Oggi sulla vecchissima mulattiera che da Bigallosale all’Alpe nel Comune di Esino Lario,la carrareccia sistemata all’inizio fino alle prime baite del Piaz per poi tornare di nuovo intatta nella sua veste antica tra terra nera, ciottoli di torrente e strati di foglie, avvisto sassi a forma di cuore con un incavo nel mezzo, come se fossero stati usati, chissà in quali tempi passati, dai nostri antenati per far scorrere cordami di canapa e alleggerire i carichi…e, abbandonato sul cordone di foglie secche creato dallo scorrimento della pioggia torrenziale, vedo una strana pietra appuntita e allungata con un chignolo finemente lavorato da inserire probabilmente in un bastone e da usare come ascia o come strumento di scavo.

Faccio tre passi e noto un sasso un po’ troppo rotondo e liscio dalle dimensioni di una palla da tennis, un rudimentale percussore per scheggiare la pietra definito dagli studiosi ‘pietra martello’?

In pratica penso siano manufatti litici. Sarà così? Ecco le foto. Solo gli esperti potranno appurarlo. In ogni caso tali pietre rimangono oggetti strani e straordinari da osservare per imparare…

Il Paleoliticoè il periodo più lungo della Preistoria, inizia circa 3 milioni di anni fa, quando l’essere umano, un po’ scimmione, scheggiò una pietra con lo scopo di ottenere un utensile da taglio…

In questo periodo di incontri e mescolanze tra ominidi, forti cambiamenti climatici ed enormi migrazioni, sono state tracciate le basi per la storia a venire.

I manufatti liticisono oggetti o strumenti fatti di pietra creati dall’uomo nella preistoria come amigdale, lame, punte di freccia, bifacciali. I principali tipi di strumenti preistorici sono: il chopper, un sasso tagliato su un solo lato; il raschiatoio, una pietra con bordo tagliente per pulire le pelli di animali; il bulino, utensile per incidere legno ossa e corna; il metate, uno strumento utilizzato per la lavorazione del grano e dei semi…

La lavorazione della pietraè stata la prima industria umana, detta appunto industria litica. La pietra usata, essendo la materia prima del processo creativo del ‘design’ degli hominidae, dipendeva dalla disponibilità locale, la più comune fu la selce, e a seguire l’ossidiana e il quarzo.

La datazione dei manufatti litici viene ottenuta attraverso più tecniche geologiche: la datazione radiometrica, la datazione al potassio-argon, la magnetostratigrafia.

Fu l’archeologo ingleseGrahame Clarkche nel 1969 propose una classificazione della scheggiatura sulla base delle tecnologie litiche dominanti nella scheggiatura della selce, dal Modo 1 al Modo 5, cui corrispondeva un arco temporale, ad indicare una sorta di progresso tecnologico.

L’Olduvaiano del Modo 1, è una tecnica di produzione di strumenti di pietra risalente al Paleolitico inferiore e prende il nome dal sito archeologico della Gola di Olduvai in Tanzania.

L’Acheuleano del Modo 2,è caratterizzato da manufatti litici a forma di mandorla e lavorati su 2 lati in modo simmetrico, il nome deriva dal quartiere di Saint-Acheul di Amiens in Francia dove è stato descritto per la prima volta da Gabriel de Mortilletnel 1872.

Il Modo 3 vede il Musteriano, risalente al Paleolitico medio, in cui le pietre venivano lavorate in modo da produrre una base di partenza adatta a più possibili attrezzi.

Il Modo 4 è evidenziato dall’Aurignaziano: le pietre hanno forme ben definite come zagaglie, punteruoli, spatole, zappe, oltre a diventare oggetti decorativi, rappresentazioni funerarie, arte figurativa come la Venere di Hohle Fels ritrovata nel 2008 nel Sud della Germania.

Con l’avvento della cultura magdaleniana,l’innovazione del Modo 5 è la produzione di microliti, utensili compositi, principalmente fissati a un’asta di legno o di osso.

Ogni anno la strada per l’Alpe, ombreggiata da faggi secolari e avvolta da un misterioso silenzio che ‘rompe’ i timpani, svela tesori di incalcolabile valore.

Lithos,dal greco antico, vuol dire pietra, un nome comune dato a un pezzetto di roccia, apparentemente inerme e insignificante ricciolo della Natura da ignorare, o da gettare sul pelo d’acqua sul lago per gioire dei 5 salti che fa…

MARIA FRANCESCA MAGNI

1 commento su “Sulla strada per l’Alpe un tesoro del Paleolitico? Forse”
  1. Bell’articolo, si vede che a Esino, con il vostro bel Museo, vi siete appassionati alla Preistoria ! A parte gli scherzi, penso che i reperti trovati da Francesca siano interessanti. Anch’io conservo una pietra lavorata un po’ rozzamente che secondo me era un coltello della Preistoria. In Valsassina si possono fare ritrovamenti davvero importanti, non solo sui fossili. Non sono d’accordo però sulla pietra rotonda, che è stata evidentemente lavorata. Come ho detto a Francesca, ne ho anch’io una uguale. La mia compianta suocera Guarisca la chiamava “palla di cannone”, e probabilmente aveva ragione. Si trattava di una palla lavorata per le colubrine e i cannoni del Cinquecento, che Francesi e Spagnoli, nella loro guerra per la conquista dell’Italia, utilizzavano nelle battaglie. In Valsassina evidentemente se ne trovano ancora: anche questo un reperto molto interessante ! Grazie Francesca !
    Enrico

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