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La falce e il carrello, il libro di Bernardo Caprotti, l’imprenditore del primo supermercato italiano a Milano

il 27 novembre 1957 in viale Regina Giovanna a Milano veniva inaugurato il ‘Supermarket’ dell’imprenditore Bernardo Caprotti e del suo socio Nelson Rochefeller: un’enorme bottega di generi alimentari definita il primo modello di supermercato nella storia d’Italia, ribattezzata in seguito ‘Esselunga’.

In quegli anni del miracolo economico italiano sbarcò in Italia dall’America l’idea dell’utilità, per produttori e consumatori, della grande distribuzione alimentare dove l’incontro della domanda e dell’offerta potesse essere premiato dai prezzi più bassi spuntati nella filiera sui prodotti e dai costi più contenuti e competitivi per le aziende in sodalizio, al fine di ottenere spazio sul mercato in regime di libera concorrenza.

Caprotti ebbe l’intuizione di concretizzare tale idea creando a Milano il primo emporio di compra-vendita in linea con ciò che era già avvenuto in Francia e Inghilterra.

Nel 2007, a 50 esatti dall’apertura di Supermarket, Caprotti scrisse il libro “La falce e il carrello” edito da Marsilio Editori con l’intento di denunciare l’invadenza delle Coop nel settore della grande distribuzione alimentare. Per volontà dell’autore, i ricavi ottenuti dalla vendita del libro andavano devoluti in beneficenza.

Sicuramente Bernardo Caprotti puntò all’eccellenza sui suoi banchi di vendita di Supermarkets Italiani Spa o Esselunga, considerati prima catena di supermercati italiani, e fu un imprenditore che partecipò attivamente alla modernizzazione del Paese, ma negli ultimi anni entrò in polemica con le Coop nonostante la logica del mercato atomizzato, libero, aperto, in continua evoluzione con l’ingresso inevitabile di nuovi soggetti economici come è nell’ordine delle cose economiche. Ma Caprotti era convinto, si legge nel libro, che le Coop mirassero ad annullare Esselunga.

Nel 1961 Caprotti rilevò la quota di Rockfeller per 4milioni di dollari. Sempre negli anni sessanta l’impresa di Caprotti ebbe uno scontro duro coi sindacati che ottennero per i dipendenti di Esselunga aumenti salariali e una turnazione più a misura d’uomo, ma nel 1988 vennero licenziati 904 lavoratori su 5.684.

Grazie all’inventiva di Caprotti, l’azienda supplì alla carenza di forza lavoro con l’introduzione dei lettori a codici a barre nelle casse che permisero di mantenere i punti vendita operativi.

Le Coop, in particolare le coop emiliano-romagnole apostrofate da Caprotti ‘le coop rosse’, secondo il patron di Esselunga godevano di forti agevolazioni e puntelli politici che impedivano a un concorrente scomodo, come li suo supermercato, di espandersi…

Dopo la pubblicazione del libro, Coop Italia querelò e citò in giudizio Bernardo Caprotti ed Esselunga per diffamazione e concorrenza sleale. A settembre del 2011 Esselunga fu condannata in primo grado a pagare 300mila euro e al ritiro del libro dal mercato, ma a dicembre 2011 la Corte d’Appello di Milano accolse la richiesta di sospensiva presentata da Esselunga, quindi non ci fu nessun pagamento e il libro non fu ritirato.

In seguito Esselunga fu assolta, ma probabilmente la tiritera giudiziaria non è ancora finita…

Altre Coop italiane hanno intrapreso le vie legali per onorare la loro presenza sul mercato della grande distribuzione alimentare.

Le Coop sono organizzazioni che, a differenza delle società di capitali, non hanno per scopo il profitto, ma la mutualità: fornire beni, servizi e lavoro ai soci a condizioni vantaggiose. L’amministrazione nelle Coop è gestita democraticamente: 1 testa 1 voto, indipendentemente dal capitale versato e il capitale può variare se variano i soci senza modificare l’atto costitutivo. Gli utili alla fine dell’anno vengono reinvestiti nell’attività commerciale o distribuiti limitatamente.

Oltre alle Coop della GDA, sono molte le Coop che si occupano di aiutare le persone, si pensi alle Coop sociali che aiutano le persone più svantaggiate, con gravi problemi psichiatrici, a inserirsi nella società…

Perchè allora accanirsi contro le Coop?

…per definizione nel mercato libero le imprese non si ingannano a vicenda, e in una economia di mercato la politica economica affianca la mano dello Stato al braccio del liberalismo sfrenato per riequilibrare il sistema.

MARIA FRANCESCA MAGNI

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