Difficilmente si poteva pensare a un argomento più attuale di quello dibattuto sabato pomeriggio aBarzio, presso la sede del COE .
Le migrazioni, l’accoglienza: “Coltivare radici” , così è stato intitolato l’incontro a cui hanno partecipato la giornalistaAnna PozzieBlessing Okoedion, sopravvissuta alla tratta delle donne nigeriane, fondatrice e presidente diWeavers of Hope, una associazione che aiuta le donne a liberarsi dalla schiavitù della prostituzione, e coautrice del libro “Il coraggio della libertà“.

“Proprio ieri 12 giugno – ha ricordato Pozzi – è stata presentata in Parlamento una nuova legge ancora più restrittiva nei confronti di chi cerchi di arrivare inItalia“. Ma in tutta Europa l’argomento è abbastanza esplosivo.

Dieci anni fa, inGermania, l’apertura e il benvenuto ai migranti (“Willkommenspolitik“) è costato il Governo adAngela Merkel, e una sonora sconfitta elettorale per il suo partito, la CDU, favorendo la nascita e la crescita della estrema destra della AFD.
In Italia abbiamo il Generale Vannacci, che vaneggia di “Remigrazione“, cioè riportare in Africa non solo i migranti clandestini, ma anche quelli che da anni stanno in Italia e sono magari diventati cittadini italiani (manca solo che citi “la purezza della razza” !).

InSvizzeraproprio oggi, domenica 14 giugno, si vota un referendum contro l’immigrazione: gli Svizzeri non vogliono superare il numero di10 milionidi abitanti.

LaFranciada anni ha chiuso le frontiere tra Ventimiglia e Mentone, l’Inghilterradella “Brexit” non è messa meglio : tanti migranti hanno cercato di nascondersi persino sotto i TIR che attraversavano il canale della Manica nel Tunnel, ma senza successo.

Insomma, a dir poco l’argomento è “esplosivo”: l’estrema destra ci naviga su questo,Marine Le Penin Francia, non parliamo dell’Austria o dell’Ungheria, dove per fortuna è appena stato sconfitto Orban, ma la sua politica anti migranti non sembra avere avuto qualche variazione, e chi osa qualche apertura subisce una tremenda batosta elettorale (come appunto la Merkel).

“Eppure i numeri non sono così allarmanti” ha insistitoAnna Pozzi,portando una serie di dati interessanti: è un argomento su cui gioca molto la propaganda, ma in realtà la gestione dei migranti in Occidente sarebbe abbastanza facilmente assimilabile.
“Intanto da dove fuggono: 14,3 milioni dal Sudan , dove c’è una lunga e terribile guerra da anni.13,5 milioni dalla Siria, altra zona martoriata e oggi poverissima.8,8 milioni dall’Ucraina, 7,4 milioni dal Congo, 5,9 milioni dalla Palestina, seguonoil Venezuela con 6,3 milioni e l’Afghanistan con 5,8 milioni, il Myanmar con 5,1 milioni e infine il Sahel centrale con 3,5 milioni di fuggitivi.”.

Quindi fuggono soprattutto per motivi di guerra: a volte è una fuga momentanea, sperano di ritornare presto e stanno vicino ai loro paesi di origine.
Ma dove vanno ?

“L’Italiain realtà ne accoglie solo 132.000 circa: la maggior parte vanno ancora in Germania (2,7 milioni) in Turchia (2,4 milioni) in Polonia (1 milione) , 721.000 in Francia.
Negli altri continenti ne accoglie 1,7 milioni l’Iran, 1 milione il Bangla Desh, 1 milione l’Etiopia (entrambe nazioni poverissime) , 1,5 milioni il Ciad, 1,3 milioni il Sudan.
La Colombia ne accoglie 2,8 milioni, il Perù 1,1 milione, gli Stati Uniti, dove Trump effettua una spietata politica anti migranti, 435.000.

“In tutto sono304 milioni di migranti, il 3,7 % della popolazione mondiale, che si spostano soprattutto perchè costretti dalla guerra o dai cambiamenti climatici, che portano fame e miseria.”
Senza fare tanta propaganda, saremmo in gradi di gestirli: poi però bisogna pensare alla loro integrazione, all’accoglienza, a dare loro la possibilità di avere un lavoro e una casa.

E’ qui che nasce il progetto “Coltivare Radici”, promosso da COE ETS per accompagnare persone con background migratorio in uscita dai sistemi di accoglienza formale nella costruzione di percorsi personalizzati di autonomia abitativa, lavorativa e sociale nel territorio di Lecco e dellaValsassina. Il progetto nasce dalla consapevolezza che l’uscita dall’accoglienza rappresenta spesso un passaggio delicato, segnato da difficoltà concrete: la ricerca di una casa, l’inserimento lavorativo, la gestione delle pratiche burocratiche e amministrative, l’accesso ai servizi, la costruzione di relazioni positive con la comunità locale.

Dopo Anna Pozzi è intervenutaBlessing Okoedion,una donna nigeriana che si è ribellata alla “Tratta delle schiave”, fondando una Associazione che cerca di aiutare le donne in difficoltà, che fuggono sperando in un futuro migliore e invece si ritrovano sulla strada della prostituzione.
“Le aiutiamo cercando di dare loro un’altra sistemazione”, ha detto Blessing, che ha persino fondato un ristorante vicino alla Reggia di Caserta dove queste donne lavorano con un contratto del tutto regolarizzato.

Anche il suo esempio dimostra che l’integrazione è possibile: basta avere buona volontà e nessun pregiudizio ideologico o tantomeno razziale.
La strada è senz’altro lunga, ma ce la si può fare !

ENRICO BARONCELLI

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