Lunedì sera sono stato sommerso da un’ondata di affetto.

Gli abbracci degli amici, la gente che si è fermata per strada, i bambini, gli occhi lucidi di chi ha vissuto profondamente il momento elettorale come l’occasione giusta per contribuire al futuro della propria città, riconoscendosi in un progetto, in dei risultati, in uno stile.

Questa è la cosa più bella al termine del mio mandato da sindaco: un patrimonio di relazioni e di affetto che costituisce un tessuto ricco e positivo della nostra città, che ho avuto l’onore di servire negli anni più delicati, dall’uscita dal Covid fino a un’incredibile attività di rilancio i cui frutti sono assegnati al giudizio del tempo.

Dunque grazie!🙏

Grazie per essermi vicino, grazie a tutti coloro che in tanti anni e in questa campagna hanno lavorato quotidianamente nella squadra di Giunta, nel mio staff e in Consiglio Comunale; grazie al Partito Democratico, a Fattore Lecco, ad Alleanza Verdi e Sinistra e ad AmbientalMente Lecco che hanno costruito una visione a mio avviso insuperabile per la nostra città.

Grazie ai128 candidati delle liste, che hanno messo in gioco la propria credibilità, la propria reputazione, la propria capacità per il bene della città in cui credono.

Grazie soprattutto ai 10.973 lecchesi che si sono espressi a sostegno della prosecuzione di questo progetto dopo oltre 5 anni di importanti risultati: il mio impegno, il nostro impegno a favore di Lecco proseguirà nel modo che i cittadini ci hanno assegnato. Saremo una minoranza esigente, che non farà perdere tempo in chiacchiere ma che non si accontenterà di una città che vivacchia perdendo le più importanti occasioni di sviluppo materiale, culturale, relazionale.

Permettetemi dunque di condividere alcune prime riflessioni su questi 5 anni e mezzo da sindaco.

1. ABBIAMO DATO UN SENSO ALLA CITTÀ.

Sì, ne abbiamo dato una “direzione” ed un “significato”.

Una “direzione”: coordinando le azioni in un’ottica integrata di sostenibilità economica, ambientale e sociale, in cui ogni azione – dalla realizzazione di uno spazio pubblico a un’iniziativa sportiva, da una scelta di mobilità a un evento culturale – andasse a porre in maniera organica quel tassello su cui costruire il futuro.

Abbiamo dato anche un “senso” alle enunciazioni politiche, abbiamo risposto a dei “perché” di significato che ci venivano posti dai giovani, dai più entusiasti verso il futuro così come dai più fragili: non avremmo mai accettato di galleggiare sulle affermazioni di principio senza attuarle in maniera coerente.

Un esempio: se abbiamo dichiarato la “priorità assoluta per i ragazzi e per i giovani”, ecco che abbiamo giocato la partita a tutto campo: dall’opzione educativa di fondo – il Patto per una Comunità Educante con famiglie, scuole, parrocchie, associazioni – alla valorizzazione dei giovani talenti – Talenti in volo -, all’aumento degli orari di post scuola, dagli spazi per ritrovo e allenamento – sky fitness, parco Kennedy, play ground – a quelli culturali – Pertini-Al Cubo, la nuova Piccola -, al “Ti porto io”, ai grandi eventi che hanno richiesto coraggio decisionale e lavoro per oltre un anno – Nameless.

2. ASCOLTARE TUTTI SIGNIFICA ACCONTENTARE TUTTI?

L’ascolto è fondamentale, ma la decisione politica non può consistere nella risultante delle differenti istanze.

a) Nel migliore dei casi ne risulterebbe la paralisi, cioè non fare nulla per non scontentare nessuno. Film già visto in città. E in un mondo che evolve in maniera sempre più veloce, la sciagurata scelta di non scegliere per non rischiare consensi significherebbe fare arretrare il territorio. E i cittadini ne pagheranno il conto.

b) In altre ipotesi, invece, si asseconderebbe il singolo interesse particolare a discapito del superiore interesse generale (o Bene Comune?)

Questa campagna elettorale ha chiaramente dimostrato come altri, accarezzando strategicamente le velleità di soddisfare ciascheduno e il più disparato interesse particolaristico, ne abbiano ottenuto un’ampia sommatoria di consenso elettorale, a condizione di negare – occultare – la visione complessiva di città, sempre che ne avessero mai avuta una. Ne sperimenteremo gli effetti nel corso della prossima gestione.

c) Taluni interessi particolari meglio organizzati oppure sovra-rappresentati rischiano di prevalere sull’interesse generale, facendo perdere valore alla città intera. In questo caso, avere usato il consenso come moneta elettorale a un certo punto presenterà il conto, sia che si tratti di interessi economici – speculazioni urbanistiche, concessioni privilegiate, predilezioni privatistiche cui indirizzare risorse pubbliche in ambiti strategici -, sia che si tratti di aver cavalcato tesi anti-sistema in maniera irresponsabile.

