Il ritiro sociale dei giovani va affrontato ora!
Anche nella provincia di Lecco si registra una crescente diffusione del ritiro sociale volontario tra i giovani, fenomeno noto come “sindrome dell’Hikikomori”.
Questo fenomeno ha ricadute profondissime sulla vita dei ragazzi e delle famiglie coinvolte e necessita di interventi mirati e concreti. Per questo Azione ha presentato una proposta di legge specifica a firma degli onorevoli Ruffino, Bonetti, Pastorella, Richetti, Benzoni, Rosato, D’Alessio, Sottanelli, Onori, Grippo.
Eppure, a distanza di mesi, il Parlamento non ha ancora avviato una discussione della proposta e un destino analogo è toccato anche alle proposte presentate anche da esponenti della maggioranza. “Questo silenzio indifferente, su una misura così importante, non è accettabile. Troppe famiglie si sentono smarrite di fronte a questi comportamenti patologici. A volte il problema viene confuso o non compreso e questo ritarda un intervento e l’avvio di un percorso di guarigione” commenta Eleonora Lavelli, segretaria di Azione Lecco.
“La salute, anche mentale, rappresenta uno dei tre pilastri fondamentali del partito di Azione e per questo abbiamo a cuore questo problema e vogliamo affrontarlo sul territorio e in parlamento”.
A livello istituzionale, l’obiettivo della proposta di legge presentata è contrastare e prevenire questo fenomeno sociale e psicologico, nato in Giappone ma oggi presente anche in Italia, dove – secondo le ricerche dell’istituto superiore della sanità – si stimano tra i 50.000 e gli 80.000 casi, soprattutto tra gli 11 e i 19 anni. Il ritiro sociale tende a svilupparsi generalmente in tre fasi: una iniziale caratterizzata ad un isolamento lieve, seguita da un rifiuto attivo delle relazioni, fino a sfociare in una condizione di isolamento totale. In questi casi possono manifestarsi conseguenze gravi, come l’abbandono scolastico o lavorativo, la drastica riduzione dei contatti sociali e alterazioni del ritmo sonno-veglia.”
«Si tratta di un fenomeno complesso — aggiunge Rosaura Fumagalli, presidente di Azione Lecco — determinato da fattori culturali, psicologici e sociali. L’uso di internet e dei dispositivi digitali può incidere, ma non rappresenta la causa principale. Per affrontare situazioni così articolate è indispensabile un lavoro di rete tra professionisti, scuole, famiglie e terzo settore: quest’ultimo può giocare un ruolo chiave, fornendo strumenti concreti, accompagnamento costante e progetti mirati che favoriscano interventi realmente efficaci sul territorio».
La proposta di legge intende prevenire e contrastare il ritiro sociale giovanile attraverso un approccio integrato, che prevede:
• il rafforzamento della collaborazione tra scuola e famiglia;
• il potenziamento del supporto psicologico e l’attivazione di percorsi di reinserimento;
• l’istituzione, presso il Ministero della Salute, di un Osservatorio nazionale composto da rappresentanti istituzionali, professionisti e associazioni, con il compito di monitorare il fenomeno, promuovere la ricerca, analizzare i dati e formulare proposte di intervento;
• l’elaborazione di un Piano nazionale triennale, da adottare entro sei mesi, con azioni di monitoraggio, prevenzione e intervento precoce, comprensive di formazione degli operatori, campagne di sensibilizzazione e sviluppo di reti territoriali di supporto;
• la creazione di un fondo dedicato pari a 50 milioni di euro annui per il periodo 2026–2030, destinato a finanziare le misure previste, con risorse provenienti dal fabbisogno sanitario nazionale e da una rimodulazione di altri fondi pubblici.
Intervenire tempestivamente è fondamentale per prevenire l’aggravarsi di queste situazioni e offrire ai giovani strumenti concreti per uscire dall’isolamento.
Anche sul nostro territorio però si può fare molto, spiega la professoressa Annarosa Besana. “In base alla mia esperienza professionale in un liceo del casatese, posso dire che due attività coltivate a scuola portano grandi benefici con questi ragazzi: il TEATRO (riappropriazione del proprio corpo, dello spazio, delle emozioni, capacità di lavorare con gli altri, autostima) e l’ORIENTEERING (favorisce l’autonomia, il lavoro di squadra, la capacità di adattarsi a diversi ambienti, non richiede nessuna dote fisica particolare)”.
Accanto a questo, occorrerebbe potenziare i corsi di aggiornamento per professori e professionisti sociosanitari e promuovere interventi mirati fin dall’infanzia, in collaborazione con le organizzazioni del Terzo Settore, le associazioni e i Comuni, a cui vanno dati finanziamenti certi e non risicati.
I giovani sono il capitale più prezioso e non possiamo permettere che chi non sta al passo con la società venga dimenticato. Per quanto ancora ignoreremo il problema?
AZIONE LECCO
