Il cuore e il filo di lana all’Ospedale Manzoni di Leccoe la mostra sulla Resistenza nella…hall

…un filo di lana verde, nel quadro appeso in una sala del secondo piano dell’Ospedale Manzoni di Lecco, avvolge un cuore, mentre due mani tentano di trovare la vena che porta il battito della vita…

“Mi piace tanto il mio lavoro!”

mi dice (…) un dottore del reparto diOncologia

“quando ero studente, studiavo spesso in biblioteca con altri amici…c’era chi studiava giurisprudenza…oh mamma!ricordo di aver preso in mano un libro di legge, non capivo niente: astruse macchinazioni linguistiche, concetti mai chiari…un disastro, ho approcciato anche libri di ingegneria…troppa rigidezza per me…e così tornavo contento sui miei amati libri di medicina, limpidi nell’esposizione e figurati di verità, la mia passione…”

…è una professione difficile

“difficile sì, perché ogni uomo è un mistero a sé anche nella malattia, ma è una professione bellissima, non riuscirei a fare altro se non dedicare la mia vita alla cura delle persone”

Gentilezza e silenzio invadono il lungo corridoio e un altro quadro riporta la frase dello scrittore, affetto da leucemia, Alessandro Baricco: “poichè la disperazione

era un eccesso

che non gli apparteneva,

si chinò su quanto

era rimasto della sua vita,

e riiniziò

a prendersene cura,

con l’incontrollabile tenacia

di un giardiniere al lavoro,

il mattino

dopo il temporale”.

Un vecchietto, all’ingresso dell’Ospedale che parla il dialetto e non conosce una parola d’inglese, un po’ frastornato per il caldo alza la voce: “nella ‘hall’ c’è una mostra che riporta i nomi delledonne della Resistenza”, e senza che nessuno lo veda e lo senta, se ne va sotto il sole cocente confabulando con un fantasma grande come un’ bugotto’ di nuvola che sale dal Resegone e si dissolve nelle vie di Lecco. Il vecchietto mette il catenaccio all’uscio. Il fantasma spaventoso invece prosegue il cammino e arriva così, invisibile, dentro le case nelle tazzine di caffè, come lo zucchero…ed è troppo tardi per chiudere la porta…

Nella mostra sono menzionate tutte le donne della Resistenza lecchese che hanno lottato contro il nazifascismo fino all’estremo delle forze per uno Stato che, seppur saturo dei problemi di una società complessa: libertà, democrazia, solidarietà, uguaglianza per 80 anni hanno fermato l’odio e garantito la pace in Patria.

Regina Aondio Funes, operaia alla ‘Rocco Bonaiti’ per lo sciopero del 7 marzo 1944 è arrestata e deportata a Mauthausen, Auschwitz e Flossenburg. Sopravvive alla marcia della morte ed è liberata dagli americani.

Maria Brandon Albini,scrittrice. Lascia l’Italia per motivi politici. A Parigi entra nella Resistenza e diventa redattrice del giornale clandestino ‘La voce degli italiani’.

Vittoria Bottani.Nasconde armi destinate ai partigiani. Fornisce cibo e vestiti civili agli ex prigionieri di guerra diretti in Svizzera. Incarcerata a San Vittore, viene liberata il 25 Aprile.

Emma Casati,operaia alla ‘Rocco Bonaiti’, per lo sciopero del 7 marzo del ‘44 è arrestata e deportata a Mauthausen e Auschwitz, dove rimane perché gravemente malata. Muore nel lager a novembre del 1944.

Francesca Vera Ciceri, svolge attività politica tra gli emigrati italiani in Francia, Belgio e, clandestinamente, in Italia. Arrestata nel 1936 sconta 5 anni di carcere. Dopo l’8 settembre 1943 è tra i primi partigiani ai Piani d’Erna. Dal dicembre 1943 organizza e dirige i Gruppi di Difesa della Donna, fondamentali per le formazioni armate cittadine e il sostegno alla Resistenza.

Giulia Dell’Oro,arrestata a Laorca viene imprigionata a San Vittore nel maggio 1944 per avere nascosto ex prigionieri di guerra che attendevano di passare in Svizzera.

Anna Lidia Gentili,nel 1943 entra nei Gruppi di Azione patriottica (GAP) per dirigere i collegamenti del Raggruppamento Garibaldi ‘Lario Valtellina’. A Milano nel 1945 guidò il terzo settore dei Gruppi di Difesa della Donna.

Rachele Laura Losi, porta in Alta Valsassina munizioni e viveri affrontando rischi, fame e freddo.

Angela Locatelli, nella casa allo Zucco di San Giovanni, con il marito Ulisse Guzzi, ospita il Comando Brigate Garibaldi di cui custodisce i documenti sotto i vasi di gerani. Interrogata a lungo dopo l’arresto ha sempre taciuto. Dopo la Liberazione diventa Presidente provinciale ANPI.

Editta Giovanna Mainetti, mandellese muore a lecco il 24 aprile del 1945, colpita da un proiettile mentre soccorre un partigiano durante la battaglia di Liberazione.

Elisa Missaglia, operaia alla ‘Rocco Bonaiti’, per lo sciopero del 7 marzo del ‘44 è arrestata e portata a Mauthausen e Auschwitz, poi a Ravensbruck, si salva dalla marcia della morte e viene liberata.

