Puo’ sembrare desueto o completamente fuori luogo parlare di un processo contro i lepidotteri,invece l’immaginazione visiva unità alla fantasia giudiziaria e alla  carenza di pregiudiziale, ha determinato nel piano di Chiavenna un processo arrivato a sentenza.

Documenti chiavennesi del Seicento narrano con serieta’, ma non senza sfumature di poesia, una vecchia storia curiosa, storia che nessuno e’ mai riuscito a spiegare.

Un opuscolo ha voluto farla conoscere

Processo ai lepidotteridi Luigi Guicciardi

Milano: La Martinella, 1949 (Milano: Gandolfi).

27 p.: ill: 24 cm

Il luogo del misfatto e’ il piano di Chiavenna, il fondovalle alluvionale della Valchiavenna attraversato dal fiume Mera,e situato a nord del lago di Mezzola.

E’ un area umida e agricola, presenta rari habitat fluviali, sostanzialmente con una vegetazione ripariale, con alberi cespugli e piante erbacee che amano l’acqua come i salici e gli ontani.

Mese di giugno “il sole si leva alle 4,30, tramonta alle 20.14, cosi’ si legge nel calendario. Fa caldo nella bassa valle del Mera. Nell’ora pomeridiana, Il soffio umido della breva giunge continuo dal sud, carezza snervante i castagneti di Gordona, scompaggina appena Il maggenco ancora alto nei prati di Mese, filtra tra le viuzze ombrose di Chiavenna, si insinua nei crotti, nei penerrati nelle case, e chi ne ha bevuto, sprofonda in un caldo torpore”.

Qui inizia nell’ora delle fate, il 25 giugno 1659,la causa contro i bruchi, comunemente dette gattane.

Un gruppo di nobili signori e’ convinto di trovarsi in lite con un’orda affamata di bruchi.

Sono in conflitto con gli interessi voraci delle popolari gattane, creature umili e brevi, ma incredibilmente invadenti e dinamiche.

La causa e’ radicata, seguono parecchie ispezioni sui luoghi oggetto del contendere

da parte dell’ufficiale giudiziario addetto all’intera giurisdizione di Chiavenna, ma non compaionobi bruchi.

Dopo varie udienze, dopo avere ascoltato solo i testimoni dell’accusa, si arriva a una placita sentenza che suona pressappoco cosi: fate la pace con i bruchi, date loro spazio vitale, un bosco ricco e tranquillo da valorizzare: in cambio, il vino, la polenta, e domani …splendide farfalle.

E’ una  sentenza che salva tutti quanti: la umanita’ in genere, come signora, nonostante tutto del creato; le autorita’ comunali come degne rappresentanti e tutelatrici degli interessi collettivi; l’autorita’ giudiziaria, che dopo tutto, ha esteso la sua giurisdizione persino alle controversie riguardanti i lepidotteri; gli avvocato di parte civile le cui conclusioni sono state parzialmente accolte, le gattane alle quali sono stati risparmiati provvedimenti drastici.

I nostri poveri bruchi hanno avuto la fortuna di non vivere al tempo presente dove sarebbero finiti in custodia cautelare in carcere, prima di una eventuale condanna definitiva.

L’utilizzo improprio della custodia cautelare anche in mancanza di prove effettive puo’ avere una durata complessiva che va da 2 a 6 anni a seconda della gravita’ della pena prevista.

Per i bruchi avrebbero forse concordato una pena di massima gravita’ quali eversori e nemici del genere umano?

Allegate seguenti immagini fotografiche:

Frontespizio dell’opuscolo Processo ai Lepidotteri.

Chiavenna, piazza Canton, oggi Pestalozzi, 1940. Photo credits: Studio Cesare Pezzini, Milano.

Citantur bruchi vulgo gattae (vengono menzionati i bruchi comunemente.note come.”gattae”). Disegno di G.M. Stoppani, Artegrafica Gandolfi – Milano, 1949.

Giancarlo Valera


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