Quando iPadri Pellegrinisbarcarono sul molo di quella che sarebbe diventata Boston, dalla “Nave dei Fiori di Maggio” partita dall’Inghilterra, tutto avrebbero pensato tranne che quel territorio così selvaggio e sconosciuto, pieno di boschi e di foreste, sarebbe diventato una grande nazione.
Il loro primo pensiero, nel Novembre del 1620, fu quello di costruire una piccola città in legno, dove poter vivere serenamente e secondo i loro precetti, insieme a tutti quelli che erano fuggiti dalla vecchia per sbarcare nella “Nuova Inghilterra” (poi ribattezzataMassachussets).
Ma quali erano i loro precetti ? Su quali norme si dovevano basare ? Paradossalmente questi pastori Protestanti , di tendenza perlopiù calvinista (Congregazionalisti, come oggi anche il PresidenteDonald Trump,Quaccheri, ecc.) avevano in mente di costruire unoStato teocratico,per ironia della storia proprio come l’Iran, oggi il principale nemico dell’America, basato però sulle leggi dellaBibbiae governato dai presbiteri religiosi.
Ci furono anche grandi figure tra di loro, come ad esempioCotton Mother(figlio di Increase, entrambi pastori congregazionalisti) che governò con saggezza Boston nei primi decenni del Settecento.
Il rapporto con i “Nativi americani” (i cosiddettiIndiani)? All’inizio non eccessivamente problematico, sembra: peggiorò però molto quando molte tribù del Nord appoggiarono laFrancianella guerra coloniale contro gli Inglesi, per la conquista delCanada,alla fine del Settecento,e gli Indiani si trovarono dalla parte sbagliata, quella degli sconfitti (cioè dei Francesi).
Prima di allora avevano contribuito (forse anche inconsciamente) a due grandi progressi scientifici e sociali: il primo la scoperta delvaccino, una pratica che alcune tribù indiane sembra già praticassero da tempo (iniettarsi un po’ della malattia per poterla poi sconfiggere) cheCotton Mothersembra avesse intuito da loro, ma solo un secolo dopoPasteurdette a questa pratica un crisma scientifico e ufficiale.
Il secondo , su cui si sta ragionando ultimamente, i concetti socio-filosofici di “Libertà, Eguaglianza e Fraternità“, concetti che hanno dato vita nientemeno che all’Illuminismoin Europa.
Concetti che gli”Indiani” avevano ben presenti nei fondamenti della loro società tribale, e rispettavano, e non a casoRousseaupubblicò un libro sul “Buon Selvaggio” (pensava forse agli Indiani ? ).
Nell’Ottocentolo sviluppo economico dell’America del Nord ebbe un incremento poderoso: ma chi veniva ad abitare in quelle lande fino allora inesplorate ?
Non certo i nobili e i possidenti che se ne stavano comodamente in Europa: erano invece i poveri e i diseredati, alla ricerca di un’occasione di riscatto e di lavoro, che hanno creato il mito del “sogno americano“: cioè la possibilità per chiunque di potersi realizzare, di costruirsi una posizione economica molto migliore, come era stato sancito dalla Costituzione Americana scritta proprio nel 1776 daBeniamino Frankline altri.
I nuovi abitanti erano anche loro tutti “migranti“, come giustamente ha ricordato proprio ieri Papa Leone XIV: dall’Irlanda,dall’Inghilterra,dall’Italia(dopo l’Unità del 1861) , dallaCina(sulla West Coast), dallaSpagna.
Senza dimenticare migliaia di Africani portati sulle coste del Nuovo Mondo non proprio volontariamente, molti erano
migranti anche per motivi politici: dallaRussiadopo il1917, quando molti Russi (come il grande musicista Strawinsky) non accettarono il dominio assoluto del Potere bolscevico sulla Russia Sovietica.
DallaGermania,dove chi ha potuto è fuggito dalla tirannia hitleriana poco prima della II Guerra Mondiale.
Insomma l’America è sempre stata la meta di quegli “ultimi” che volevano rifarsi una vita e soprattutto assaporare una nuova libertà.
Non c’è quindi neanche bisogno di dirlo: Europa e America sono indissolubilmente unite dalla Storia.
Quante migliaia di giovani americani si sono dovuti sacrificare per liberarci dalNazifascismo, a cui noi Europei avevamo dato una stupida condiscendenza ?
Nemmeno quell’incredibile cialtrone diTrump,che prima o poi passerà (speriamo prima possibile) riuscirà a rompere questo legame, storico, sentimentale e politico, che ci accomuna tutti quanti, da qualsiasi visione politica partiamo.
“Born in the USA”.
ENRICO BARONCELLI
