Molto ricco di dati il Rapporto elaborato da Comunità Montane e Legambiente sulle foreste e boschi in Italia e sul loro ruolo all’interno dei Comuni. Ne è uscito un quadro molto ampio e ricco , di cui diamo qualche tratto riguardante soprattutto la Lombardia


” Per indagare e raccontare il contesto entro il quale la presenza del bosco deve essere considerata nelle sue
diverse valenze ambientali, economiche e culturali abbiamo deciso di soffermare la nostra attenzione su tre
dimensioni fondamentali che caratterizzano il profilo di ogni territorio:

  • la dimensione insediativa, vale a dire le forme e le dimensioni che caratterizzano – con una significativa inerzia
    temporale, capace di opporre una certa resistenza (e resilienza) alle sollecitazioni provenienti dalle trasformazioni delle economie e della società;
  • la dimensione sociale, vale a dire, i caratteri che descrivono le tendenze evolutive della organizzazione umana,
    nella loro sensibilità a registrare e interpretare i mutamenti dei valori e degli orientamenti culturali, tanto quanto le dinamiche delle economie locali e globali;
  • la dimensione economica, vale a dire, il posizionamento relativo delle diverse comunità locali nei processi che
    caratterizzano la produzione e la distribuzione della ricchezza che i mercati (e le altre istituzioni che ne condizionano il funzionamento) sono in gradi di realizzare in modo differenziato nello spazio e nel tempo, attribuendo più o meno valore alle risorse ambientali e sociali, specifiche di ogni luogo.
    Esplorare il contesto, interpretarne i caratteri evolutivi e le tendenze, è il punto di partenza di ogni possibile
    azione collettiva che voglia misurarsi con obiettivi di valorizzazione, gestione, sviluppo di una risorsa, dunque
    anche delle risorse forestali.
    Obiettivi che, appunto per diventare “politiche” e non restare sospesi nel limbo delle buone intenzioni o dei desideri, si debbono misurare con i caratteri specifici, diversi da luogo a luogo, dei territori a cui le politiche sono
    dirette e delle comunità che ne debbono diventare gli agenti consapevoli.
    Queste diverse dimensioni territoriali sono espresse, nella forma più usuale, da un gran numero di indicatori statistici che cercano di rappresentare, con la semplificazione ma anche con la immediatezza e l’evidenza
    del numero, caratteri e processi di notevole complessità che una narrazione umanistica potrebbe sicuramente
    leggere con maggiore raffinatezza, perdendo tuttavia il supporto di un confronto intersoggettivo basato sulla
    evidenza di dati numerici, evidenza che gli indicatori statistici si premurano appunto di fornirci.
    La evoluzione ormai bi-centenaria delle statistiche nazionali e la recente accelerazione segnata dalla rivoluzione
    digitale e dai big data (che rappresenterà forse addirittura una rivoluzione radicale, capace di scardinare tecniche e forme mentali ormai consolidate delle analisi quantitative) fornisce oggi ampia materia alla analisi.
    La dovizia di indicatori disponibili rischia addirittura di confondere l’analista (quando questo non sia l’intelligenza
    artificiale, almeno) superando il campo di una comprensione sinottica e sistematica dell’oggetto di indagine e
    spingendo nella direzione di elaborare metodologie di indagine sempre più sofisticate, capaci di apprezzare le relazioni che i processi instaurano tra le diverse unità di indagine e di fornirne una misura, oltre la nostra capacità di
    qualificare a priori la natura di queste relazioni, spingendosi, a posteriori, a darne una interpretazione “sintomatica”.
    È il campo delle statistiche multivariate, orientate, nella sostanza, a produrre raggruppamenti di elementi tra
    loro simili per effetto di una molteplicità di fattori che il solo sguardo non è in grado di apprezzare contemporaneamente.
    Statistiche multivariate (la cluster analysis, la più nota di queste) che sempre maggiore fortuna hanno conosciuto negli ultimi decenni nel campo della ricerca sociale, fornendo buona prova di se, ma non sempre riuscendo a
    dissipare il sospetto di un certo grado di arbitrarietà e di aleatorietà dei loro esiti, con un rischio fronteggiabile,
    forse, solo entro contesti di analisi e valutazione sedimentati e raffinati nel proprio senso critico, dall’esperienza.
    Nel nostro approccio alla caratterizzazione socioeconomica e territoriale alla presenza del bosco, un approccio
    che possiamo considerare ancora, per molti aspetti, embrionale, abbiamo preferito percorrere la strada opposta
    a quella della sofisticazione delle tecniche, preferendo quella di una radicale semplificazione dei dati.
    Ci siamo così proposti di focalizzare l’analisi delle relazioni tra bosco e contesto territoriale, per ciascuna delle
    dimensioni di analisi che più sopra abbiamo richiamato ad un numero davvero essenziale di indicatori (uno o
    due) per ciascun tema, selezionandoli sulla base della esperienza maturata nel corso di una lunga pratica di
    analisi territoriali.”


Il Rapporto completo

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