La guerra inLibiasi era svolta, per il primo anno e mezzo, con un continuo andare avanti e indietro del fronte di guerra in Nord Africa.
La prima offensiva la lanciarono gli Italiani, subito dopo la dichiarazione di guerra emessa daMussolinidal balcone di Palazzo Venezia a Roma il 10 Giugno 1940.
Nonostante il caldo torrido dell’estate africana,un corpo di spedizione di ben100.000 soldati italianisi lanciò contro l’Egitto per sorprendere le guarnigioni inglesi, che in tutto sommavano a poco più di 10.000 soldati.
Nonostante la stragrande maggioranza numerica, l’attacco non andò come previsto dallo Stato maggiore italiano.
GliInglesinon solo resistettero ma, dotati di armi ben più sofisticate di quelle italiane, pur essendo uno contro dieci, reagirono e ricacciarono gli Italiani fin quasi aBengasi,catturando gran parte dell’Armata che li aveva attaccati.
La delusione dello Stato Maggiore fascista fu enorme: i generali dettero la colpa alle scarse qualità militari dei soldati , molti dei quali si erano arresi (secondo i Generali, nei loro rapporti al Duce) quasi senza combattere, negando le loro responsabilità.
Mussolinichiamò quindi in aiuto l’esercito tedesco, guidato dal FeldmarescialloErwin Rommel, il quale con le sue nuove armi micidiali (tra cui i carri armati Tiger) ristabilì la situazione, e riportò la linea sul confine con l’Egitto.
Una sacca di ostinata resistenza inglese rimaneva però aTobruk: Rommel ordinò una avanzata poderosa che doveva conquistare l’Egitto, e in effetti le truppe tedesche e italiane avanzarono per centinaia di chilometri nel deserto.
La svolta di giugno 1942: la caduta di Tobruk
Nel giugno del 1942, l’Armata Corazzata Italo-Tedesca guidata daErwin Rommelottenne la sua più grande vittoria tattica.
- 21 giugno 1942: Rommel espugnò la strategica fortezza diTobruk, catturando oltre 30.000 prigionieri alleati e un’immensa quantità di carburante e provviste.
- L’ordine di avanzata: Galvanizzato dal successo, Rommel convinse Hitler e Mussolini a ignorare i piani originari (che prevedevano di fermarsi per occupare Malta) e a ordinare l’invasione immediata dell’Egittoper marciare verso Alessandria e il Canale di Suez.
Qui però la “Volpe del Deserto” fece un errore strategico che avrebbe deciso le sorti della guerra.
Mentre lo Stato Maggiore italiano , ormai subordinato a quello Tedesco (il generale Gariboldi) da tempo stava bombardandoMaltae la Valletta, per impedire che diventasse un fondamentale presidio inglese, Rommel dichiarò che questo era inutile, perché i tedeschi avrebbero vinto e sarebbero ben presto arrivati adAlessandria d’Egitto, e quindi fece cessare il tentativo di conquistare Malta..
Il risultato fu cheMaltarimase una spina nel fianco per la flotta italiana, nel Mediterraneo.
La “Mediterranean Fleet” , al comando dell’AmmiraglioAndrew Cunningham,regolarmente pattugliava il braccio di mare tra l’Italia e la Libia, affondando moltissime navi italiane che stavano portando soldati di riserva ma soprattutto rifornimenti (acqua, vestiti e benzina) ai soldati italiani impiegati in Africa, che ben presto si trovarono senza rifornimenti, anche per la lunghezza del percorso,da Tripoli a El Alamein,dato che pure i pochi camions che riuscivano a partire venivano regolarmente bombardati dagli aerei inglesi della Royal Air Force.
L’arrivo a El Alamein (Fine giugno 1942)
Inseguendo l’Ottava Armata britannica , le avanguardie italo-tedesche percorsero centinaia di chilometri nel deserto egiziano a tempo di record.
- 30 giugno 1942: Le truppe dell’Asse raggiunsero la stretta striscia di terra diEl Alamein.
- Le forze italo-tedesche arrivarono sul postoestremamente logorate, prive di linee di rifornimento adeguate e con i motori dei carri armati usurati dalla sabbia
L’inizio dei combattimenti: la Prima Battaglia (Luglio 1942)
Il vero e proprio scontro a El Alamein iniziò pochissimi giorni dopo la fine di giugno:
- 1° luglio 1942: Rommel lanciò un attacco immediato sperando di superare le difese britanniche prima che potessero riorganizzarsi.
- Il blocco alleato: Il comandante britannico Claude Auchinleck riuscì a sfruttare la conformazione del terreno (stretto tra il mare e l’impraticabile Depressione di Qattara) per fermare l’avanzata dell’Asse.
