barzio“, una celebrazione teatralizzata religiosa che coinvolgeva molti personaggi del paese.
Una tradizione che risaliva addirittura al ‘500: ne parla San Carlo Borromeo nel 1575, e che veniva rinnovata ogni due o tre anni, senza scadenza fissa, in una lunga rappresentazione scenica che durava circa tre ore , dalle ore 21 alle 24, che coinvolgeva molti barziesi.

Rappresentazioni che si sono svolte nel 1880, negli anni ’20 e negli anni ’30 del Novecento.
Il tutto si svolgeva nella piazza principale, quella dove oggi c’è il leone di Medardo Rosso: da un lato vi erano quattro palchi, uno per il Governatore Ponzio Pilato (che poi si spostava salendo su un terrazzino per far vedere meglio che “si lavava le mani“) e gli altri per i giudici Caifa e i notabili romani e israeliti.
Naturalmente tutti erano vestiti secondo i costumi dell’epoca: i bambini spesso vestiti da angeli, e altri adulti da soldati romani.
Al centro della piazza era conficcato un palo, dove veniva fustigato Gesù, in un altro angolo le tre croci del Golgota, dove arrivava la lenta processione che percorreva prima le vie del paese.
Infine l’albero secco a cui si sarebbe impiccato Giuda, preso dai rimorsi, dopo aver lanciato via i trenta denari ricevuti come premio per il suo tradimento.
E qui arrivava la parte scenica forse più spettacolare (e anche un po’ pericolosa, come ricordava qualche testimone) : l’ingresso di diavoli scalmanati, entrati in piazza appena dopo il suicidio di Giuda, a bordo di un carro fiammeggiante (delle pigne incendiate erano poste sui lati del carro) per portarlo via subito all’Inferno !
Spesso i personaggi erano interpretati dalle stesse persone, che avevano le caratteristiche fisiche e che vi si immedesimavano perfettamente.

Ne ha parlato il grande giornalista che aveva casa di villeggiatura a Barzio, Mario Borsa, direttore del Corriere della Sera nel dopoguerra, e che descrisse “la Passione di Barzio” in un articolo sul Times di Londra degli anni Trenta: scritto e recitato in un “linguaggio aulico“, diceva Borsa, ricordando che il canovaccio era stato scritto due secoli prima , cioè intorno a metà del Settecento (guarda caso proprio quando il grande commediografo Carlo Goldoni di Venezia riformò il teatro dettando le modalità conformi del “canovaccio”).

Le ultime rappresentazioni si svolsero nel 1952 e nel 1954 : poi, a differenza che in altri paesi dove hanno continuato la tradizione di recitare il dramma di Gesù (come a Biella ma anche in molti paesi del Veneto, Lazio, Marche e in Sicilia) forse per volere della Curia arcivescovile milanese, che aveva notato segni di disaffezione e di poco rispetto per la tragedia di Cristo, è stata definitivamente interrotta questa antica e storica rappresentazione.
Molta nostalgia però per i pochi testimoni rimasti, dopo più di 70 anni, e per i figli e i nipoti che ricordavano alcuni episodi, che sono intervenuti nel dibattito originato dall’esposizione di Scandella.
Chissà che un giorno non venga ripresa , dopo una così lunga interruzione.

ENRICO BARONCELLI

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