Le numerose popolazioni che si sono alternate dal lago ai monti della Provincia di Lecco, in ambienti da favola eppur segnati dagli agguati di spaventosi mulinelli nelle gole del lago e dalle cupe grotte senza ritorno tra le pieghe impervie della montagna, hanno indossato a volte il saio francescano e spesso la corazza del guerriero per identificare, quasi a dare un volto alla misericordia e alla paura, l’Acqua Santa e il Diavolo.

L’eterno alternarsi del bene e del male, della luce e del buio hanno indotto la nostra fantasia, intrecciata forse a un pizzico di storia tramandata e indefinibile, a creare personaggi quali streghe, fate, sciamani, maghi, angeli e demoni intenti a scorribandare sul filo del Pioverna e nelle spelonche muschiose con magie e incantesimi, brandendo le spade fino all’ultimo respiro: un po’ druidi e un po’ cristiani in pratica, per cucire insieme i ritagli della fragilità dell’esistenza di fronte al pericolo di perdere l’anima e la vita.

La cultura popolare nei Paesi della Comunità Montana è ricca di leggende e tradizioni che si ripetono ancora per invitare a credere nella provvidenza e nella punizione divina essendo l’uomo troppo piccolo e ignorante per contare qualcosa da solo…ma Gianfranco proprio l’altro giorno mi ha detto: “sai che non c’è stata la processione del Corpus Domini a Esino Lario? Era una festa grande, pomposa, che si è persa…”.

Cosi’ come tanti canti e racconti che sono svaniti nella nostra debole memoria…anche se diversi letterati lombardi dal secondo dopoguerra, ma anche nell’800, hanno recuperato moltissimo materiale divulgativo attraverso ricerche etnografiche inesplorate, per citarne uno:Fermo Magnicon la sua ‘Guida illustrata alla Valsassina’del 1904 che parla proprio di un talTaino di Comasirae della sua tomba collocata laggiù nella spaccatura carsica del dirupo, tra le acque arrabbiate e i massi di pietra verrucana del Pioverna, in fondo a una pendenza talmente verticale di boschi rigogliosi che neanche un esperto alpinista, senza corda, riesce a raggiungere.

Sotto a un pollice della chiesuola diSan Sebastiano, ero intenta a guardare uno strano ballatoio coperto nella piazzetta dedicata a Santa Maria del minuscolo borgo di Comasira, quando due donne si avvicinano, si chiamano Paola e Indire Robotti. Chiedo se conoscono il sentiero che porta alla tomba di Taino, e Paola mi raccomanda: “non andare, noi che siamo del posto non l’abbiamo mai raggiunta la tomba. Il sentiero non esiste…nessuno di Comasira c’è mai stato” e aggiunge: “vieni ti faccio vedere una cosa curiosa”. Paola apre un portone e mi racconta che gli abitanti di Comasira in tempi passati coltivavano le viti e in quel pont facevano il vino col torchio comune. Sempre nello ‘stanzone del vino’, una scaletta raggiunge il forno comune, purtroppo chiuso, dove tutti gli abitanti portavano il pane fatto in casa a cuocere.

E’ la prima volta che vedo un forno collocato in alto, e mi accorgo che il forno comune è il bovindo che avevo visto dalla piazzetta.

Quanta comunità andata persa…forse il meglio è andato perso.

Cammino sui ciottoli e i ciuffi d’erba dei viottoli di Comasira, e tra quelle case di sasso adornate di fiori rossi si muovono e si agitano racconti passati…La leggenda di Taino, il signore longobardo di Comasira, lì languisce come un vecchio straccio abbandonato.

…in un tempo insondabile il Signore di Comasira, dal longobardo ‘Homa Hiro’ ovvero residenza del Signore, certo Taino, fu reggente di Comasira, probabilmente vassallo del re longobardoAlboinoin Valsassina che, veduto il pianello solivo di Comasira, scelse di costruire ivi la sua roccaforte…

Ilongobardierano barbari dalle barbe lunghe provenienti dal Nord Europa “…furono chiamati così per la lunghezza della barba mai toccata dal rasoio. Infatti nella loro lingua ‘lang’ significa lunga e ‘bart’ barba”Paolo Diacono,Historia Langobardorum.

Erano migranti i longobardi, che si spostavano in cerca di cibo in Europa seguendo la linea dei fiumi. Dalle rive del Danubio in Pannonia, l’attuale Ungheria, si spostarono dapprima in Austria e poi varcarono le Alpi fino a noi.

Taino il longobardo volle una tomba vicino all’acqua tormentata del Pioverna, nel luogo più impervio per dormire in eterno con tutti i suoi tesori.

E’ solo una supposizione tratta da scampoli di racconti, altra tesi è che il Signore di Comasira fosse un talTaino Cameroniche, tornato dalle Americhe ricchissimo, si fece seppellire con tutte le sue ricchezze in un luogo inaccessibile lontano da ogni essere vivente.

…sono arrivata sull’orlo del precipizio intriso d’acqua, ma non oltre. Voci tremende corrono sui verticali fianchi del Pioverna, grossi tronchi umidi proteggono come armigeri la tomba misteriosa di Taino, colgo al volo una goccia d’acqua spruzzata in aria dallo sconquasso violento del Pioverna in corsa contro le rocce tonde e aguzze…e in quell’antro scuro e sinistro, sulla mano luccica un tesoro: l’arcobaleno.

MARIA FRANCESCA MAGNI

1 commento su “Il forno strano di Comasira e la leggenda della tomba di Taino”
  1. Francesca è come sempre, bravissima. Instancabile cacciatrice di storia e storie locali narrate con prosa raffinata che spesso sfiora le corde della poesia.

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