- Fine luglio 1942: La prima battaglia si concluse in una situazione difase di stallo generale. Rommel non aveva più le forze per avanzare; l’Asse fu costretto a trincerarsi, ponendo le basi per la devastante controffensiva britannica di ottobre guidata poi dal Generale Montgomery.
Il successo dell’Armata Corazzata Italo-Tedesca (ACIT) conteneva in sé il germe della sua stessa sconfitta. Più Rommel avanzava verso est, più si allontanava dalle sue basi logistiche, mentre i britannici si avvicinavano alle proprie, in Egitto e in Grecia.
I porti principali: I rifornimenti dell’Asse sbarcavano aTripolio aBengasi. - Tratte interminabili: Da Tripoli al fronte di El Alamein c’erano circa2.200 chilometridi deserto; da Bengasi oltre1.000 chilometri. I camion dell’Asse consumavano gran parte del carburante trasportato solo per compiere il viaggio di andata e ritorno.
- Il paradosso di Tobruk: Conquistato a fine giugno, il porto di Tobruk era più vicino (circa 600 km), ma aveva una capacità di scarico ridotta ed era costantemente bombardato dalla Royal Air Force (RAF).
2. La battaglia dei convogli nel Mediterraneo
I rifornimenti via mare dall’Italia alla Libia erano decimati dagli Alleati. Grazie alle intercettazioni diUltra(il sistema britannico per decrittare i codici segreti tedeschi), e grazie all’utilizzazione dell’allora nuova invenzione deiradar(che gli Inglesi avevano ma le navi italiane no) la marina e l’aviazione britanniche stanziate aMaltaconoscevano in anticipo le rotte delle navi italiane.
- Oltre il30% dei mercantiliinviati dall’Italia veniva regolarmente affondato.
- Il carburante, le munizioni e i pezzi di ricambio vitali per i carri armati non arrivavano mai a destinazione.
3. Lo squilibrio delle risorse a luglio 1942
Quando Rommel arrivò aEl Alamein,le sue truppe erano sfinite. I soldati italiani e tedeschi soffrivano di dissenteria e malnutrizione. Al contrario, l’Ottava Armata britannica si riforniva comodamente tramite la vicina rete ferroviaria egiziana collegata direttamente ai grandi porti diAlessandriaeSuez, accumulando una superiorità schiacciante di mezzi e materiali.
La Prima Battaglia di El Alamein (iniziLuglio 1942)
Se la seconda battaglia (ottobre 1942) fu uno scontro di logoramento pianificato, la prima fu unacaotica battaglia di attritoin cui Rommel cercò disperatamente di sfruttare il fattore sorpresa prima di rimanere completamente senza benzina.
- L’assalto disperato (1° – 3 luglio)
Rommel non volle concedere tregua ai britannici e ordinò l’attacco immediato il 1° luglio.
- Il piano: Aggirare la stazione ferroviaria di El Alamein da sud con le divisioni corazzate tedesche (la 15ª e la 21ª Panzer) e la divisione italianaAriete, per poi puntare su Alessandria.
- La sorpresa: Il generale britannicoClaude Auchinleckaveva predisposto una serie di capisaldi fortificati (chiamati“Box”). La colonna dell’Asse andò a scontrarsi contro la dura resistenza delBox di El Alameine delBox di Deir el Shein, perdendo slancio e preziosi carri armati.
- Il 3 luglio Rommel, rimasto con appena una ventina di carri armati tedeschi efficienti, dovette sospendere l’offensiva
- La battaglia diEl Alamein,che vide comunque sul campo un grandeeroismoda parte dei soldati italiani (“il soldato tedesco ha stupito il mondo, il soldato italiano stupirà invece il soldato tedesco” dicevano gli alti ufficiali) i quali combatterono con estrema determinazione, come laFolgore, pur essendo in condizioni di grande inferiorità militare, segnò la fine dell’espansionismo hitleriano, e l’inizio di una nuova fase nella Seconda Guerra Mondiale.
Una conseguenza di queste battaglie fu anche che nessun soldato, né Italiano né Tedesco dell’”Africa Korps” , nel Marzo del 1943, sopravvissuto alla fine delle operazioni militari in Tunisia, riuscì a tornare in Italia.
Vennero tutti circondati (Hitler stesso aveva proibito loro ogni via di fuga) quindi catturati efatti prigionieri, circa200.000tra soldati tra Italiani e Tedeschi, e mandati neicampi di concentramento inglesinelle colonie africane e asiatiche, dove comunque venivano trattati molto meglio di come i Tedeschi avrebbero trattato i prigionieri italiani dopo il 1943 (come mi hanno confermato alcuni reduci) e da cui poterono finalmente tornare in patria dopo il 1946, alla fine della II Guerra Mondiale.
ENRICO BARONCELLI


