Il libro ‘La vita non è roba per tutti’ della maestra mandellese Silvia Colombo è stato pubblicato nel 2025 direttamente dall’autrice tramite la piattaforma di ‘Selfpublishing Yucanprint’ di Lecce.

…In uno di questi pomeriggi di luglio, in cui l’acquerugiola della pelle si fonde con quella degli occhi, ecco che in corsia arriva M. con passetto calmo e leggermente profumata di mughetto. M. ha lavorato per almeno 4 decenni anni presso l’Ospedale Manzoni di Lecco e conosce tutti i segreti del sangue e…, per uno scherzo del destino, il suo sangue si è ammalato. Oggi con le cure sta bene e addirittura si prende cura degli altri…

”…ogni anno mi reco in pellegrinaggio al Centro di preghiera di Madre Speranza nei pressi di Todi, la suora che ha trovato una sorgente d’acqua purissima in un luogo arido con lo scopo di immergere i sofferenti col sangue malato…credimi, la forza della preghiera è così forte che davvero i malati, uniti nell’invocazione di pietà, trovano sollievo nella fatica della sopravvivenza inascoltata dal correre umano…”

M. lascia sul comodino di un malato il libro della maestra-scrittrice Silvia Colombo di Mandello del Lario.

Guardo la calligrafia dell’autrice della dedica a M.: è grande, rotonda, vedo tanti cerchietti intersecati, persino le consonanti sono rotonde.

Chiedo il permesso di leggere il libro al malato e mi immergo nella lettura.

“…questo libro è dedicato a chi si nasconde, per essere cercato e trovato.

Alle persone che sono gentili e miti senza paura di essere giudicate deboli.

Alle donne e agli uomini di origine ebraica e palestinese, che lottano insieme per la riconciliazione e rifiutano la postura dell’odio.

Agli operatori e ai volontari che si spendono nei gesti di cura verso ogni fragilità.

A chi sa andare verso l’altro con il cuore e la mente aperta.

A chi al giudizio preferisce l’ascolto, a chi non si arrende, non si ritira, non rinuncia a testimoniare l’umano.

A chi coglie e riflette la luce del mondo”. Prefazione.

Il libro è la narrazione di tante vicissitudini che si annodano ogni giorno, si saldano e si rompono, e poi si riavvolgono ancora con la grossa fune della vita che tiene insieme, inevitabilmente, il sistema umano.

Quindi nessuno basta a se stesso, il Covid ce lo ha insegnato, sostiene l’autrice.

Le polemiche dell’oggi su ieri, quando la pandemia devastante nel 2019 invase il mondo, sono fuori luogo. E’ facile giudicare dopo, senza aver proposto nulla di sensato prima…neanche i luminari sapevano con certezza cosa fare. Ma come al solito qualche potente sminuì la pestilenza dicendo: “è solo influenza…”, peccato però l’essersi subito contraddetto quando ebbe contratto il virus: immediatamente pretese le cure disponibili per tutti i mortali…

Forse ‘quel qualcuno’ voleva eliminare un po’ di poveri, ammalati e vecchi?

Il buon senso umano congiunto alla conoscenza ha salvato l’umanità, questa è l’unica certezza.

Silvia Colombocita una frase di Dirac sulla fisica: “se due sistemi interagiscono tra loro per un certo periodo di tempo e poi vengono separati, non possiamo più descriverli come due sistemi distinti, ma in qualche modo sottile diventano un unico sistema. Quello che accade a uno di loro continua ad influenzare l’altro, anche se distanti chilometri o anni luce”.

Scritto molto bene il libro si presta a facile lettura, lo leggo d’un fiato, non mi accorgo delle lancette che sono girate almeno due volte sull’orologio rotondo del reparto.

Storiucole comuni: tragiche esperienze di vita disperata si avvicendano sulle pagine memorabili della scrittrice e, come i granelli appuntiti di un rosario incompleto, la narrazione svela la sofferenza nell’anima e nel corpo della gente semplice che nasconde e si nasconde.

Il primo capitolo ‘La crisalide’ ferisce, buca il falso buonismo, scuote la coscienza. E’ la sintesi dell’esistenza amara degli invisibili.

Descrive lo squallore della quotidianità di una famiglia italiana: lui manovale, lei casalinga, che si ignorano, non si parlano se non a monosillabi e parolacce, con una figlioletta che ha bisogno di un ‘apparecchio’ per i denti, ma non ci sono soldi…allora Christian si vende alla mafia per spacciare droga nei locali notturni…e una notte, forse un azzardo di troppo con quella ragazza truccata coi capelli lisci, dei gaglioffi lo accoltellano…”la lama scivola sulla manica della camicia, viscida di sangue…mi lasciano lì e in un attimo non c’è più nessuno, niente è successo. Sento la vita che cola via, ma non sento più male…penso agli occhi di Samantha in un giorno d’estate. Aveva briciole di luce impigliate tra i capelli, labbra fresche e dolci come un gelato alla fragola. Era bellissima, e non gliel’ho detto.

L’ultima cosa che vedo, a cui sorrido, è una lucciola solitaria tra l’erba di un’aiuola”.

E Samantha si vergogna, è sola adesso…deve preparare Bianca per andare a scuola…le altre mamme prima la salutavano…”qualche volta mi hanno invitato al bar a prendere un caffè, ma non ci sono andata e hanno smesso di farlo…e poi avevo paura. Lo so che è stupido, ma non volevo che vedessero il vuoto, il mio, quello che mi porto dentro. E il silenzio.”

Ma il bene è esigente, non si lascia mettere da parte dal cinismo, perché il bene è la dimensione creaturale, l’essenza di ogni uomo. E Silvia Colombo di Mandello del Lario ne è la testimonianza: insegnante per 42 anni alla scuola primaria, è nel direttivo della ODV ‘Lezioni al campo’, impegnata a sostenere percorsi di integrazione per migranti, collabora con ‘Letteralmente’, presta servizio presso la Caritas di Lecco. E’ membro del ‘Tavolo Lecchese dell’Innominato’ che propone progetti fondanti sulla Giustizia Riparativa.

La persistenza del bene vissuto, passo dopo passo, giorno dopo giorno, è una benedizione per tutti che dona speranza e illumina, con la buona notizia, la propria storia personale.

MARIA FRANCESCA MAGNI

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.I campi obbligatori sono contrassegnati*

Verificato da MonsterInsights