La caccia e’ stata una attivita’ primaria nella storia dell’evoluzione umana. Nata come necessita’ di sostentamento per l’uomo cacciatore-raccoglitore si e’evoluta nel corso dei millenni in un simbolo di status sociale, rito religioso, addestramento militare e, nei tempi moderni in una attivita’ di gestione faunistica e ricreativa.
LaSocieta’ Milanese per la caccia a cavalloviene fondata a Milano nel 1883, la prima in Italia dopo l’antica Societa” Romana per la caccia alla volpe; nello stesso anno iniziano l’attivita’ l’Unione Cacciatori Lombardi e la Lega dei cacciatori Milanesi con lo scopo di combattere il bracconaggio tutelare l’interesse dei cacciatori, curare
la propagazione della selvaggina.
LaSocieta’ del Tiro al Piccionetiene invece come obiettivo l’uccisione de 40 mila piccioni censiti che albergano nel territorio lombardo.
Il santo patrono dei cacciatori e’Sant’Uberto da Liegi, celebrato nel calendario il 3 novembre. La devozione e’ legata alla celebre leggenda secondo cui Uberto durante una battuta di caccia avrebbe incontrato un maestoso cervo con un crocifisso luminoso tra le corna. Profondamente scosso dalla visione abbandono’ l’attivita’ venatoria per convertirsi al cristianesimo, divenendo in seguito vescovo.
Oltre a proteggere l’arte venatoria, i cani da caccia e gli arcieri, Sant’Uberto e’ considerato anche il patrono di tiratori, macellai, sellai, ottici e matematici.
Il dottorEmilio Bonettidi Mandello, nella sua tesi di laurea conseguita all’Imperial Regia Università’ di Pavia nell’anno 1829, intitolataOsservazioni naturali medichecosi’ scrive: “io non parlero’ che degli animali, che davvicino interessano la vita domestica, perche’ di quelli tra gli abitatori delle selve, si volatili che quadrupedi, le di cui carni furono riconosciute buone, il medico lascia tutta la cura al cacciatore”.
Nelle montagne orobiche e lariane uno stereotipo assai diffuso, rimasto vivo tuttora, riguarda Il pericolo dell’orso brunovisto come nemico degli allevatori e in certi casi anche dell’uomo.
Lo ricorda Giovanni Battista Giovio (1748-1814) nel libro Como e il Lario pubblicato nel 1795 con lo pseudonimo arcaico di Poliante Lariano: “gli orsi non si vengono quasi piu’ nella valle Intelvi,.dacche’ tanto si fece disterramento di boschi, ma presso i Cavargnoni in val Menaggio se ne uccidon sovente, e se ne aggirano anche verso il Legnone e in Valsassina. Accadde, non son molti anni, che uno di essi attraversando il lago afferro’ colle zampe una barca spinto o dalla fame o dalla stanchezza, che finalmente (tanta fu l’ostinazion della fiera) venne da nicchier pallidi ammazzata. L’orso nostro, il cui pelo tira al bruno, e’ pur troppo feroce. Abbenche’ si cibi di frutta e di gran turco, pure assale e squarcia le vacche, che nell’estate si cacciano agli alti pascoli, cui noi diamo Il nome di Alpi. Rispetta pero’ gli uomini, e sol si avventa contro i feritori”.
Il monteLegnonee le montagne intorno fino ad arrivare alla valle dellaTroggia, estensione della valle Biandino presso Introbio, hanno rappresentato per l’orso bruno fino agli ultimi anni dell’ottocento uno dei suoi habitat prediletti.
La caccia intensiva attraverso la circolazione di Grida e Avvisi che prevedevano una taglia per l’abbattimemto di orsi con l’istituzione di premi in denaro, ha decretato l’estinzione di questa magnifica specie da questi territori.
Cosi’ ci informa il prof.Emilio Cornaliain merito agli orsi bruni, nelCatalogo descrittivo dei mammiferi stampato a Milano nel 1872: “nel 1866 nei monti che avvicinano il lago di Como nella Valle Sassina se ne videro due giovani che discesero non lungi da Tartavalle, ed uno nel 1867 fu preso sulle alte falde della Grigna e portato dopo vari giorni al Museo di Milano.
I tempi antichi con le relative difficili condizioni di vita giustificavano qualche riduzione della gravita’ di colpa alle comunita’ montane.
Una grida del 1761 voluta dal Podesta’ diTiranoe di tutto il terziere superiore della Valtellina, il Landama D.Pierro De’ Albertini richiama una certa moderazione in merito alla liberta’ di caccia: “si proibisce ogni sorte di caccia dalli 11 marzo exclusive fino alli 11 di luglio inclusive per propagazione delle selvatiche; come ancora per tutto l’anno si proibiscono dall’Ave Maria della Mattina fino a quella della Sera tutte le trappole, le tajuole, e simili per cagione de’ pericoli, che ponno indi nascere, riservato le strade piu’ frequentate, nel qual caso si proibiscono tanto il giorno, quanto la notte….concedendo pero’ la caccia d’orsi lupi e volpi..”
La voglia pazza di uccidere volatili o mammiferi diventa estensiva a partire dal primo decennio del novecento.
I motivi rientrano nel binomio con le fabbriche di armi, e la voglia di combattere, di fare la guerra.
Si procede senza limiti negli anni successivi, mettendo a rischio parecchie specie soprattutto divolatili.
E arriviamo ai nostri giorni aparlare nuovamente di caccia e del ddl/1552 in discussione al Senato,definito ” nuova legge sulla caccia” che andrebbe a riformare lalegge 157/92.
Il punto fondamentale riguarda il ruolo del cacciatore, in quanto la caccia viene formalmente definita come una attivita’ utile alla conservazione dellabiodiversita’.
Cosa dire? Questa legge si inquadra nell’ambito di un aiuto allo sviluppo nel settore venatorio che viene dato alle aziende che producono armi, alcune ubicate ai piedi delle montagne lombarde dove abbondano i cacciatori, e inoltre si identifica appieno come un forte richiamo alle idee politiche vigenti.
Cosa fare? Certamente.opporsi a.questa funzione benefica del cacciatore, ma nello stesso modo opporsi alle aziende delle armi, perché senza fucile il cacciatore viene a sparire.
Allegate seguenti immagini fotografiche:
La chasse au chamois dans le Tyrol.
(Disegno di Gustave Dore’ (Museo Franco-inglese, Parigi, 1855)
Chasseurs de Chamoix.
Route de chasse. Composition de Teja pour le volume: Victor-Emmanuel sur les Alpes (Turin, 1879).
Giancarlo Valera