Alba Monge, dal 1943 ospita dei partigiani tra Campo de’ Boj e via Digione, punto di riferimento del Comando. Ricercata dalle SS, ripara a Milano e continua l’attività antifascista.

Giuseppina Pelucchi, operaia addetta alla calibratura delle cartucce presso la ‘Fiocchi Munizioni’ rifornisce i partigiani di viveri e proiettili.

Luisa Denti,a 15 anni è tra le più giovani staffette partigiane: trasporta soldi, rivoltelle, carte annonarie e direttive spostandosi tra Lecco, Valtellina, Valsassina e Milano in treno e in tram.

Giulia Riva,apre la propria casa agli alleati americani, agli inglesi in fuga e ai partigiani, dei quali 3 evasi dal carcere di Como.

Antonietta Monti,operaia alla ‘Rocco Bonaiti’, per lo sciopero del 7 marzo ‘44 è arrestata e deportata a Mauthausen, Auschwitz e Ravensbruck, non si hanno notizia sulla sua liberazione…

Ida Omboni,nata a Calco è organizzatrice della 104° Brigata SAP Garibaldi. Dopo il 25 Aprile dirige Villa Adriana a Merate divenuta centro per i fascisti catturati.

Maria Panzeri, dopo l’8 settembre ospita i soldati sbandati e sostiene la rete degli espatri. Procura cibo e indumenti ai rifugiati presso il passo Culmine di San Pietro. Nei 1946 è tra le prime donne nel Consiglio Comunale di Lecco.

Rina, Erminia, Carlotta e Angela Villa, di famiglia imprenditoriale, nella dimora di Garabuso di Acquate danno vita a una delle principali basi della resistenza lecchese. Ospitano e mettono in salvo partigiani, ebrei, prigionieri alleati e agenti dell’OSS, fornendo vitto, cure e collegamenti per la fuga verso la Svizzera. Vengono tutte arrestate per delazione nel maggio 1944. Angela è rilasciata dopo 21 giorni a San Vittore. Caterina ed Erminia sono mandate a Fossoli e riescono a fuggire durante il viaggio di deportazione in Germania. Con loro c’è anche Carlotta, che invece finisce a Ravensbruck, al lavoro coatto in una fabbrica della Siemens e torna a Lecco nel 1945.

Agnese Spandri,operaia alla ‘Rocco Bonaiti’, per lo sciopero del 7 marzo 1944 è arrestata e deportata prima a Mauthausen e a Ravensbruck, poi a Lipsia a lavorare in una fabbrica di armi.

Adele Rossetti, operaia tornitrice, sostiene le formazioni partigiane con armi, viveri e aiuti. La sua casa è deposito per la Resistenza. E’ proprio lei, con con inaudito coraggio, che il 25 aprile del 1945 intima la resa ai militari tedeschi ad Acquate.

Carla Roi,poco più che quindicenne entra nella 55° Brigata Rosselli come collegatrice. In bicicletta garantisce rifornimenti e collegamenti tra Valtellina, Lecco, Valsassina, Valvarrone.

Gianna Rocca,impiegata comunale di Rovagnate, procura documenti falsi ai ricercati dai nazifascisti. Recupera armi e trasmette le informazioni ai partigiani. Aiuta gli ex prigionieri inglesi.

Giancarla Riva Pessina,nata a Pescarenico nel 1930 assiste giovanissima agli arresti delle donne presso la ‘Rocco Bonaiti’, dopo la guerra si è fatta parte attiva per tenere viva la memoria della Resistenza, Presidente ANPI provinciale dal 2004 al 2012.

Come non citare alcune delle pioniere del cambiamento politico lecchese nel dopo guerra:

Zaira Spreafico,nata a lecco nel 1920, dal 1948 guidò ‘La nostra Famiglia’ dedicandosi alla cura delle persone con disabilità fondata sul riconoscimento della loro dignità; Enrica Bonazzi nata a San Giovanni nel 1913, maestra, prima donna assessore al Comune di Lecco; Antonietta Nava, classe 1912, la famosa Preside del Liceo Scientifico Grassi di Lecco che dal 1957 al 1970 è stata Vicesindaco a Lecco.

Oggi si vuole rinnegare la Resistenza, distruggere la Costituzione Repubblicana che per 80 anni ha tenuto lontano il fantasma del nazifascismo e ogni altra sfacciata dittatura…

Con passetto di danza il fantasma che accompagna il vecchietto dell’Ospedale di Lecco ci fa ballare il valzer, e gira e gira siamo finiti nel pugno dello spettro.

Ci dimentichiamo però che le dittature presenti nel mondo mangiano la polenta dallo stesso paiolo, dove arroganza e volgarità vengono mescolate con la farina del sopruso e della violenza.

E’ in atto un risucchio della storia, la Carta che fonda la nostra Repubblica viene continuamente strappata, vilipesa, ridotta a niente…e noi diventiamo sempre più irrequieti, ma tutti presenti con gli stivaletti lucidi all’heil…in piazza grande.

…eppure va un pensiero: c’è’ chi si prende cura delle persone…e chi le disprezza e le uccide…

MARIA FRANCESCA MAGNI

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