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Gnacch e Petacch

Il punto di vista di Enrico Baroncelli sulla Campagna di Russia di Napoleone

nella pubblicazione della sua ultima fatica letteraria “Le spade di ghiaccio”.

…il punto di vista dello scrittore è la linea che demarca il suo pensiero, per questo ciò che scrive è unico e non un barbuglìo confuso di roba non sua…

Il bravo scrittore deve avere necessariamente un proprio punto di vista per descrivere il mondo, solo allora la penna della sua interpretazione dà volto alla vita. E per interpretare individui e popoli occorre scavare con la zappa, metaforica, sotto al campo di patate una volta raccolte, per far uscire le bolle d’aria e guardare dall’interno ciò che rimane tra i solchi tracciati. Andare a fondo degli avvenimenti in sostanza, per misurare il proprio punto di vista sulle impronte personali lasciate sul campo dello studio e della ricerca.

E tu, Enrico, hai colto il segnale del bravo scrittore.

La locandina che informa la presentazione del tuo libro il prossimo 20 maggio 2026 all’Unitre Valsassina presso la sede della Comunità Montana, invoglia i valligiani a interrogarsi, a riprendere in mano il libro di storia, a fare memoria. Hai concesso che nella mente di tutti noi vibrasse una nota di sapienza…

Quante sono le insegne luminose che sfavillano nel buio per illuminare l’ardire degli uomini? Infinite. Anche se distruggono il buio che permette di vedere le stelle.

Quante sono le lampadine accese per far luce sui libri? Zero.

Eppure i libri rappresentano il pulsare più profondo della vita, in cui il punto di vista dello scrittore penetra con gli aghi l’anima dei personaggi che ci accompagnano nella lettura, per svelare verità e bugie, realtà e fantasie.

La storia narrata dal prof. Enrico Baroncelli, Presidente dell’Unitre Valsassina, riguarda le mire di potere di un corso ambizioso, Napoleone 1°, che voleva imperare dal Portogallo alla Russia, depredando territori e risorse.

Mia nonna, che condusse la sua vita esclusivamente tra le valli delle Grigne, sentì la sua nonna raccontare: “l’Anticristo”, riferendosi a Napoleone, ci ha distrutti…”.

Quasi 1 milione di morti intrecciarono la corona della disfatta della Grande Armata napoleonica sulla terra del fiume Don, compreso l’esercito del Regno d’Italia e del Regno di Napoli costituito da 32mila diciottenni coi baffi di latte: impreparati, senza equipaggiamento, con un moschetto in mano e forse neanche quello, spesso fuori controllo per mancanza di coordinamento delle truppe, oltre al sospetto di una fedeltà dubbia al pari dei prussiani, austriaci, olandesi e spagnoli… I reparti del Regno d’Italia furono inquadrati nel IV corpo d’armata, mentre i soldati del Regno di Napoli vennero agganciati dal IX corpo d’armata che entrò in azione durante la ritirata. La corona della disastrosa sconfitta venne appesa dall’agonia di una generazione di giovani europei sui rami ghiacciati della betulla piegata dal vento nella steppa russa a -30 gradi sotto zero.

Questi ragazzi deceduti, e chi è riuscito a tornare a casa dalla Campagna di Russia come l’introbiese descritto da Baroncelli, erano soldati con gli stracci sui piedi congelati e i corpi avvolti nei vestiti trovati per miracolo nei villaggi abbandonati, e incendiati dalla gente mentre scappava nei boschi di muschio violetto perchè non voleva lasciare traccia…

Il popolo russo si unì allo Zar contro l’aggressore senza se e senza ma con stoicismo, nonostante nutrisse ostilità verso il palazzo reale per la dissipazione della ricchezza nazionale, i soprusi e l’indolenza operativa.

Molti storici descrivono Napoleone come uno stratega militare, un genio della guerra, un grandioso condottiero di guerriglie veloci che puntavano a vittorie veloci. Napoleone si avvaleva di eserciti frazionati, quindi poco compatti, per essere facilmente spostabili sui fronti e in grado di usare la tattica del ‘tocca e fuggi’ in ogni momento, l’imperatore corso promuoveva la depredazione dei suoi soldati nelle città conquistate per non sostenere i costi di guerra e non avere il problema di sfamare e vestire le truppe.

Napoleone fu un pre-potente che con il colpo di Stato del 18 brumaio del 1799 pose fine al Governo del Direttorio istituito con la Rivoluzione francese e segnò l’inizio del suo Consolato che rappresentò il potere dispotico dell’impero napoleonico.

Buonaparte fu un uomo con brame di successo, ricchezza, potere, come tanti, e per me indica Gnacch e Petacch per quel suo modo di comparire e sparire dalle scene politiche internazionali come un’anguilla di fiume.

E credo che Alessandro I di Russia non fosse da meno: pare stesse dalla parte dei contadini, ma poi ritrattò per non scontrarsi con la nobiltà…tuttavia il popolo russo lottò al suo fianco contro Napoleone e vinse la battaglia.

Due ‘imperatori’ un po’ ‘così così’, con la differenza che fu Napoleone ad invadere la Russia con manie di grandezza…e non viceversa.

E sono tanti anche oggi i leader Gnacch e Petacch…

Suonava il battacchio della campana dell’anno 1812. Nonostante le continue trattative dirette, sotterfugi di potere, incontri segreti, per dirimere i contrasti e trovare un compromesso tra Napoleone e Alessandro per ‘fintamente’ mantenere la pace, Napoleone, da imperator indiscusso, decise di ‘prendersi’ la Russia senza fare i calcoli con l’oste…e il sangue della gioventù perita macchiò la viltà di Napoleone che di nascosto raggiunse l’isola d’Elba, circondato dal fior di rosmarino e dal profumo del mare…

MARIA FRANCESCA MAGNI

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