Che ci fosse qualcosa che non andava, si era capito subito dal primo turno.Passi l’altra volta, sei anni fa, quandoGattinonifece una rimonta clamorosa suPeppino Ciresa,riuscendo a conquistare la fascia di Sindaco per “ben” 31 voti (su quasi 39.000 aventi diritto di voto).
Ma questa volta il trucchetto non è riuscito. Tra l’altro una legge della politica (non scritta) dice che di solito il Sindaco uscente parte sempre molto avvantaggiato, per la sua eventuale rielezione la seconda volta, a meno che non abbia combinato disastri e stia proprio sulle scatole ai suoi elettori !
Un buon Sindaco, apprezzato, non ottiene soltanto il 42% alle prime votazioni, contro il 48% del suo rivale: vuol dire che c’era qualcosa che non andava, un segnale d’allarme che non andava sottovalutato.
Del resto i due candidati Sindaci erano per molti versi abbastanza simili: l’uno diAzione Cattolica(Gattinoni) e l’altro un esponente storico diComunione e Liberazione(Boscagli).
Si può dire allora che CL batte Azione Cattolica uno a zero !
Non possiamo dare però dare ogni colpa al povero “Gatto”, a cui va dato atto che, pur avendo fatto tanti errori (dalla Deutsche Bank al casottello di Linee Lecco in piazza mercato, ai marciapiedi che evidentemente non sono piaciuti) ha però portato sicuramente unacarica didinamismoabbastanza insolita per Lecco, che tornerà ad essere la solita cittaduzza sonnolenta e piccolo borghese che è sempre stata.
Lecco di Sinistra ? Quando mai ?
Una città sempre piùdeindustrializzata, dall’ultima volta che era stata governata dal centro destra (con esiti disastrosi), che ha perso ormai una buona parte degli ultimi suoi operai ma anche dei suoi imprenditori, che hanno sempre più avuto voglia di farsi gli affari propri che di impegnarsi nella “cosa pubblica“.
Anche per questo sarebbe stata necessaria una svolta in senso moderno, per uscire dai vecchi schemi e dai lacciuoli del passato, e finalmente guardare avanti.
Con Gattinoni questa svolta sarebbe stata probabilmente possibile: non certo con questo centrodestra (che per definizione è conservatore, non innovativo) che, non illudiamoci,non farà assolutamente nulla(esattamente come l’ormai imbarazzante Governo Meloni che per 4 anni ha soltanto vivacchiato) ma che molto difficilmente sarà capace di progetti innovativi e di salti di qualità, oltre alla ordinaria amministrazione.
Dispiace per Lecco che perde una buona occasione.
Un’ultima annotazione suiPartitiche hanno sostenuto Gattinoni: non pervenutii5 Stelle,che per essere una gamba importante del “campo largo” si sono dimostrati piuttosto inesistenti, salvo fare un leggero “endorsement” per il Mauro ormai a fine corsa.
Nemmeno pervenuti neanche calendiani e renziani, che forse hanno appoggiatoOrizzonte per Lecco,ma poi si sono dimostrati o inconsistenti o disinteressati.
IlPartito Democraticoè il solito PD: un Partito sempre più evanescente (la Schlein l’aveva trovato quattro anni fa al 20-22% e da allora non è avanzato di un centesimo) un Partito che, per usare una efficace espressione americana “ha il sex appeal e l’attrattività di un piatto di prugne secche”.
Un Partito “indeciso a tutto” , ma troppo chiuso e settario soprattutto nel suo gruppo dirigente a Lecco, al di là delle belle parole.
Altri gruppi, comeAmbientalmente, erano troppo legati a mio parere all’ambientescolastico(sembrava un raduno di professori in servizio o in pensione, mancavo solo io !) anche qui ben poco attrattivi per il pubblico.
Insomma, forse era da questa parte l'”Armata Brancaleone“di cui si è parlato, e anche se sei di Azione Cattolica soltanto al Maestro è riuscito di tramutare l’acqua in vino, e il povero Mauro (che però forse poteva evitare di saltare come un ragazzino alNameless) non poteva certo fare miracoli !
Sarebbe però un grosso errore sottovalutare la lezione di queste votazioni: bisogna imparare dagli errori, analizzare e capire, ed evidentemente c’è molto da lavorare per risalire la china !
ENRICO BARONCELLI
www.valsassinaoggi.it

I marciapiedi, la gestione del trasloco del Comune nella vicenda ex Deutsche Bank, i disagi in piazza mercato e il casottello di Linee Lecco non sono stati percepiti come semplici incidenti di percorso, ma come lo specchio di una squadra amministrativa considerata “a metà” o non abbastanza vicina ai bisogni quotidiani. In una città storicamente moderata e piccolo-borghese, l’elettore tende a punire ciò che percepisce come un azzardo o una disattenzione verso il decoro urbano. Il vero errore fatale di Gattinoni è stato probabilmente comunicativo: non è bastato proporre una visione di città moderna se poi non si è stati capaci di spiegare il senso dei cantieri o di rassicurare il cittadino che, alla fine della giornata, chiede risposte semplici come la cura del tombino, la sicurezza e la fine delle code croniche. Nemmeno certe uscite pubbliche (come il saltare come un ragazzino al Nameless) lo hanno aiutato, apparendo forse forzate o distanti dai problemi reali della gente.
Il vicolo cieco del voto utile e il futuro della città
In questo scenario si inserisce il grande rammarico per proposte alternative e identitarie come il Patto per il Nord (guidato da Giovanni Colombo con il sostegno di Lorenzo Bodega). Questo progetto rappresentava un patto chiaro, concreto e unicamente focalizzato sui bisogni reali e quotidiani di Lecco – dai trasporti, alla gestione dei ponti, alla sicurezza reale – slegato dalle logiche dei partiti romani o dalle guerre di corrente cattoliche.
Ma la spietata polarizzazione della politica attuale ha schiacciato questa opzione: pochi lo hanno capito, l’elettore si è fatto catalizzare dal solito scontro bipolare ideologico e il risultato è sotto gli occhi di tutti. Ora la città si tenga pure Boscagli, con la certezza di trovarsi di fronte un’opposizione che, uscita con le ossa rotte e divisa al suo interno, non saprà assolutamente fare opposizione ma si perderà in sterili battaglie di principio.
Sarebbe un grosso errore sottovalutare la lezione di queste votazioni: bisogna imparare dagli errori, analizzare e capire, ed evidentemente c’è molto da lavorare per risalire la china. Al momento, a Lecco non cambierà assolutamente nulla, se non il modo di dividersi i poteri e i posti. Nel frattempo, il cittadino sarà sempre lì in strada ad aspettare il tombino, il decoro urbano, la sicurezza (sperando non si trasformi in pura repressione) e, soprattutto, la solita, interminabile coda in auto.
Staremo a vedere……
Ezio Venturini