Le botteghe chiudono, in Lombardia è in atto la desertificazione commerciale
10.000 negozi sfitti in Lombardiae 13.000 negozi di quartiere chiusi in 10 anni (2015-2025) con il dato che si attesta a -7,8%, di gran lunga superiore alla media nazionale di -6,7%. In praticaogni anno in Lombardia si sono spente 1.300 insegne.
Le insegne si spengono soprattutto nei centri storici e nelle periferie.
Il paradosso è che crescono gli addetti nel commercio +21%…ma quando finiranno ‘i premi a punti della lotteria statale per le assunzioni’che fine faranno tutte questi lavoratori con redditi bassi sull’orlo della povertà, con bassi contributi e quindi pensioni da fame, e poche prospettive?
E’ ciò che emerge dal rapporto dell’Osservatorio Reciprocità e Commercio Locale di Nomisma.
I settori più colpiti sono: cultura, svago, tessile, abbigliamento e accessori, gioiellerie, ferramenta, mobili e…alimentari.
Brescia è in testa alla classifica per la perdita di esercizi commerciali con -3.172, a seguire: Bergamo -1.840, Varese -1.602, Mantova -1412, Pavia -1.237, Milano -755, Monza -625, Como -554, Cremona -552, Sondrio -439, Lodi -402,Lecco -388.
Gli affitti commerciali hanno subito un aumento medio del 16%, Lecco registra un +19,4%, mentre i prezzi delle compravendite sono scesi in tutta la regione, a Lecco del -6,5%.
Ladesertificazione del commercio di prossimitànon riguarda solo l’impatto disastroso sull’economia locale, ma lo svuotamento delle città che diventano tuguri malavitosi, luoghi da ‘selvaggio ovest’ senza umanità, senza regole, in cui vengono tranciate le relazioni e annientate le comunità coi loro punti di riferimento.
Basta guardare i nostri piccoli paesi! Uno per tutti èParlasco:c’era un baretto con annesso un banchetto alimentare che vendeva pane e formaggio, una volta chiuso diversi anni fa non è più stato riaperto…Il baretto era un luogo di ritrovo per gli anziani e rappresentava un momentino di ‘pace’ per le mamme davanti a una tazzina di caffè. Chi visita oggi il borgo e s’incanta davanti agli affreschi che narrano la storia delLascoe delle streghe della Valsassina, ma contestualmente, all’improvviso, ha necessità impellenti…deve correre in macchina e andare alla spera in Dio in un paese vicino.
E adesso ilCAI Monzaha messo in vendita lo storicorifugio Boganiappollaiato sulla dorsale nord del Grignone: la sosta dal tetto rosso marcata sulla linea delle peccette nere nella conca di Moncodeno dove un tempo pascolavano le capre, appena prima del ghiaione dei camosci…: ‘troppi i costi’ la motivazione.
Il declino commerciale è un brutto presagio: ricorda che non c’è potere d’acquisto per le famiglie, non c’è una strategia imprenditoriale che intende investire, e lo Stato va avanti con mance e bonus per far fronte al disagio sociale.
Lapovertàavanza a gambe levate, ma i grandi cartelli ufficiali appesi come la pubblicità dai denti bianchi e bocche gonfiate mascherano la miseria con scritte di biacca fosforescente che dice: però c’è più occupazione.Occupazionedovuta a quali politiche economiche? Con quali salari garantiti? …e i pensionati, soprattutto donne, con una vita di lavoro alle spalle vengono indotti dallo Stato a vivere da mendicanti…E’ giusto? Sì, tanto non contano più niente…sono un peso sociale, questa è la risposta trattenuta a stento dai denti bianchi, mentre dalle grandi bocche esce: va tutto bene, non preoccuparti, sei stato un bravo lavoratore, ci penso io a darti 5 o 6 euro a fine anno per sistemare le cose…
L’importante è aver salvaguardato lapensionefino a oltre 50mila euro al mese ai ‘nostri’…quelli che hanno beneficiato di alti stipendi, e quindi di alti contributi trattenuti per garantirsi la pensione d’oro: contributi che non hanno inciso sul loro reddito reale che è rimasto sempre altissimo, quindi la decurtazione si è verificata impercettibile: sono gli altolocati che non hanno mai lavorato un giorno !
MARIA FRANCESCA MAGNI