In questo senso capiremo che decisioni verranno prese sull’estensione del teleriscaldamento cittadino, oppure sull’approvazione della variante urbanistica per i luoghi di culto, o ancora se le chiassose promesse su sosta e viabilità alla fine si ridurranno a modificare il tempo di un semaforo.

d) La vera sfida dell’ascolto: come si ascolta chi non ha voce?

L’impegno di un sindaco è anche interpretare il bisogno di chi non è neppure in grado di formularlo, per povertà materiale o culturale o per fragilità. Ascoltare chi non ha voce ma ha un’anima, chi è ai margini, chi non ha voce neppure per lamentarsi.

Occorre essere umani e “governare come se i poveri e gli ultimi contassero davvero qualcosa”, perché gli ultimi non votano compatti, non finanziano campagne, non fanno opinione. Governare così significa spesso andare contro a chi conta di più, e parimenti evitare che le istituzioni democratiche si tramutino in comitati d’affari.

Aggiungo: tra coloro che non hanno voce vi sono le giovani generazioni e soprattutto le generazioni future, vi sono tutte le loro domande non espresse: loro non ci perdonerebbero di non aver fatto scelte adeguatamente lungimiranti, pensando solo al vantaggio attuale e rubando loro il futuro.

Ecco, senza una robusta struttura di valori, senza una unitaria visione di Politica, resterebbe solo il reale disinteresse ben nascosto dietro un simulacro retorico dell’ascolto.

3. AVVIARE PROCESSI È PIÙ IMPORTANTE CHE OCCUPARE SPAZI

Questo principio ora vale a maggior ragione proprio per me e per la mia coalizione (Papa Francesco, Evangelii Gaudium, 2013).

Infatti, gli importanti processi avviati in città non potranno risultare senza esito nel lungo termine, benché lo spazio democratico che ci è ora stato assegnato sia assai ridotto.

Il mio timore è che tali processi subiscano un rallentamento se non addirittura un arresto, in quanto non è stata offerta ai cittadini alcuna ipotesi plausibile di scenario di merito.

Processi di evoluzione verso una città “abitabile” per giovani e giovani famiglie – 490 case di edilizia residenziale sociale -, processi di evoluzione verso una mobilità pubblica e integrata – polo multimodale di trasporto pubblico, big data di gestione della sosta e per la mobilità urbana -, processi di recupero di ampi spazi pubblici di qualità – Lungolago, La Piccola, Piani d’Erna, Bione – come piattaforme di sviluppo strategico; processi di transizione energetica, digitale e transizione green; processi di innovazione e ampliamento dei diritti individuali e sociali – fragilità, diversità, inclusione.

Ecco, in coscienza posso dire che, insieme alla mia coalizione, tutti questi processi li abbiamo attivati in ogni incontro, in ogni scelta, in ogni angolo della città avendo avuto il coraggio del decidere, anche se saranno altri a raccogliere il frutto del nostro lavoro.

4. “QUESTA BENEDETTA MALEDETTA CITTÀ”

Ho voluto condividere con voi queste prime considerazioni a pochi giorni dal ballottaggio, tra il politico e il personale.

In me risuona la voce del Cardinale Carlo Maria Martini; era il 1996, mi avviavo a studiare Scienze Politiche, e lui alla Cattedra dei non credenti aveva intravisto l’anima delle città del presente e del futuro.

Aveva descritto le città in tutte le loro contraddizioni, racchiudendo il tutto in una formula potente: “Questa benedetta maledetta città” — C.M. Martini, 1996.

Una città, la nostra,

che ti dà casa e lavoro,

una bellezza che ti stende,

incontri caldi e sinceri,

le parole in dialetto.

E insieme

ti toglie i soldi

per gli affitti impossibili,

per le solitudini,

per il timore dell’altro,

per la fatica di aprirsi.

Da sindaco sono stato sempre ben consapevole di quanto potesse costarmi servire “questa benedetta maledetta città”, ero preparato fin dall’inizio ad affrontare il quotidiano dilemma tra decisioni importanti ma impopolari e consenso a buon mercato.

E ho scelto.

Ho scelto di non seguire mai il calcolo politico o il vantaggio personale.

Ho scelto di non dare fuoco alle polemiche.

Ho scelto la squadra migliore che Lecco potesse avere.

Ho scelto di non giocare al ribasso, di non lesinare energie per tutto il tempo in cui avessi avuto l’onore di servire Lecco.

Per questo, pur nell’amarezza di questi giorni, conservo un animo sereno, consapevole del tanto che rimarrà per i lecchesi di oggi e per quelli di domani.❤️

A presto!

Mauro

PS.

Non sono ancora riuscito a leggere tutti i vostri messaggi, ai quali risponderò nelle prossime ore. A tutti, promesso.

Vi anticipo già le cose essenziali: sto bene, mangio, appena posso vado a correre, dormo un po’ di più!🙂

MAURO GATTINONI

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