Due vite, due destini
I figli sono come gli aquiloni, gli insegnerai a volare, ma non voleranno il tuo volo. Insegnerai a sognare , ma non sogneranno il tuo sogno. Gli insegnerai a vivere, ma non vivranno la tua vita. Ma in ogni volo, in ogni sogno e in ogni vita rimarrà per sempre l’impronta dell’insegnamento ricevuto. Le parole profetiche di Madre Teresa sono sempre attuali. La minuscola donna di fede si è sempre schierata in difesa degli ultimi e dei bambini: bambini poveri e bambini nati in misere case povere di senso.
Quali insegnamenti ricevono oggi i nostri figli a cominciare dai potenti e dai sapienti? Quali sono gli esempi prospettati: l’odio razziale? La prevaricazione dei soldi? La logica del ‘io posso, tu no’?L’ingiustizia sociale? Dio mi aiuta a distruggere popoli e territori perché ho ragione secondo la mia illuminante dottrina?
Quelli che la sanno lunga, ma non hanno mai toccato da vicino la piaga del disagio, puntano il dito contro, paventando le patrie galere come antidoto alla diseducazione in atto.
Le famiglie non sono più in grado da sole in questo contesto sociale di gestire la crescita dei figli e accompagnarli a scelte responsabili, hanno bisogno di aiuto.
Nonostante le leggi e leggine, compreso il ‘decreto sicurezza’, abbiano inasprito le pene in nome della tutela dei cittadini nei centri urbani e nelle periferie, i dati ufficiali attestano che il crimine giovanile è aumentato.
Molti ragazzi minorenni sono senza controllo nelle giungle di cemento, vagabondi e ubriachi girano di notte inconsapevolmente armati di una rabbia furiosa che sale come linfa dai polmoni e arriva alla mente che non ragiona più per finire con forza di inerzia alla mano per rubare, stuprare, aggredire chi si ritiene indegno di vivere:‘il diverso’, e uccidono. Se i genitori tentano di alzare la voce vengono picchiati, derisi, insultati e…accoltellati. E spesso questo malessere in casa non viene segnalato.
Alcuni analisti minimizzano, ma il problema esiste, è serio e preoccupante.
Al 31 dicembre 2025 , secondo il rapporto sulla giustizia minorile Antigone, i giovani in carico al sistema della giustizia minorile risultavano essere 17.027, nel 2022 erano 13.658. In tre anni la crescita è stata del 25%. Nelle carceri minorili o Ipm (Istituti penali per minorenni) si è passati dalle 381 presenze registrate a fine 2022 alle 572 a fine 2025.
Da precisare che il decreto Caivano del 2024 ha ampliato le possibilità di intervento custodiale, ridotto le misure cautelari e trasformato i passaggi temporanei dei minori nei corridoi della giustizia in passaggi definitivi verso il carcere.
Punire invece che educare sarà la strada giusta? Sicuramente è più facile e meno dispendioso, considerando che la maggior parte di questi ragazzi ha un retroterra desertico dove la famiglia vive allo stato brado e la violenza è il pane quotidiano.
Ma un’altra narrazione e un’altra visione aprono all’accoglienza: il centoventiduesimo figlio di Silvio Barbieri e Albertina Negri, così si definisce Maurizio Volpi, pedagogista affermato, scrive nel libro “Casa Alber: un’esperienza profetica”.
Monsignor Angelo Bazzari, direttore di Caritas ambrosiana e presidente della Fondazione Don Gnocchi, definì i coniugi Albertina e Silvio “due onesti artigiani dell’amore” perché a Olginate diedero vita a una pioneristica casa-famiglia che in un quarto di secolo accolse 121 bambini e ragazzi in attesa di adozione, bambini problematici con trascorsi familiari travagliati.
Casa Alber di Olginate (nella foto i fondatori) venne aperta nel 1961, quando i minori negli orfanotrofi erano 360mila, e fu chiusa nel 1986 per motivi di…anzianità.
Albertina Negri fu maestra lecchese, scout, e dal 1950 responsabile di Casa Alber. Silvio Barbieri, originario di Parma, fu vicedirettore della ‘Casa del giovane lavoratore Belloni’ di Milano e dal 1956 alla ‘Casa dei ragazzi’ di Olgiate Molgora, una comunità sorta nel 1947 per accogliere i minori disadattati. Fu lì che Albertina e Silvio si conobbero e si sposarono. Decisero di creare insieme una nuova realtà per i bambini ‘rifiutati’ e con mille difficoltà di adattamento offrendo loro il calore di una casa.
Anche il Cardinale Carlo Maria Martini descrisse l’esperienza dei coniugi di casa Alber una profezia di bene, innovativa e sfidante il modello degli orfanotrofi dove file di bambini aspettavano con la testa china il proprio turno, sperando di risultare simpatici a quell’uomo e a quella donna che volevano portare a casa un bambino…
L’approccio pedagogico di Casa Alber fu quello di indicare ai bambini accolti figure significative di riferimento all’interno della comunità-famiglia, dove ogni bimbo potesse dire: a casa mia si festeggia il compleanno di mio fratello, ieri ho aiutato la mamma a fare la torta…sabato sono andato all’oratorio, adesso gioco nella squadra di pallavolo di Olginate, mio papà ha una memoria straordinaria, ci racconta tante storie…
Attenzioni e cure furono riversate da Albertina e Silvio sui piccoli col cuore e con la mente, i bambini ospitati, anche per pochi giorni, o per anni, addirittura fino all’autonomia economica, vennero seguiti con scrupolo nel loro percorso formativo, ritenuto il bastone della crescita, quindi di fondamentale importanza. I coniugi Barbieri parlavano sovente con le insegnanti delle scuole che i ragazzini frequentavano, e spronavano i ‘loro bambini’ ad avere fiducia nel prossimo attraverso la fede.
Una fede aperta, di ascolto, mai giudicante.
Silvio e Albertina furono invitati dal Cardinal Martini nel 1993 allo Stadio di San Siro a Milano nel convegno ‘Nascere e morire oggi’ dei Vescovi lombardi per testimoniare l’efficacia del loro modello educativo. Presero la parola dopo Madre Teresa di Calcutta e recitarono la preghiera del Buon Pastore, l’esempio più alto del buon educatore.
Silvio Barbieri utilizzò ogni mezzo di comunicazione per portare all’attenzione i casi segnalati dal Tribunale per i minorenni di Milano di bambini in cerca di una famiglia affidataria: solo il giornale locale diocesano Il Resegone pubblicò 128 appelli dal 1973 al 1990.
…oggi ho notato che all’ingresso dell’Ospedale Manzoni di Lecco è stata allestita una mostra fotografica dedicata alla Giornata Internazionale dell’Ostetrica/o 2026: il tema di quest’anno è ‘One Milion More Midwives’, un grido d’aiuto che arriva da tutto il mondo, mancano 1milione di ostetriche per garantire cure sicure a ogni donna e a ogni neonato.
Mi incuriosiscono 2 foto: il taglio del cordone ombelicale che marca sul libro della storia umana il nome del bimbo appena nato in un’aura di gioia tra le braccia di una giovane mamma felice, e poi un’altra: un piccino tenuto con delicatezza da una mano amorevole, screpolata e segnata dagli anni, mentre il neonato nasconde il volto con le manine e mi guarda attraverso le sue fragili dita con le unghiette nere…
Due vite, due destini.
MARIA FRANCESCA MAGNI


